i libri

Sangiuliano

 

Il fondo del barile

 

Illustrazioni di

Giuliano Santangeli

 

ISBN-13: 978887536434-2

2019

pp. 76

cm 12x21

€ 14,00

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L'autore

Critico letterario e filosofo dell’arte, storico e teorico della canzone, filologo classico e pedagogista, Sangiuliano è nato a Roma nel 1942.
Ha pubblicato in poesia: Geometria del cuore (1976), Il presente impossibile (1978), Notizie dall’uomo (1980), Bestiario ’80 (1980), Erbario ’81 (1981), Inventario con lessico (1983), Ordine chiuso (1983), Ipotesi di lettore (1985), Teorema fragile con argomenti (1988), Il serpente a sonetti (1988), Ode a Balzani (1992), Palme e altro mondo (1996), Tre malumori (2005), Nuovo Bestiario (2007), Le ragioni del canto (2008), Atlante privato (2009), Studio d’orchestra (2010), Emozioni esplicite (Joker, 2014); come narratore: Roma d’autore. Memorie, canti e incanti di una città (2009); come saggista: Il mito America. Hollywood e Fitzgerald (1983), Quando Roma cantava. Forma e vicenda della canzone romana (1986, ripubblicato in versione aggiornata e ampliata da Joker, Novi Ligure 2011), Balzani fra spettacolo e folklore (1986), Il tempo della finzione. Modi e orizzonti della creatività (Premio Internazionale Città di Marino, 2004); come antologista: Eidolon. Le rovine e il senso (poesia italiana contemporanea,1983), Tanto pe’ cantà (canzone romana,1994), I giorni della Fenice (poesia contemporanea mediterranea, 1999), Canzoniere per Borges (poesia italiana contemporanea, 1999).

Come autore di canzoni e brani strumentali ha pubblicato il DVD Roma d’autore (2009). Ha rappresentato ufficialmente l’Italia e la città di Roma in vari incontri internazionali di poesia. Ha presieduto, dal 1975 al 1984 il Premio di Poesia FLORIDA e nel 2019 la nuova edizione Premio FLORIDA ROMA, tuttora presiede il Centro Internazionale di Cultura omonimo, dirigendone le edizioni; ha diretto il Museo dell’Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, la collana di poesia "L’altro silenzio" delle Edizioni Ferv di Roma, nonché, come critico d’arte, la galleria Campioli, e all’interno di questa la Collana Internazionale di Poesia in piego "Le parole contate" (con Enrico Ghidetti, Giuliano Manacorda, Norbert von Prellwitz e Achille Tartaro).

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I testi


A fondo, ma con stile

Nell’epoca dell’incompetenza e dell’approssimazione, in cui il “saper fare” è visto come impopolare e addirittura colpevolmente élitario, quasi fosse un immeritato privilegio, come può proporsi una poesia consapevole e dotata di una sua storia e di una sua deliberata tendenza? È ovvio che si sentirà dispersa e fuori posto e si muoverà dibattendosi tra ira, depressione, marginalità ed estremo spirito di affermazione.
Questo Fondo del barile di Sangiuliano si presenta con tutti i segni di uno “stile tardo”, così come lo ha puntualizzato Edward Said riprendendolo da uno spunto di Adorno. Lo “stile tardo”, dice dunque Said, ha assunto ai nostri giorni un carattere paradossale: mentre l’età avanzata dovrebbe ‒ secondo l’immagine invalsa ‒ essere caratterizzata da una pacata saggezza e dalla perdita delle spigolosità giovanili ormai sublimate in una visione comprensiva, invece accade che in epoca di modernità avanzata le cose prendano una piega affatto diversa e la senilità si connoti in modi piuttosto agitati e corrosivi. [...]

Ne Il fondo del barile, titolo generale e titolo parziale, Sangiuliano ci parla per l’appunto del “fondo” e quindi di un punto terminale ormai vicino ad essere raggiunto. Tutta questa produzione poetica è impregnata di un senso ultimativo, insomma dell’approssimarsi della “signora vestita di nulla” di gozzaniana memoria. [...]

                                                                                                 Francesco Muzzioli

 

 

* * *

 

I

Appollaiati sui ricordi, d’anni
dentro e fuori oberati, cercano il sole
i vecchi, ormai spremendo l’ultimo verde
di lor fibre asciugate dalla fatica
di non farcela più e con i desideri
venuti a patti ignobili, provocati
dagli uccelli e dai canti, da ogni altro fiore
di giovinezza a dimostrare il nulla
delle nostre illusioni che troppe volte
malgrado ogni evidenza
                               furono attese.

 

* * *

 

VI

Tutto si regge con lo sputo e ognora
reclama la finzione a significarsi
meglio che può malgrado sempre avanzi
qualche cosa d’altrove. Forse è un difetto
di chi non si accontenta,
e si dice poeta,
spacciatore di sogni a scovar la forma
delle attrazioni estetiche contraddette
da ogni sorta di ambasce. Ed è un ondeggiare
che tiene in vita le speranze, tutte,
perché ognuno ha le sue, pure quando pensa
di abitare la fine

 

* * *

 

XXXII

Chissà perché da fermo funziona tutto,
i musei son perfetti, i cimiteriali
geometrici silenzi vanno in volo
composti sulla punta dei cipressi
a rapprendersi in cieli senza un errore
fra le nuvole bianche, tu che ti bei
davanti alla voliera sulla sedia
finalmente risolto, lo spazio inciso
piega il mondo a figura, pure i mattoni
rovesciati dal camion trovano pace
nel mucchio giusto a riposarsi quando
la caduta li pone sapientemente
in equilibrio stabile a suggerire
che se esisti hai una forma.

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