i libri

Gianluca Olivetto

Il rifugio del male

2006

ISBN 88-7536-060-X

pp. 160

cm 15x21

€ 14,00

 

L'autore

I testi

Recensioni

Riconoscimenti

Dello stesso autore

 

Acquista on line su:

r

r

L'autore

Gianluca Olivetto, nato a Genova nel 1986, vive a Novi Ligure. Esordisce nel 2005 con il racconto lungo La fabbrica dei dannati, pubblicato dall’Associazione Letteraria La Clessidra.
Attualmente collabora con il settimanale del Basso Piemonte “Il nostro giornale”.

0

I testi

Il giovane Gianluca Olivetto giunge alla sua seconda opera, a breve distanza dall’ottimo esordio con il racconto lungo La fabbrica dei dannati. Se il tema di fondo è simile, centrato sul classico topos gotico del luogo maledetto, Il rifugio del male colpisce però il lettore per l’accresciuta abilità espressiva, la maggiore ampiezza dello sguardo, la superiore articolazione di scene e la gestione degli spazi narrativi.
Il rifugio del male è anche, al di là del plot, uno spaccato di vita provinciale con un occhio di riguardo all’adolescenza. Il gruppo dei giovanissimi protagonisti è calato in una dimensione adulta, a fianco di genitori e altri personaggi che rappresentano un lato meno oscuro ma più quotidiano e concreto del male, quello che in fondo sperimentiamo ogni giorno, fatto di incomprensione, incomunicabilità, superficialità e abbruttimento: quasi un livello zero del male che si confronta, prima per rapidi squarci e poi nel finale, con una rappresentazione più metafisica e quintessenziale nella sua gratuita e totale alterità.
Non vanno trascurati, in appendice, i rapidi ma densi racconti, i quali racchiudono in nuce temi e spunti d’interesse, con incursioni nel patologico della follia e persino nel divertissement ironico di Zio Frank. Altre atmosfere, quindi, che già mettono le basi per i lavori futuri di Gianluca Olivetto.

 

M.F.

 

* * *

 

Posseduto


Il demonio è dentro di me. Lo sento muovere, agitarsi, parlarmi di cose oscene.
Ho paura. Ho tanta paura. Come sia potuto succedere non ne ho la più pallida idea, tuttavia adesso mi ritrovo prigioniero. All’interno del mio corpo c’è lui, Satana.
La cosa più sconvolgente è che le parole ed i gesti che esprimo non sono voluti da me stesso, ma sono dettati da lui. A volte riesco a piangere: è il massimo che possa fare autonomamente.
Posso sentire la mia anima mentre chiede pietà, mentre implora Gesù Cristo di aiutarmi. Ma quello che mi sta succedendo è troppo anche per Dio.
Senza che io me ne renda conto, prendo il rasoio sul comodino e mi incido un profondo taglio sull’avambraccio. Io non avrei voluto farlo, ma colui che mi possiede mi ci ha costretto.
Sto pregando. Dentro la piccola parte che è rimasta di me, sto ancora pregando il Signore. Purtroppo sembra che non serva a niente. Satana vuole uccidermi, e non mostra segni di debolezza.
Ecco! Ora sta entrando, nella stanza dove mi trovo, Don Giuseppe assieme a mio padre e mio fratello Luca. Mia madre è rimasta fuori, la sento piangere.
Don Giuseppe comincia a pregare, mentre papà e Luca mi immobilizzano legandomi sul letto. Io non oppongo resistenza. Resto semplicemente fermo. Improvvisamente la creatura che sta dentro di me mi obbliga a sputare contro mio padre. Io dentro la mia anima soffro per tutto quanto.
«Gesù, Nostro Signore, scaccia l’essenza malvagia da questo tuo figlio! Sconfiggi le forze delle tenebre, liberalo dal male!» dice il prete a voce alta con un libro di preghiere davanti. «Proteggici, illuminaci! Padre Nostro, che sei nei cieli...».
Prima che Don Giuseppe possa terminare il discorso, il demone mi costringe a bestemmiare e imprecare. Ma il prete si dimostra molto tenace e ricomincia a pregare. Spero con tutto me stesso che riesca a scacciare questa presenza maligna dal mio corpo, ma ho paura.
«Vattene da questa creatura di Dio, essere immondo!» urla quasi Don Giuseppe, poi mi versa addosso degli schizzi di acqua santa. Al contatto con l’acqua, il mio corpo si contorce, spasima, piange dal dolore. Il maligno vorrebbe liberarsi da tutto questo, ma per sua sfortuna io sono legato talmente bene da non riuscire a liberarmi.
Mi ritrovo del tutto immobilizzato. Questa sensazione mi fa sentire ancora più male, è come se nessuno possa sapere che io non voglio subire tali trattamenti, che sto bene e che voglio essere libero. Ma in realtà il mio corpo è ancora posseduto dal demonio. Lui mi sta parlando, dicendomi di abbandonare la fede, di andare con lui nel suo regno, di scappare dalla legge di Dio. Io rispondo che non voglio, che ho paura e lo prego di lasciarmi stare.
«Signore, scaccia l’angelo delle tenebre da questo corpo!» dice ancora Don Giuseppe mentre mi getta contro dell’altra acqua santa.
Sento mio fratello piangere. Mio padre sospirare, ansimante. Ma il mio corpo non ne può più. Il mio cuore cessa di battere e mi sento prendere da una forza oscura, che mi trascina giù giù giù, nel vuoto. O meglio, nell’inferno.

 

Recensioni
Riconoscimenti
Dello stesso autore
0