i libri

Marziano Magliola

 

Il bene stare

Regole di (buona) educazione

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disegni di Sara Stefani

 

ISBN-13: 978887536426-7

2018

pp. 134

cm 17x24

€ 20,00

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L'autore

Marziano Magliola è nato a Biella, dove risiede. Si è occupato di organizzazione industriale e di formazione. Ha svolto attività pubbliche e ha ricoperto importanti incarichi in associazioni di categoria, circoli culturali e club di servizio.

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I testi


L'idea mi è venuta analizzando i comportamenti del così detto homo sapiens, e leggendo gli episodi di malcostume riportati quotidianamente dalla stampa. Osservando, sconsolato, le cartacce sparse ovunque: per strada, nelle stazioni, nei parchi giochi, nelle piazzuole delle autostrade. Nonostante la presenza di cestini, volutamente ignorati e semivuoti. O addirittura strapieni e lasciati per giorni da svuotare. Calpestando i bisognini degli adorati cani, e imprecando contro gli irresponsabili padroni che non li raccolgono. Insultando, mentalmente ma non troppo, i maleducati che sostano in seconda fila e ti precludono l'uscita dal parcheggio. Che si appropriano, per ore, dei posti riservati ai portatori di handicap. Che occupano le aree delimitate dalle strisce bianche, gratuite e a tempo, consapevoli che nessuno rileverà mai una multa. Detestando cordialmente chi ti costringe ad ascoltare fatti – e misfatti – che dovrebbero restare rigorosamente privati, parlando ad alta voce ed utilizzando in ogni luogo e a qualsiasi ora il cellulare. Compatendo chi ricicla spudoratamente i regali, pur sapendo che, se scoperto, sarà ripudiato per sempre come amico. Indirizzando, attraverso Fb, frasi affatto amichevoli a chi maltratta gli animali e non rispetta l’ambiente. Commiserando i malcapitati che spendono un patrimonio per le nozze, svenandosi economicamente per il resto della loro esistenza. Solidarizzando con i coraggiosi camerieri, costretti a pericolosi slalom per non travolgere piccole pesti che incoscienti genitori lasciano liberamente scorrazzare, senza mai rimproverarli, nelle sale dei ristoranti. Ecco: pensando a tutto ciò che si è tentati di fare, o di pensare di fronte alla maleducazione, all'arroganza e all'inciviltà del prossimo, ho recuperato le antiche regole de Il Saper Vivere, cercando di adeguarle alla vita moderna. Ho scoperto che i tempi sono, sì, cambiati, ma la buona educazione, il rispetto per il prossimo, il cercare di convivere civilmente con il vicino affinché i rapporti non si trasformino in diverbi, se non peggio, sono valori intramontabili. Ai quali aggrapparsi con ostinazione, contrastando ogni tentativo di “moderne” imposizioni, rischiando l'indifferenza e non cedendo mai al dubbio di essere considerati fuori moda o superati. Mi conforta l’attenzione che i lettori di Eco di Biella, apprezzandola, hanno riservato alla mia rubrica.

                                                                                                                   M.M.

 

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Come si saluta e ci si presenta

 

