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Luciano Vullo

 

Introibo

esortazione ad un'etica comunista

2009

ISBN-13: 978-88-7536-232-4

pp. 144

cm 15x21

€ 14,00

 

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Luciano Vullo, nato nel cuore della Sicilia, a Vallelunga Pratameno (Caltanissetta) nel 1943, si trasferisce a Gela dove frequenta la scuola media “Ettore Romagnoli” e il liceo classico “Eschilo”. Nel giugno 1966 si laurea in filosofia a Palermo con una tesi sulle opere giovanili di Karl Marx.
Inizia immediatamente a insegnare nella scuola media di Butera (Caltanissetta), all’istituto Magistrale “Alighieri” e al Classico di Gela come docente di filosofia. Più volte presiede commissioni per corsi per lavoratori e per concorsi a cattedra. Nel 1978 è preside nella Scuola Media “Pirandello” di Campofranco (Caltanissetta), poi alla “Verga” di Gela, al Liceo-Ginnasio di Palazzolo Acreide (Siracusa), al Magistrale di Ravanusa (Agrigento) e, infine, nell’ultimo ventennio all’“Eschilo” e al “Vittorini” della sua città.
Da giovane si impegna nella politica militante nel movimento dei lavoratori come dirigente del Psi, nei primi anni ’60, e del Pci dove ricopre incarichi di Segretario del Comitato Cittadino di Gela. Più volte viene eletto Consigliere Provinciale e Comunale. Dal 2003 al 2007 è Assessore all’Istruzione del Comune di Gela.

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I testi

 

Che incidenza hanno, nella formazione di un individuo, gli anni della fanciullezza e dell’adolescenza? Decisiva, rispondono gli psicologi, precisando che non occorre neanche arrivare all’adolescenza, perché già nei primi anni di vita (alcuni tirano in ballo persino la vita prenatale) si formano i tratti fondamentali della personalità, il carattere, gli orientamenti culturali. Decisiva, rispondono anche le persone comuni, se solo hanno la capacità di cogliere la diversa intensità con cui si imprimono nella mente gli eventi della prima infanzia rispetto a quelli delle età successive, di rintracciare le persistenze all’interno di processi evolutivi che pure comportano trasformazioni e adattamenti, e di constatare quanto in profondità determinate opzioni affondino le loro radici, dentro e fuori di noi.
Questi interrogativi mi ponevo leggendo in dattiloscritto questo
Introibo di Luciano Vullo, venuto fuori da un contesto sociale costituito dalla Sicilia interna, contadina e postbellica. E mi chiedevo, in particolare, se le scelte politiche potessero, in un processo di maturazione, risalire proprio a quegli anni e a quel contesto (più o meno, come il grande latinista Concetto Marchesi spiegava la propria adesione al comunismo in un pamphlet Perché sono comunista, scritto negli anni Cinquanta); e in generale, se la visione comune, diffusa, dominante, di una realtà di miseria e di sfruttamento, di degradazione e di ingiustizia, non costituisse il presupposto di una scelta politica di sinistra: e dico “sinistra” attribuendo alla parola tutto il peso e il significato che essa aveva in quegli anni, ed ha continuato ad avere ancora per vari decenni.
Una risposta affermativa a quest’ultima domanda, nel senso cioè di una correlazione stretta e diretta tra esperienza vissuta e orientamenti politici, suona piuttosto semplicistica. Essa escluderebbe che si possa essere di sinistra senza appartenere a classi popolari, e farebbe di questa appartenenza la condicio sine qua non di determinate opzioni politiche. L’esperien-za mostra invece che non è così. Borghesi o aristocratici illuminati hanno dedicato la loro opera, il loro impegno politico, spesso l’intera esistenza al riscatto sociale di classi alle quali non appartenevano; e viceversa, si è dovuto constatare tante volte che alla minima emancipazione dalla classe sociale popolare è seguita in molti casi una netta presa di distanza, un rifiuto radicale delle forme di vita e dei tratti culturali che la caratterizzavano, quando non un ostentato disprezzo.

[...]

