i libri

Paola Sinopoli Bagnasco

 

L'Eterno Ritorno

 

ISBN-13: 978887536446-5

2020

pp. 52

cm 12x21

€ 12,00

L'autore

I testi

Recensioni

Riconoscimenti

Dello stesso autore

 

Acquista on line su:

9

9

 
L'autore

Paola Sinopoli-Bagnasco nasce e vive a Genova. Dopo una breve parentesi professionale inizia a coltivare diversi interessi, fra cui la gemmologia, la musica, la lettura di saggi e romanzi storici e di fantascienza, e non da ultimo la poesia. Vince vari premi, tra cui secondo classificato Premio internazionale “Tito Casini” (Firenze, 1997); primo classificato Premio d’Arte Pieve (Novi Ligure, 1997-98); quarto classificato Premio letterario internazionale “Omaggio a Pirandello” (Roma 1997).
Alcune sue composizioni compaiono su «Agenda Poetica» (Joker, Novi Ligure 1998), «Letteratura e tradizione» n. 15 (Pesaro, gennaio 2001), nel sito dell’editrice Vico Acitillo, a cura di Antonio Spagnuolo, e nella raccolta Faville - Poesie 1988-1998, pubblicata dal Centro d’Arte Pieve (edizione fuori commercio).

0

I testi


Una nuova testura pretende una nuova lettura. Con i miei PreSocratici e Nietzsche, con le mie Avanguardie e Neoavanguardie e PostAvanguardie di poietiche e di messaggi pluriculturali, m᾿indirizzo a L’Eterno Ritorno di Paola Sinopoli Bagnasco. Non vi sía agro diverbio nel córso del lèggere, quando è da esigere, in occorrenza di lettura, la diafanità del Lèggere. A mio riguardo, con-sidero un libro nuovo: ¿che c’è di nuovo? ciò premesso, si vada al nostro dunque. Discorrendo con l’autrice ci si è concordati che «l’eterno ritorno» del titolo della Raccolta è l’apparire del
μῦθος sotto molteplici vesti. E, il mito, lo si sa, secolare che è, ama incarnarsi storicamente, di volta in volta, nella pluralità della maschera, continuum di maschera e, nuova e diversa maschera. Nella radicalità quale “principio” della Nostra, è pathos. La lettura cerca, tenta, si affida a rimembranze di Nomi: in Ritorno a Tycho: «Ora, / siamo tornati / a Tycho, / sale alla mente / l’eco di passi sonori / su altri selciati. / Qui godiamo / metalli puliti; / diversi i rumori, / i colori, le essenze. // Non giú, / non serve andare / a un fangoso pianeta, / ma riposare, restare, / cullarsi / in questo universo / di luci di sogno, / e sognando / costruire ancora / atmosfere viventi / nella memoria». Oppure in Le larve del quarto pianeta: «Tu, frigido Ares, / perché non / risorgi / da ceneri ardenti? / Non fendi, / non scocchi, / non lanci piú strali? / Non piú... / Non piú... / Spersi noi siamo / sui rossi / canali». E si vedano, a esempio sempre palmare, Creature di Venere, Ipotesi su Sirio, Per Akhenaton: il Mondo di Sinopoli Bagnasco. Garantito ‒ secondo lettura – il μῦθος, prenderlo o lasciarlo, mera asserzione. Evitando una sorta di puntiglioso e, al tempo stesso, evasiva, generica, dubbia ermeneutica, ovvero il suo contrario. Qui, Mondo, estremo. Non vi abitano i popoli, che amano e che soffrono, non vi si illustrano in questo unicum tematico concertato, né l’Io stesso della Persona in carne e ossa. Tuttavia, in nome dell’attenzionalità “critica”, l’autore di queste righe, ha il dovere di essere schietto, “in-tendere” la “parola” da sfondo; ovvero, dopo l’aver rilevato la “proclività” distinguibile dell’autrice, si pone a rilievo e, a tutto tondo, il suo pregio di ψῡχή in intierezza pura, in terso ornato. Si è come costretti, indugiando sul testuale, a stimarlo quale cristallo lucentemente levigato. Letteratura Poietica, e, di Livello. Risonanza … di un “certo” “non so che di Arcano” … ed è Tutto, Dimensione di Apparire.

                                                                                                    Raffaele Perrotta

 

* * *

 

Le larve del quarto pianeta

Spersi noi siamo
sui rossi
canali.
Non strida,
non vento,
non maglio
che batta;
dagli aridi
suoli,
dai gorghi
già estinti,
non sale
un sospiro,
non piú...
non piú
battaglie tonanti.
I waldi
già spenti
non cantano
nota,
le belve
di ferro
rosseggiano
in stasi.

Le frasi
silenti
scambiate
da estinti
aleggiano

trite
sugli alvei
morenti.
Tu, frigido Ares,
perché non
risorgi
da ceneri ardenti?
Non fendi,
non scocchi,
non lanci piú strali?
Non piú...
Non piú...
Spersi noi siamo
sui rossi
canali.

 

 

* * *

 

Per Akhenaton

Non sfumerà
agli eoni
il Suo profilo,
ché un riflesso
dell’astro
lo rimette, e vedi
come te innalzi,
ed ogni vivo.
Presente sempre
all’anima immortale,
sarà nel grembo
di futura madre
e nella mente;
dei vecchi sulla fronte
e dietro il capo.
Tu lo intuirai
nel braccio
di giovani leoni,
sopra la nuca
aleggerà dei vati,
e all’occipite
d’uomini di scienza.
Ma non
crederlo errore
quando incerto
ti parrà intravederlo
sulla pietra,
posato in vetta
ai monti
o in seno
a un frutto,
nell’uggiolio
di un cucciolo
festante,
dentro le acque
di un torrente
in piena.
Altrove e prima
ne scoprí l’arcano,
e fu colui
che caro
è al sole.

 

* * *

 

Alba di pioggia

Quando il vento
racconta
nenie antiche
e mormora alle fratte
accordi rari,
il cielo si nasconde
e l’ala grigia
ombreggia le colline.

Poi lentamente
cade sopra i coppi
la lacrima
che lucida ogni cosa.
E si veste di vetro
il leccio eretto
mentre il gatto
si scuote e corre via.

Sembra di lava
il mare,
e i rivi argento.
I resti di spettrali
costruzioni,
l’ebano scimmiottando
della notte,
tendono in alto
i bracci scheletriti.

E nel giardino
vedi scintillare,
sul giaietto
imperlato dalla linfa,
i bagliori
di mille monachine;
mentre i pallidi
sassi del sentiero
si mascherano
in vivida ossidiana.

Ma nell’aria
brumosa
già rifrange
di vaghe tinte
un tenue arcobaleno
che l’opale
del cielo
muta in oro.
 

0

Recensioni
 
Riconoscimenti
Dello stesso autore
 
0