Ha scritto Blaise Pascal: “Non è necessario, perché siete duca, che vi stimi; ma è necessario che vi saluti”. Oggi va di moda il ciao. Lo usano tutti. I giovani con i coetanei e, sbagliando, salutando persone anziane o che addirittura non conoscono. Ai bambini, e a maggior ragione agli adolescenti, dovrebbe essere insegnato che non si risponde con un ciao quando a salutarli sono gli adulti. Si saluta ogni volta che si entra in un luogo con poche persone, tranne che in biblioteca o dove vige la regola del silenzio. Lungo i sentieri di montagna si scambia un saluto quando ci si incontra. Evitate il “salve”. Buongiorno e buonasera, seguiti da Signora A o Signor B, se li conoscete, non sono formule vetuste. Nelle presentazioni, che vanno sempre fatte, anche quando ci si ferma a parlare per la strada per pochi minuti con qualcuno e si ha vicino una terza persona, siate precisi e rapidi: nome e cognome, senza aggiungere altri particolari. Il baciamano è un bacio affascinante ma per pochi. Perfetto, e difficile da eguagliare, lo stile del Principe Carlo d’Inghilterra. Presentate la persona più giovane alla più anziana, la meno importante alla più importante, l'uomo alla donna. Se non lo ha già fatto chi vi presenta, dite il vostro nome o sorridete. Non dite mai “piacere”. La presentazione deve essere introdotta rapidamente: “posso presentarvi?”, oppure: “vi conoscete?”. Dopo, direte il nome e il cognome delle due persone. Gli uomini si toglieranno cappello e guanto prima di salutare. Cercate di non sbagliare il nome della persona presentata: non ve lo perdonerà mai. Soprattutto non umiliatela con un “non mi ricordo il suo nome” davanti a testimoni. Se la presentazione avviene in un salotto o al ristorante, l'uomo si alzerà sempre, anche se gli viene presentato un altro uomo; la donna rimarrà seduta, a meno che la persona introdotta non sia anziana o di particolare prestigio. Non essendo un'occasione di lavoro, i titoli di studio, accademici, onorifici e nobiliari vengono omessi. Se non siete laureati, e vi chiamano dottore, chiaritelo subito: fatti recenti sconsigliano imprudenti peccati di omissione.

 

 

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Puntualità uguale rispetto

È stato scritto che “la puntualità è la virtù di chi si annoia”. Non sono d’accordo. Al contrario. È una forma di rispetto verso chi vi attende, verso voi stessi, e vi aiuta a programmare con ordine la giornata. Chi dispone di molto tempo libero, può permettersi di essere puntuale senza troppa fatica. Chi, per contro, è costretto dagli impegni di lavoro, rischia non solo la brutta figura, ma va incontro a una stressante e pericolosa lotta contro il tempo per arrivare affannosamente in orario. O per non essere troppo in ritardo. Se si dovesse stilare una classifica dei meno puntuali, il primo posto spetterebbe di diritto alla classe politica. Avete mai avuto occasione di assistere ad un Consiglio Comunale? Ad un appuntamento elettorale? L'orario d’inizio è facoltativo, ed i dieci minuti d'attesa, tollerati se non giustificati, dovete moltiplicarli per due, se non addirittura per tre, quando si tratta di personaggi di primo piano, molto “gettonati”. Non sempre è così, fortunatamente. Susanna Agnelli, candidata al Parlamento negli anni Settanta, era nota per arrivare sempre con largo anticipo ai comizi, cogliendo di sorpresa gli organizzatori, abituati a comportamenti piuttosto disinvolti in materia di (scarso) rispetto per la puntualità. Il quarto d'ora accademico è una brutta abitudine che pretende di trasformare in regola l’eccezione. Peccato sia nata in un contesto che deve (o dovrebbe) servire d’esempio per i giovani: l'Università. Probabilmente non è più così, ma nel Bel Paese le cattive usanze attecchiscono come la gramigna e si propagano velocemente. Dalle Facoltà, il malvezzo si è prontamente diffuso praticamente in (quasi) tutti gli ambienti. Dalle riunioni di condominio alle iniziative culturali, dagli appuntamenti di lavoro alle cene tra amici, non c’è occasione che non registri fastidiosi ritardi. Costringendo i “virtuosi” ad imbarazzanti attese. E a critiche feroci nei confronti dei professionisti del ritardo. Fanno eccezione gli incontri sportivi, rigorosamente rispettosi del fischio d’inizio. E i concerti alla Scala: chi non arriva puntuale trova il portone sbarrato. Puntuali come un orologio svizzero, dunque? Gli orologi, e non solo quelli svizzeri, certamente sì. Un po’ meno chi dovrebbe consultarli.

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