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AA.VV.

 

Mia madre

era figlia unica

e altri 22 racconti

 

A cura di Marco Conti

 

2010

ISBN-13: 978-88-7536-266-9

pp. 190

cm 15x21

€ 16,00

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L'autore

Silvia Arrivabene    Paola Degiorgi    Renato D’Urtica    Donatella Lanza
Patrizia Marchetti    Mario Nardi    Ivana Nerva    Maura Rastellino

Cura, introduzione e prefazione di Marco Conti

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I testi

 

Prefazione, ovvero come è nata questa antologia

I ventidue racconti riuniti in questa antologia sono stati scritti durante i corsi di Scrittura Creativa che svolgo all’Università popolare di Biella (Upbeduca), che ha contribuito alla pubblicazione di questo libro: un istituto di cultura tra i più grandi di questo genere in Italia. Ogni anno arriva a circa 3000 iscrizioni. I miei studenti sono alcuni di meno e in tutta onestà se un giorno scoprissi di avere un’aula con più di venti persone comincerei a preoccuparmi. Non sono le lezioni affollate che mi spaventano ma l’idea di seguire passo a passo le varie redazioni delle prose e dei racconti che alcuni di loro producono, fortunatamente, in maniera copiosa fin dai primi mesi.
Gli autori (perché così si possono ormai chiamare, anche se per la maggior parte di loro questa è la prima pubblicazione), come gli iscritti, sono in gran parte autrici: un segno credo non casuale in una società in cui il romanzo sarebbe un genere derelitto se non ci fossero le donne a saccheggiare le librerie. Ma questo è un tema complesso che non riguarda questa prefazione. Dirò allora che la maggior parte delle narrazioni qui riunite sono nate nell’ambito dell’anno accademico 2008-2009 quando ho voluto occuparmi del romanzo soggettivista e di quelle che si potrebbero chiamare le varie “scritture dell’io”. L’avvertenza rivolta a tutti era che non si sarebbe fatta della memorialistica e che avremmo privilegiato l’autenticità di una narrazione rispetto ad una prosa semplicemente sincera, adagiata cioè su una tranche de vie più o meno interessante ma preoccupata di registrare gli avvenimenti accaduti. La ricombinazione e persino invenzione del proprio vissuto doveva avere la meglio sulla scrittura diaristica. Allo stesso modo passato e presente, vita familiare e storie ascoltate per caso, proiezioni della propria esperienza in termini distanti da quelli vissuti, avrebbero portato ognuno a scrivere più liberamente.
A fine anno mi ero reso conto che l’esperienza aveva avuto successo, che indossando una maschera (spesso la soggettività di un personaggio), o sollecitando uno straniamento dell’ambiente narrativo, alcuni scrittori si liberavano delle preoccupazioni consuete, si avvicinavano persino a modi e toni mai frequentati. Altri avevano invece seguito strade diverse ma ugualmente produttive.
Finalmente scoprivo che avevamo a diposizione non più un quaderno di esercizi ma una narrativa compiuta con temi e modi che, talvolta, possedeva persino una qualità più convincente rispetto a ciò che capitava di leggere su riviste, rivistine e prime edizioni con placche e caratteri dorati per le vetrine e l’occhio un po’ puerile del cosiddetto “mercato”.
L’idea di partenza si era franta e moltiplicata in altre idee, in altre esperienze narrative consentendo a molti di trovare la propria voce, o perlomeno, la voce di cui avevano bisogno in quella fase del loro percorso.
Gli autori che riunisco sono otto. In un caso – forse il più eclatante – si può purtroppo parlare di una scrittura interrotta. L’antologia si apre con quattro racconti di Patrizia Marchetti che un attacco cardiaco ha stroncato mentre scriveva quello che, credo, sia il racconto più bello che mi sia capitato di leggere durante i miei corsi. Patrizia aveva imboccato un sentiero in salita: quello del racconto in prima persona annodato ai ricordi. Mia madre era figlia unica nasce da una esercitazione in cui avevo chiesto di rovistare nei propri album fotografici e prelevare quell’immagine che avrebbe forse fatto scaturire una storia o almeno un’idea. La qualità dello stile, semplice e preciso nelle immagini e nelle scelte come in un racconto del suo amato Carver, mi aveva subito impressionato. Come lettore avevo voglia di leggere il seguito. Le chiesi così di continuare e quello che si può leggere in queste pagine è l’esito e il miglior commento dei miei auspici. Con Carver, Patrizia chiosava: «Niente trucchi da quattro soldi». E qui di trucchi, di espedienti narrativi, non ce ne sono. Come non ci sono seduzioni calligrafiche, arabeschi e furbizie. C’è la solidità di una scrittura così decantata e conficcata nell’esperienza che, personalmente, ad ogni rilettura torno ad avvertire l’eccezionalità di un caso, di una parabola incompiuta. Non tanto per quello che si profilava essere almeno un racconto lungo (altri suoi racconti qui presenti sono notevoli sotto ogni punto di vista) ma perché Patrizia Marchetti avrebbe dovuto continuare a scrivere.
