i libri

Silvia Bastianelii

 

Magicland

Il libro dei libri

 

2009

ISBN-13: 978-88-7536-237-9

pp. 200

cm 15x21

€ 15,00

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L'autore

Silvia Bastianelli nasce nel settembre del 1969 a Perugia. Si sposta a Roma dove si diploma alla Scuola Magistrale. Entra nel mondo del lavoro facendo la comparsa in varie trasmissioni e film. Lascia Roma a 24 anni per trasferirsi negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove vive per altri otto anni occupando il suo tempo in vari campi e collezionando esperienze tra le più singolari, conoscendo personaggi come Mickey Rourke, Arnold Schwarzenneger e altri.
Tornata in Italia partecipa a vari concorsi letterari ricevendo buone critiche. Appassionata di letteratura per ragazzi, scrive il fantasy Magicland. Il libro dei libri, il suo romanzo di esordio.

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I testi

 

Steve ha sedici anni e vive con gli zii in Canada. Lui non sa, uscendo di casa quel fatidico giorno, di non dover appoggiare la sua bicicletta su quel masso all’entrata del bosco, non sa che il cuore del mondo è nelle sue mani, né che solo lui e tu, proprio tu che stai leggendo, dovrete inseguire orizzonti irraggiungibili. Steve non sa che Magicland lo vuole ad ogni costo e che solo sfogliando le sue pagine troverà la forza di vivere la sua strepitosa avventura.

 

* * *

 

[...]

Stavo sistemando il quarto scaffale in magazzino quando mi ricordai che nella serata di quel martedì 13 Marzo, avevo un appuntamento con Jenny; una ragazza mai vista prima, che decisi di portare fuori sotto le continue insistenze di zia Emily che volendomi vedere sistemato, ogni tanto organizzava incontri con figlie e nipoti del vicinato. Non ebbi mai il coraggio di rifiutare questi suoi gentili pensieri, e non riuscii mai a spiegarle che avrei benissimo potuto gestirmi da solo certe uscite.
Era la volta della figlia del fioraio che, forse, mi avrebbe regalato ore liete e, sicuramente, i più vasti pettegolezzi. Presi la bicicletta e cominciai a pedalare verso il centro; passeggiando all’ora del crepuscolo mi ritrovai, come spesso accadeva, a vaneggiare ad occhi aperti. Le giornate si erano ormai allungate ed il sole era abbastanza caldo, almeno durante il giorno, per fondere la neve sui versanti meridionali dei monti e lo spettacolo che presenta la primavera avanzando irresistibilmente tra i boschi è, a quell’ora, pressoché sbalorditivo.
I campi sono invasi da fiori e da migliaia di insetti; per non parlare di quelle tavole imbandite di farfalle, attirate da ogni parte da tutti quei diversi profumi e quegli aromi segreti. Un osservatore paziente come me è ricompensato dalla bellezza dei colori e dalla moltitudine infinita delle forme, che sfuggono invece alla maggior parte delle persone che si trovano per pura coincidenza a passare vicino. Ma non era il mio caso visto che anche quella volta lasciai riposare la bicicletta appoggiata al suo cavalletto, sul ciglio della strada, e mi gettai su quel prato infestato di tanta natura.
Quando ero bambino, all’orfanatrofio, lessi su qualche libro che le farfalle esistono per rallegrare l’uomo con la loro bellezza. Anche se questa spiegazione non era a quei tempi soddisfacente fui invece in quell’occasione pienamente d’accordo.
Contemplavo quel prato rigoglioso e mi dirigevo verso quella boscaglia bruna, più in là, nel mezzo della vallata, soffermandomi a pensare quanto dall’alto quella macchia più scura potesse essere interessante e bella.
Ma furono le farfalle a colpirmi: quel loro volare rapido a zig-zag mi coinvolse più del dovuto e cominciai a seguirne una.
Era un vero gioiello! Le ali erano di un nero vellutato, ravvivato da macchie viola con il bordo continuo giallo; il fascino maggiore veniva da una striscia rossa che si staccava sul fondo nero nelle ali superiori, mentre nella parte sottostante, giochi di colore finivano sfumando verso l’interno. Ero come estasiato da tanta bellezza che sembrava attirarmi nel suo elegante volo; solo vedendo che svolazzando, a volte rallentava la sua velocità poggiandosi qua e là sulle rocce, capii che quella farfalla voleva portarmi con sé. E allora iniziai a correre per quel campo e le farfalle aumentavano sempre più. Non si potevano più contare.
Fino a quando non mi ritrovai immerso solo dal fruscio di quelle mille ali che sbattevano, e mi resi conto che in tutto quel movimento c’era qualcosa che la ragione non poteva spiegare: nuovamente mi stava capitando un’avventura incredibile, ma a differenza delle altre volte, ero cosciente, almeno fino a quel momento, e volevo rimanerci ad ogni costo, per vivere quella storia. Quei mille e mille insetti mi giravano intorno vorticosamente ed io affascinato e sconvolto li osservavo in tutto il loro splendore: non vidi mai più tanti colori tutti insieme come quel giorno. Erano chiare con macchie scure o viceversa e in alcune le tinte formavano stranissimi disegni.
Non sapevo più dove guardare.
Poi tutto d’un tratto si inserirono una dietro l’altra formando una lunga e vibrante fila variopinta; volarono a zig-zag, aspettando a volte tentennanti il mio sguardo, e agevolmente si diressero verso il bosco. Ed io dietro a loro, dimenticai il mio appuntamento, la mia bicicletta, e il resto del mondo.
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