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Silvia Bastianelli nasce nel
settembre del 1969 a Perugia. Si sposta a Roma dove si
diploma alla Scuola Magistrale. Entra nel mondo del lavoro
facendo la comparsa in varie trasmissioni e film. Lascia
Roma a 24 anni per trasferirsi negli Stati Uniti, a Los
Angeles, dove vive per altri otto anni occupando il suo
tempo in vari campi e collezionando esperienze tra le più
singolari, conoscendo personaggi come Mickey Rourke, Arnold
Schwarzenneger e altri.
Tornata in Italia partecipa a vari concorsi letterari
ricevendo buone critiche. Appassionata di letteratura per
ragazzi, scrive il fantasy Magicland. Il libro dei libri,
il suo romanzo di esordio.
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Di solito, quando si tratta
di classici - come è ormai pacifico considerare anche
quest’opera singolare di Gibran - le traduzioni sono
numerose e Il Profeta non fa eccezione.
Vorrei dare perciò una mia risposta non rituale alla
rituale, anche se legittima domanda: “C’era bisogno di una
nuova traduzione?”
La mia risposta è: sì. E aggiungo, paradossalmente: quando
si parla di classici, c’è sempre bisogno di una nuova
traduzione. Anzi, più traduzioni ci sono, meglio è.
Infatti, tradurre non significa mettere una parola al posto
di un’altra. Tradurre vuol dire capire. E capire, anche
etimologicamente vuol dire “prendere in sé”. E allora ciò
che si prende in sé non si può più restituire uguale: perché
esso, per definizione, è passato attraverso tutta la storia
della nostra vita, attraverso la nostra educazione, la
nostra sensibilità, la nostra emozione. Quando si tratta di
poesia, poi, si tratta di un fenomeno di “comunicazione” tra
l’autore e il traduttore, che va ben oltre la parola (la
parola muore, non appena detta, ricordava Emily Dickinson,
poeta grande) e che si restituisce, ogni volta, carica di
nuove linfe, ad una nuova generazione di lettori.
[...]
Pier Luigi Amietta
* * *
La Gioia e il Dolore
Allora una donna domandò: parlaci della Gioia e del Dolore.
Ed egli rispose:
La vostra gioia e il vostro dolore non dissimulatelo.
E il pozzo dal quale il vostro riso sgorga molte volte fu
riempito dalle vostre lacrime.
Come potrebbe essere altrimenti?
Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia
potrete accogliere.
La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa
che fu cotta nel forno del vasaio?
E non è forse il liuto che accarezza il vostro animo, il
legno stesso svuotato dal coltello?
Quando siete lieti, scrutate nel fondo del vostro cuore e
scoprirete che è ciò che ieri vi rattristava a rendervi oggi
felici.
E quando siete tristi, guardatevi in cuore e vi accorgerete
che state piangendo per quel che fu la vostra gioia.
Tra voi alcuni dicono: La gioia prevale sul dolore; altri
dicono; No, è il dolore che prevale.
Ma io vi dico che essi non sono separabili.
Insieme essi giungono, e se l’uno siede alla vostra mensa,
l’altro, ricordatelo, dorme nel vostro letto.
In verità siete bilance, oscillanti tra la gioia e il
dolore.
Solo se foste vuoti sareste in equilibrio e immobili.
Quando il gioielliere vi solleva per pesare l’oro o
l’argento, in voi a vicenda gioia e dolore dovranno alzarsi
o ricadere.

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