Nel suo complesso l’antologia rispecchia l’eterogeneità della narrativa italiana contemporanea: con itinerari divergenti, con occasionali contaminazioni di generi. Nel caso di Donatella Lanza la scrittura ha registri che trascolorano dalla pochade grottesca di Tango moldavo a racconti in cui i tratti, a volte caricaturali, dissimulano il tema della polverizzazione dell’identità sociale (la follia, l’abbandono) e della frammentazione di quella individuale; soggetto che Donatella Lanza coglie attraverso personaggi estremi, con una “voce” che narra, impassibile, quasi estranea, il timbro emotivo della scena.
Intorno ad un solo movimento narrativo, come un’immagine perlustrata in tutti i suoi contorni, si svolge il racconto di Paola Degiorgi. La misura e la grazia breve della sua pagina nascono dalla tensione altissima di una prosa a cui non sono estranei lo slancio e la densità della poesia o – se si preferisce – l’assunzione della parola (La settimana enigmistica) come motivo conduttore intorno al quale si dispone lo spartito del racconto.
Renato D’Urtica (il solo autore tra quelli presenti in questo libro che abbia già variamente pubblicato con questo pseudonimo) rappresenta nell’antologia un altro “caso”. La sua versatilità porge al lettore sia una misura intimista, breve e intensa come avviene nei racconti Il motorino e Strada vuota, sia una narrazione che al contrario si coniuga con i generi (un noir fortemente radicato nelle patrie lettere, non privo di spunti umoristici) e tende al romanzo per quanto, in questi racconti (faccia fede Porte scorrevoli) la dimensione prescelta sia quella di una sola maschera narrativa che tutto traguarda e definisce nella propria sensibilità.
Maura Rastellino scrive con i toni leggeri e disincantati della commedia che cerca le seduzioni del gioco narrativo, l’intarsio dell’equivoco, il ritmo di un dialogo scoppiettante e piacevole come in Qui pro quo. Qualcosa di simile accade anche nelle vite raccontate da Ivana Nerva e Mario Nardi. Nelle pagine della prima, sono i “caratteri” che scrivono il percorso narrativo su un palcoscenico di figure svelte, di profili intinti nell’estro dell’aneddoto, come nel breve Jogging; la prova successiva, L’erba del vicino, si avvale ugualmente di un simile registro lasciando però alla terza persona il compito di inventare un microcosmo ripiegato su se stesso, lieve e buffo. Tratti leggeri e caricaturali si evidenziano anche nella vicenda ironica e falsamente sentimentale di Numeri dispari di Mario Nardi, mentre nel suo successivo omaggio a Queneau (Eli nel metrò. Omaggio a Q.) il divertimento della parola, tra dialetto e invenzione, tra gergo generazionale e atto gratuito, ha la meglio su ogni altra nozione.
Chiudono l’antologia due racconti di Silvia Arrivabene la cui immediatezza di stile è un controcanto originale e vivo al tema della follia e dell’emarginazione. La narratrice non chiosa e non giudica: lo sguardo della protagonista recensisce con grazia, schizza con un solo tratto veloce le voci e le ombre che trascorrono sulla pagina. L’ultimo titolo, La malattia della leggerezza, dice positivamente qualcosa anche di questa tersa, piacevole miniatura.


                                                                                                                 m.c.

 

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Patrizia Marchetti
Mia madre era figlia unica
Wolfgang
La panchina
Feng Shui

Donatella Lanza
Tango moldavo
Selezione naturale
L’amore barbaro
Il volo

Paola Degiorgi
La settimana enigmistica
La cercatrice di parole
Ipotenuse

Renato D’Urtica
Il motorino
Strada vuota
Metodo e precisione
Porte scorrevoli

Maura Rastellino
Il viaggio segreto del dottor Ginotti
Qui pro quo

Ivana Nerva
Jogging 163
L’erba del vicino

Mario Nardi
Numeri dispari
Eli nel metrò. Omaggio a Q.

Silvia Arrivabene
Al di là del muro
La malattia della leggerezza

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