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i libri

Giovanna Gandiglio

 

La notte e la luce

2008

ISBN-13: 978-88-7536-174-7

pp. 64

cm 15x21

€ 10,00

 

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L'autore

Giovanna Gandiglio nasce a Genova nel 1921. Ha cominciato a scrivere racconti di atmosfera gotico-fantastica nel 1996. Tra le sue novelle inedite La maschera e il volto, L’immagine spezzata, La tenda azzurra. In «Prima persona», n. 9, 2002, viene citato il suo Diario di una bambina degli anni 30. In «Scriptions», n. 16, appare un breve saggio critico di Marco Ercolani, dal titolo Una tonalità scura, dedicato ad alcuni suoi racconti. Ha scritto pagine autobiografiche sui cinematografi genovesi della sua giovinezza.
La notte e la luce è il suo primo libro.

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I testi

 
Una donna chiamata Nina

 

5.

 

L’indomani mattina ci alzammo abbastanza presto.
Riccardo desiderava essere la mia guida, per mostrarmi le bellezze della città che amava.
«Davvero non sei mai stato a Venezia?» mi chiedeva incredulo e sorridente.
«Ho sempre studiato per diventare un buon medico» risposi. «Mi mancava il tempo per concedermi delle distrazioni».
«Quando eri libero, nelle giornate di festa, dove andavi?».
«Rimanevo in casa a studiare, o andavo in biblioteca per delle ricerche».
«E le ragazze?» sorrise malinconicamente Riccardo.
«Sono molto attraenti, ma finora non ho avuto il tempo di dedicarmi a loro».
«Eppure, con il tuo fisico, quante conquiste potresti fare…» mormorò quasi a se stesso Riccardo.
Camminammo in silenzio per qualche minuto, presi dalla giornata fresca e primaverile che ci circondava. Venezia era bella e perfetta. In ogni angolo dei vicoli o delle piazze pareva sbucare una dama in crinolina accompagnata da un cavaliere di altri tempi. Il suo passato di maschere, di mantelli scuri, di notti buie, sembrava venire incontro al mio sguardo, privo di ombre e ricco di mistero.
Entrammo in un bar, che all’inizio mi parve familiare. Restammo in piedi, ordinando due caffè. Fu in quel preciso momento che chiusi gli occhi mentre la testa mi girava. Il bar era scomparso, come inghiottito da qualcosa di misterioso. Al suo posto c’era un ristorante, molti tavoli, molti avventori. Donne sedute che con eleganza portavano il cibo alla bocca, mentre i camerieri giravano indaffarati da un tavolo all’altro. Sapevo anche il nome del ristorante Il ventaglio.
Quando aprii gli occhi ero seduto sulla sedia mentre Riccardo cercava di farmi bere qualcosa di forte.
Io lo guardai stupito.
«Ti girava la testa e ti ho aiutato a sederti» mi spiegò Riccardo. «Temevo svenissi, forse il caldo, la stanchezza…».
Mi guardai attorno. Ero di nuovo nel bar insieme al mio amico. Cosa mi stava accadendo? Per la prima volta cominciai a preoccuparmi.
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