                                                                      dalla Prefazione di Salvatore Nicosia

 

* * *

 

Occorrono oggi tanta Politica e tanta Pedagogia. Cioè, tanta paideia!
Tre P al posto delle tre I! Forse lo penso perché, nella nuova condizione di ex, mi mancano. Bisogno di confessione scritta: non ho idea di come potrei colmare il vuoto che hanno lasciato dentro di me, considerato che la mia esistenza è stata assorbita quasi per intero dal pensiero di esse.
Tutto vero, per un uomo alfabetico! Posso continuare leggendo, tuttavia. Non solo cose del mondo che più non è. Attualità, cronaca e riflessioni su di essa. Sarebbe più interessante partecipare agli eventi. Viverli, osservarli con i propri occhi. Non è possibile. Non certamente perché il mondo si è dilatato e complicato. Neanche perché l’età avanzata non favorisce la presa in diretta. Già nel passato ho avuto l’impressione che l’osservazione diretta non sempre agevola la conoscenza. Una volta ebbi a dirlo a un’insegnante all’inizio della mia carriera di preside. Stava conducendo i suoi alunni di seconda media alla “scoperta del territorio”, il quartiere, la città. Volle essere autorizzata a portare i ragazzi fuori a fare delle osservazioni in presa diretta. Ovviamente, per più giorni. Evidentemente l’autorizzai. Poi mi permisi di farle notare che difficilmente i ragazzi avrebbero imparato. Non avrebbero avuto il “quadro sinottico”. Capì e mi chiese un consiglio. Le promisi che le avrei portato il Piano Regolatore e le relative tavole planimetriche. Tutto fatto. Alcune settimane dopo mi chiese l’autorizzazione a condurre i ragazzi al Municipio per intervistare il Capo dell’Ufficio Tecnico. A conclusione, i ragazzi relazionarono su quello che avevano compreso. Erano abbastanza spigliati. Avevano capito il fenomeno dell’abusivismo edilizio!
Le tavole planimetriche naturalmente non sono la realtà. Protesi, invece, grazie alle quali la realtà può essere scrutata. Attraverso le letture e il confronto delle opinioni con gli strumenti di cui ci si può avvalere oggi, anche da casa propria, pur in assenza dell’esperienza diretta, in qualche modo è possibile conoscere il mondo.


Posso, pertanto, affermare che oggi siamo a una svolta e che tutti, piccoli e grandi, dobbiamo affrontare, con diverso grado di responsabilità, problemi contemporaneamente piccoli e grandi. Non tutti gli uomini nello stesso tempo. Ma i problemi piccoli e grandi simultaneamente. Non prima quelli piccoli e poi i grandi. O viceversa.
Faccio qualche esempio muovendo dalla dimensione locale. Gli anziani oggi corrono qualche rischio. Domani potrebbe essere anche peggio. Vivono più a lungo rispetto al passato e non sempre possono contare sull’aiuto dei parenti. L’Ente locale – l’Assessorato ai servizi Sociali del Comune – deve provvedere alla loro assistenza. Che ha costi elevati in una società moderna perché non si tratta solo di offrire loro cibo e riposo notturno. Ecco, basta solo questo esempio per prendere atto che il problema dell’assistenza degli anziani in una società civile, chiamiamola moderna e democratica, porta immediatamente al problema delle tasse. Cioè al reperimento delle risorse da parte dello Stato (o di altro Ente) per il successivo trasferimento alla spesa assistenziale.
Detto solo tra parentesi, in alcune società gli uomini e le donne in attività lavorativa provvedono da tempo alla loro vecchiaia in proprio, ricorrendo ai fondi privati. Però, ora c’è da prendere atto di una novità. L’accesso al lavoro viene sempre più rinviato – e non è un’anomalia! – ad età avanzata. E che il lavoro sia di tipo interinale, a tempo determinato o
comunque flessibile o atipico. Per cui il lavoratore in attività fa difficoltà a detrarre dal compenso la quota da versare per il fondo pensioni. Sicché corre il rischio di trovarsi scoperto quando avrà raggiunto l’età in cui non potrà più lavorare. Anzi, dovrà rinviare il congedo. Dunque, un nuovo problema che non è solo suo – il disagio personale, la povertà individuale – ma anche sociale in termini di sicurezza della comunità in cui vive. Cinicamente si può osservare che è pure un problema economico in quanto quel povero soggetto anziano non alimenta la dinamica domanda-offerta su cui regge l’economia.
Tutto si intreccia nella società complessa: il locale e il globale. La mia speranza è di non fare la parte del solito chiacchierone che muove dai “massimi sistemi”. Essi, oggi, ci insisto, coincidono con i minimi! Questi, tra l’altro, solo in apparenza sono fuori dal sistema!

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