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i libri

Liliana Scavoni

Io

2007

ISBN 978-88-7536-129-7

pp. 32

cm 14x14

€ 6,00

 

L'autore

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L'autore

Liliana Scavoni (Milano, 1981) vive e lavora a Roma. Da anni gestisce un sito dedicato all’evoluzione interiore, studia e pratica metodi energetici per accrescere il benessere psicofisicospirituale.
Io è il suo libro di esordio.

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I testi

 

La scala

Io, un giorno, mi sono trovata davanti a questa scala. Avete presente una di quelle giornate talmente uggiose che non si vede a un palmo dal naso, e mentre si cammina per strada tra sé e sé si dice: «peggio di così non può andare, voglio tornare a casa mia!»? Ecco, che cosa ci si trova in mezzo alla strada? Una scala! Eh beh, mi pare logico no? No... Ci si stropiccia gli occhi, si pensa subito «se lo racconto in giro mi dicono che sono matto», non si vuole credere a qualcosa che è così evidente e ci si gratta la testa mentre lo si osserva perché sta proprio lì, davanti a noi! Così mi è successo quel giorno! Allora, o la schivavo o provavo almeno a toccarla. Se avessi fatto finta di nulla mi sarei presa in giro da sola: «daaaaiiiiii! Come si fa a dimenticarsi di una scala che sta lì... in mezzo alla strada... così!». Allora mi avvicinai, la toccai... beh, sinceramente l’ho anche annusata ma non ditelo a nessuno vi prego! Scoppierebbero a ridere come ho fatto io prima di accorgermi che ha un profumo meraviglioso!
Vabbé, insomma, sapete cosa ho fatto? Ho provato a salirci! Allora, c’era una nebbia da far spavento e in realtà si vedevano bene solo i primi due scalini, quindi non sapevo come questa scala si reggesse in piedi e tanto meno se portasse realmente da qualche parte. Beh, meglio così: invece che tornarmene a casa ad oziare, avevo scelto di star lì a gingillare con sta scala sbucata da non so dove!


primo scalino

Insomma, tutta impacciata mi posiziono sul primo gradino... che paaauuuuuraaaaaa quando mi sono girata e l’asfalto della strada era sparito! Mi è preso un colpo! «Ehiiiiii, rivoglio il mio asfaltooooo, nero ma sicuroooo, perché così so dove appoggiare i miei piedi senza star lì troppo a guardareeee!». Niente da fare, al posto dell’asfalto c’erano dei sassolini, non mi davano per niente sicurezza, no no!
Volevo scendere da quella brutta scala del cavolo, cosa caspita mi era venuto in mente?! Tra rabbia e paura non sapevo a chi dar retta, ma poi, mentre guardavo in basso... «Uhu! Ma questo gradino è proprio bello!». Avevo messo i piedi su un gradino che sembrava emanasse calore, un calore piacevole, sembrava quasi brillasse, ma poi mi dissi di non esagerare e allora girai la testa altrove. Ma volete sapere la vera novità? Quel calore faceva scomparire la nebbia, almeno un po’! Wow!
In quel momento avevo due scelte possibili: o tornare indietro, schivare la scala e proseguire dritto, o salire sul secondo gradino. «No no no!», mi dissi subito, «scordati il secondo gradino, non se ne parla proprio! Dove caspita ti credi di andare?».
Beh, non so quanto sono stata lì a pensarci su. Sta di fatto che, sedendomi per riflettere, mi ero inavvertitamente appoggiata al secondo gradino e quando me ne accorsi, ridendo, dissi: «Ma guarda un po’! Ci stavo già!». E così...

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