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Ma a chi, se non ai poeti,
spetta ancora l’autonomia della parola, l’invenzione di
forme di pensiero che possono anche germogliare nuove
condizioni di vita collettiva? Se ai politici di mestiere
sembra non toccare più nulla se non l’amministrazione
dell’esistente e la trasformazione della strategia storica
in tattica elettorale (l’una e l’altra, peraltro, materie in
cui la sinistra italiana non è risultata particolarmente
versata...), tocca allora al poeta essere profeta dello
scandalo, fool che sotto la patina della leggerezza
(cosa c'è di più leggero delle parole al vento della
poesia?) può schiaffeggiare l'ipocrisia dei forti, può
additare la nudità del re e tentare di ridestare le
coscienze, assopite da un metodico attentato alla conoscenza
e al senso critico. Così Nadia Cavalera, dopo aver
richiamato l’attenzione degli «uomini incerti dai ciechi
passi lenti a cercar la salvezza», affinché liberino
«gl’occhi da prosciuttaggini e salamine» e si rendano conto
della barbarie in cui è precipitata la nostra società,
traccia con un tono beffardo una propria teoria, che riparta
appunto da una ridenominazione delle categorie più abusate,
cominciando da quella di politica, da sostituire con quella
di «astutica», ovvero l’arte della convivenza fra gli uomini
dell’asty, il luogo basso del popolo autonomo e
laborioso, contrapposto alla polis, cioè la
roccaforte abitata «dal ricco potente fannullone già
sfruttatore». Da ciò discende la seconda invenzione
linguistica, quella della «ergocrazia», cioè «potere al
lavoro», al posto di una democrazia ormai «inflazionata
svuotata / troppo stravolta bacata di orrendi tradimenti
caricata».
Daniele Maria Pegorari
* * *
L'astutica ergocratica
Uomini incerti dai ciechi
passi lenti a cercar la salvezza
gagliardi scattanti furbetti
globali a precipitar nella monnezza
liberate gl’occhi da
prosciuttaggini e salamine
guardate come siamo ridotti (:
genti cretine in pura ebbrezza schifezza)
femmine omologate scosciate
dentro sfregiate fuori tutte tirate siliconate
giovani bambini mort’ammazzat’arrotati
drogati stuprati
pezzi di ricambio per
gl’altolocati
hanno un futuro precario che
sgocciolano mese per mese come un rosario
maschi preoccupati solo di
vanità superbi interpreti d’un penoso varietà
senza giustizia uguaglianza la
libertà dell’economica parità
solo macabro olio di sansa
sudditanza della maggioranza
mentre l’aria brucia intorno
insieme al mondo di terra
ch’andava preservato
sommo bene per i viventi da
lontano congegnato
ai politici politicanti in
carta bianca mollato
quest’intorno contorno voila è
il godurioso risultato...
... E se oggi sono qui in
questa piazza di carta
amici retrivi è per la
speranza incartapecorita
che si possa ancora cambiare
questa nostra vita
così m’associo anch’io al
tormentone di stagione
e mi candido all’ambita
direzione del partito democratico di prossima fondazione
posizione per la verità già da
millenni superata
ma per ora nello sfacelo
generale sembra la più avanzata
Non va infatti dimenticato che
politica
e
democrazia
hanno nell’origine del nome la
loro irreparabile irreparata perversione
Che la
polis
tanto osannata era la parte alta del greco agglomerato
quello abitato dal ricco
potente fannullone già sfruttatore
che da inventore regio simulò
la prodigazione e nominale estensione
all’astu
laborioso ai suoi frigidi sterili piedi
per potergliela mettere bene
in quel cantone
a chi liberamente in pianura
per campare
non aveva alcun bisogno della
sua intermediazione imposizione
(: era mercante agricoltore
pescatore comunque autosufficiente autonomo lavoratore)
Quanto al
demos
d’Atene poi è collana di pene altro che
crazìa
popolare
senza donne schiavi e meteci a
governare erano i soliti proci
col codazzo d’un consenso di
grande strombazzo imbarazzo
(: la storia è penna dei
vincitori testimoni spergiuri sicuri)
e la rabbia il dolore la
sopportazione erano senza locuzione di continuità
per i più di quell’antichità
futura ad annichilirsi
nella canzone piramidale
attuale con i pochi privilegiati in alto a comandare
(: guai a farglielo notare) e
la maggioranza usata bistrattata sfruttata ad oltranza
La politica democratica amici
miei di pazienza rei è stata finora sempre e solo demagogia
favola finta inconsistente
fata morgana metropolitana mondana
e chi ci ha veramente creduto
non è sopravvissuto (: vedo Gandhi Martin Luther King... e
in Italia un’oscura lunga lista nera...)
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