i libri

Silvano Cabella

L'impiegato

e il centurione

come il volo di un gabbiano

2007

ISBN 978-88-7536-127-3

pp. 192

cm 15x21

€ 15,00

 

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L'autore

Silvano Cabella, dirigente aziendale, è appassionato di golf e di letteratura.
È stato membro del Comitato Lions per Genova Capitale Europea della cultura 2004.

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I testi

Era una calda giornata genovese dell’estate duemilaquattro.
Camminavo a passo svelto, con la cartellina dei documenti sotto il braccio. Ero in ritardo. Stavo attraversando la strada quando mi sento sfilare la cartellina e contemporaneamente, come se mi girasse la testa, perdo il contatto con la strada, sono sollevato da terra.
E poi... una gran botta... una sirena... una corsa disperata dell’ambulanza... la fine.
“Chi siete?”
“Io sono Giulio Varisco, nato a Libarna sotto il consolato di Claudio imperatore, l’anno settecentonovantanove dalla fondazione di Roma e lui è Meny di Tebe”.
“Un romano? Un egiziano?”, domandò con stupore. “Io sono Giuliano Visco, nato a Serravalle Scrivia nel millenovecentoquarantasei. Non sono importante. Non sono un soldato. Ma la vita di uno qualunque potrebbe essere meno interessante di quella di un condottiero?”
“Ognuno di noi”, intervenne Giulio, “ha combattuto con il proprio destino una guerra senza speranza e senza gloria, la cui storia è affidata soltanto al labile filo della memoria. Ho guardato senza desiderio e senza speranza la morte, questa meta unica a cui convergono le infinite strade degli uomini come le vie consolari da ogni parte dell’impero convergono a Roma”.
“Se ricordo bene Roma è stata fondata nel settecentocinquantatre avanti Cristo, per cui tu, Giulio, saresti nato quarantasei anni dopo Cristo, vale a dire millenovecento anni esatti prima di me”.
Per Giuliano lo stupore era enorme, ma per gli altri Giuliano era l’amico di sempre.
“Caro Giuliano, ne sono passati di anni, di secoli direi, e la storia si ripete continuamente. Cambiano gli attori, ma le motivazioni e gli scenari sono sempre gli stessi.
Cominciamo con calma. Tu hai perso la vita per colpa di un motociclista indisciplinato, si dice, ma la tua cartelletta dei documenti è sparita.
Io sono stato ucciso mentre, come corriere delle poste imperiali dell’imperatore Domiziano, recavo un messaggio importante. Anche la mia pergamena non fu trovata: spionaggio industriale il tuo, spionaggio commerciale il mio. Che poi sono la stessa cosa”.
“Tra i miei documenti commerciali c’era anche una relazione top secret riguardante la pietra della verità”, precisò Giuliano. “E tu Meny?”, domandò.
“Io sono nato in Egitto nel sedicesimo anno di regno del Faraone Sesostri Terzo, vale a dire nel 1854 avanti Cristo, esattamente millenovecento anni prima di Giulio. Sono stato assassinato mentre mi recavo dal Faraone e le mie pergamene non sono mai arrivate al destinatario”.
“Ehi ragazzi, ma sono passati quasi quattromila anni, tremilaottocento per la precisione!”
Tobi arrivò trafelato sulla soglia del Paradiso. Frenò all’ultimo minuto, come era solito fare al termine delle sue corse irruente. Perse l’equilibrio e si accoccolò sulle zampette posteriori.
Mentre si guardava attorno fu pervaso da una intensa sensazione di benessere.
In uno spazio brevissimo era passato dal dolore, dalla fatica di tirare anche un breve respiro, dalla paura del vuoto assoluto ad un senso totale di leggerezza. Tanto che si chiedeva se era diventato una piuma piuttosto che un vecchio cane da tartufi convertito alla vita di cortile.

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