i libri

Fiorella Gastaldo

 

Laggiù, oltre

il filare di pioppi

2008

ISBN-13: 978-88-7536-194-5

pp. 92

cm 15x21

€ 11,00

 

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Fiorella Gastaldo è nata a Castelletto d’Orba nel 1957. Attualmente vive a Casalcermelli (AL.

Laggiù, oltre il filare di pioppi è la sua opera di esordio.

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I testi

 

Era gente di cascina, niente a che fare con loro del paese, c’era una bella differenza! I paesani assumevano nei confronti dei cascinai lo stesso atteggiamento di superiorità che subivano dai villeggianti che amavano invadere il paese con l’arrivo della bella stagione.

I “signori” di Genova avevano fatto di quel paese un loro feudo e si comportavano da autentici padroni occupandone ogni angolo con la loro invadente e qualche volta poco gradita presenza.

- “Signori” si fanno chiamare ma se li rivolti a testa in giù dalle tasche non esce un centesimo! - brontolava il popolo una volta tanto unito ma tant’è, con o senza soldi, i genovesi la facevano da padrone.

Rosa non li digeriva proprio ed era sempre in guerra aperta con il consorte con il quale gestiva un’osteria.

Lui era una gran testa quadra che nutriva per i cittadini una vera e propria venerazione o almeno, così lasciava intendere: non era facile capire cosa pensasse davvero Pinin.

- Son loro che ci danno da mangiare, ignorante di una ignorante! - sbottava alle lamentele di Rosa che tanto continuava a lamentarsi anche perché quando la sera apriva il cassetto del bancone dopo una giornata di lavoro e trovava solo pochi spiccioli non riusciva a non andare fuori dalla grazia di Dio!

- Oh Pinin i tuoi signori hanno ancora i puffi dell’anno scorso che te li pagano quando nevica rosso! - ribatteva lei che i conti li sapeva fare bene ed ogni volta aveva un travaso di bile.

- Ricordati che i foresti fanno bene all’osteria, testona! E poi non stanno mica lì tutto il giorno a giocare a cirulla e basta! Bevono, consumano! - ribatteva Pinin.

- Oh quello è vero, bevono, consumano... ma non pagano, ecco lì! Va più uno dei nostri che beve due bicchieri in tutto il giorno e qualche volta paga che dieci di quei “signori” che son solo buoni a dire “marchi eh, Rosa, marchi tutto!” ed io marco, marco ma non smarco mai! - chiudeva lei, furiosa.

Ah se quel testa di Pinin avesse lasciato fare a lei!

- Avremmo i soldi da stare bene, tranquilli, ecco! Mica si dice di rubare alla gente, Dio mi liberi dal pensiero, ma se solo avessimo quello che ci spetta! Ed invece ce li facciamo mangiare e bere dagli altri. E Pinin, piuttosto che chiedere un soldo che gli viene sacrosanto, piuttosto non mangia lui! Oh che cervello! - e Rosa si dannava l’anima brontolando tra sé, tanto Pinin non sentiva ragioni.

- Vai a fare da mangiare te che ai clienti ci penso io che queste cose qui lo so come si trattano! -, e Rosa, con un’alzata di spalle, si stringeva nella giacchettina nera e tornava alle sue pentole fumanti di minestrone.

Oh il minestrone della Rosa! Era decantato dai fedeli villeggianti più dell’acqua di zolfo, quella che puzza di uovo che puzza ma che fa tanto bene ai reni.
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