i libri

 

Jean-Claude Pelli

 

In tempo

a casa del diavolo

2014

ISBN-13: 978-88-7536-341-3

pp. 180

cm 15x21

€ 16,00

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Jean-Claude Pelli si è laureato in filosofia a Pavia. Ha pubblicato poesie edite in Francia, Italia e Svizzera. Un saggio su Wittgenstein è del 2003. I suoi romanzi Autorevole amore (2009) e Tra dotti occhi da demonio (2010) sono apparsi presso le Edizioni Joker.
Sito dell’autore: www.lesmots.info.

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I testi

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Agli appassionati di letture diremo subito che Diane conobbe bene la casa del diavolo.
Ella l’aveva frequentata assiduamente in gioventù; taluni la considerano ancora oggi fra le più belle costruzioni del quartiere, al 14 di rue La Fontaine. Eretta tra il 1895 e il 1898 era stata voluta dal grande Hector Guimard, nel nobile stile Art Nouveau. Castel Béranger, la casa del diavolo, rese allora all’architetto molta celebrità. Eppure in tanti non compresero inizialmente il valore dell’edificio, le sue peculiarità, l’espressione nuova, certo; e da ciò il soprannome legato a quel disappunto, connesso al maligno: Béranger, da cui appunto dérangé, in disordine, diroccato; o addirittura, quindi, maledetto. Una casa diabolica.
Come merito e fortuna facciano insieme catena, agli scervellati non passa mai per la mente. Se possedessero la pietra dei filosofi, mancherebbe poi il filosofo alla pietra suggerisce Mefistofele in Goethe.

In particolare Diane Espoirs amò la biblioteca, a casa del diavolo, e convinse poi anche Viviane a conoscerne i reconditi vivaci e sterminati.
Si conservano qui pagine indimenticabili anche del celebre musicista Claudio Cavadini, fra cui All’Ombra della Croce e Profezia antica, e scritti di Domenico Bonini: in quei mesi i suoi pensieri tornavano spesso sul significato dei capitelli scolpiti dalle bizzarre figure, sui misteriosi labirinti... sul senso profondo dei gesti che scandivano i riti. Note e parole meditate sul serio da Luc Elias, che abitò per un tempo in questa casa, e da Vittorio Salmi, che vi passò lunghe ferie: con altri amici avveduti furono entrambi i testimoni delle cose che vi preparate a leggere nel libro che tenete in mano, e dedicate ora alla memoria di Jacques d’Ain, scomparso il mattino presto di un 20 luglio.
E lungo le storie che seguono, anche Voi, appassionati, sarete certamente in tempo i benvenuti a casa del diavolo.

 

* * *

 

Gioco della morte

Ed Ester lo giocò due volte; non ha molte regole, è vero anche questo. Forse nemmeno una regola, vera e propria. Eppure è buffo quando si è lì a cimentarsi coi dadi del percorso e le pedine variopinte di questa spirale. Vince chi muore.
Ecco, sommariamente, quanto succede sul tabellone. Parte il primo che ottiene fra i giocatori il numero minore, per estrazione (detta nascita). Poi, lungo il percorso, si accumulano sempre più vantaggi (illuminazioni) o inconvenienti (eclissi), secondo caselle ben precise. Più si rimane indietro, maggiori sono le occasioni per collezionare le Carte del Destino, le quali si ottengono a partire da un certo punteggio. A volte capita a dei giocatori (detti soggetti a reincarnazione) di dover ricominciare quasi tutto daccapo. In questo caso si guadagnano Speranze, ma si perde tutta la Memoria accumulata nella partita.
Si può anche essere eliminati (morte mancata, o miracolo), durante il percorso. È un’opportunità che capita a pochi, rarissima. Eliminato è chi, giunto a determinate caselle dalla conclusione, ancora non ha ottenuto nessuna Carta del Destino. Per contro il gioco è vinto da chi, primo fra tutti, risponde correttamente, raggiunto il settore apposito, alla Domanda Segreta che pongono gli avversari, previo accordo; o proposta dall’arbitro stesso, se non c’è unanimità.
Vincendo la disputa si è fuori dalla vita, e si è costretti ad abbandonare. Non si torna indietro mai, allora, tranne nel caso in cui vi sia, da parte di tutti gli altri giocatori, questa precisa volontà nei confronti dell’avversario vincente (il richiamo). Tuttavia, affinché ciò possa eventualmente aver luogo, occorre che almeno sette dei concorrenti rimasti in competizione ottengano una cifra dispari col dado, sùbito nei rispettivi turni successivi: in tal caso essi potrebbero accordarsi fra loro, e decidere di rimettere a circolare il compagno il quale, in quella maniera, sarebbe costretto a rinunciare alla vittoria appena agguantata. Ciò, però, non è mai semplice, in quanto il numero di giocatori per partita è di 12, più un arbitro che non compete, e ognuno porta il nome di un mese. Il nome del mese è assegnato tirando a sorte prima d’inizio gara.
Durante il confronto ogni mese-giocatore, a dipendenza del nome, ha diritto a un totale di 28, 29, 30 o 31 tiri complessivi (più tutti quelli supplementari, secondo l’andamento della disputa e le relative istruzioni) lungo l’intero tracciato di 365 caselle. Trascorso e scaduto l’anno simbolico, se nessuno ha risposto con successo alla Domanda Segreta, è ritenuto vincitore colui che a quel punto della competizione ha accumulato più Memoria (in gettoni d’oro che può conservare, celare in quanto tesoro, o regalare).
Come si vede, non è per nulla facile né vincere, né perdere una partita. Io, che scrivo qui, e che vidi chi conobbe Ester lo so per certezza: ella risolse in un primo incontro la domanda segreta, ma fu rimessa in gioco, ignorando il paradosso più fecondo che mi sia possibile immaginare. Pare parola del diavolo.

 

* * *

 

La vita a Parigi

A passi per ridere sfusi, rammento; tra isolati persino a immettere quanto vuoi di più.

Scindere in mille modi quanto è tenuto nel sacco di talento, col suo peso, a suggerire tanti viottoli per pazzia.

In vetrina voci proprie da ventaglio iridescente di facoltà e ancora varie di queste adiacenze alla metropolitana.

Certi poi sono i profumi che sanno andare e venire; vengono immagini d’amore tempestivo come carta che brucia e cercando a tal punto commedie del tempo cotto per gusto tenace, pregiudizio e dolcezze di mille e una nota, con al culmine la pelle al limite personale.

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