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Giovanna Gandiglio nasce a Genova nel 1921. Ha
cominciato a scrivere racconti di atmosfera gotico-fantastica nel 1996.
Tra le sue novelle inedite La maschera e il volto,
L’immagine spezzata, La
tenda azzurra. In «Prima persona», n. 9,
2002, viene citato il suo Diario di una bambina degli anni 30.
In «Scriptions», n. 16, appare un breve saggio
critico di Marco Ercolani, dal titolo Una tonalità
scura, dedicato ad alcuni suoi racconti. Ha scritto pagine
autobiografiche sui cinematografi genovesi della sua giovinezza.
La notte e la luce è il
suo primo libro.
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Una donna chiamata Nina
5.
L’indomani mattina ci alzammo abbastanza
presto.
Riccardo desiderava essere la mia guida, per mostrarmi le bellezze
della città che amava.
«Davvero non sei mai stato a Venezia?» mi chiedeva
incredulo e sorridente.
«Ho sempre studiato per diventare un buon medico»
risposi. «Mi mancava il tempo per concedermi delle
distrazioni».
«Quando eri libero, nelle giornate di festa, dove
andavi?».
«Rimanevo in casa a studiare, o andavo in biblioteca per
delle ricerche».
«E le ragazze?» sorrise malinconicamente Riccardo.
«Sono molto attraenti, ma finora non ho avuto il tempo di
dedicarmi a loro».
«Eppure, con il tuo fisico, quante conquiste potresti
fare…» mormorò quasi a se stesso
Riccardo.
Camminammo in silenzio per qualche minuto, presi dalla giornata fresca
e primaverile che ci circondava. Venezia era bella e perfetta. In ogni
angolo dei vicoli o delle piazze pareva sbucare una dama in crinolina
accompagnata da un cavaliere di altri tempi. Il suo passato di
maschere, di mantelli scuri, di notti buie, sembrava venire incontro al
mio sguardo, privo di ombre e ricco di mistero.
Entrammo in un bar, che all’inizio mi parve familiare.
Restammo in piedi, ordinando due caffè. Fu in quel preciso
momento che chiusi gli occhi mentre la testa mi girava. Il bar era
scomparso, come inghiottito da qualcosa di misterioso. Al suo posto
c’era un ristorante, molti tavoli, molti avventori. Donne
sedute che con eleganza portavano il cibo alla bocca, mentre i
camerieri giravano indaffarati da un tavolo all’altro. Sapevo
anche il nome del ristorante Il ventaglio.
Quando aprii gli occhi ero seduto sulla sedia mentre Riccardo cercava
di farmi bere qualcosa di forte.
Io lo guardai stupito.
«Ti girava la testa e ti ho aiutato a sederti» mi
spiegò Riccardo. «Temevo svenissi, forse il caldo,
la stanchezza…».
Mi guardai attorno. Ero di nuovo nel bar insieme al mio amico. Cosa mi
stava accadendo? Per la prima volta cominciai a preoccuparmi.
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