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La dittatura delle lettere
maiuscole
sciolto
nei formalismi delle lettere maiuscole,
passeggiamo
su bolle di imbarazzo
nel solito cerchio del niente.
i numeri
picchiano i colori
i colori
sono gatti sfuggenti.
Inciampo
tra i piedi degli spettri.
guardo
gli uccelli senza umore di casa mia:
cantano nella pioggia
cantano nella nebbia,
cantano
e questo già basta.
aprile
009
* * *
Banchine di crema
un treno in pensione
posteggiato nel Padre universo,
dove vivo
casa
senza puzzo di chiesa / chiodi / cristi
perso
tra binari d’asfalto,
nella luce
giallo crema
di banchina.
il grosso malinteso dello spostarsi
restando
immobili
qui mi è chiaro.
l’azzoppato che licenzia il bastone
il muto che bestemmia
il folle di Marradi sereno nel sereno,
questo cerco
aprile
008
* * *
da La politica delle nostre
vite
Anticipare la propria rovina in
versi: essere poeti.
Perché credere nella democrazia?
Il fatto del tuo esistere è il risultato della dittatura di una voglia oscena
accolta in eguale carne oscena.
È da lì che sei venuto: da una dittatura.
A centro notte, quando ricerco una
penna o una matita, si amplifica la mia parentela con l’uomo delle caverne. Un
uomo a cui hanno sostituito la clava con la penna.
È questo il mio progresso?
Morire meno stupidi di quando
nascemmo. Morire meno stupidi dei nostri padri, morire meglio. Era questo tutto
l’affanno.
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