i libri

Mario Garlando

 

Forse

Nati alla ventura

 

ISBN-13: 978887536447-2

2019

pp. 80

cm 15x21

€ 15,00

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L'autore

Mario Garlando è nato a Casorzo (Asti) l’8 aprile 1928.
Maestro elementare per 37 anni, è stato Sindaco di Casorzo per 25 anni.
Ha pubblicato in precedenza Casorzo Monferrato. Storia e Racconto, Joker, Novi Ligure 2013.

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I testi


Alla nascita l’uomo viene, per così dire, spinto fuori casa, gettato nella luce, costretto a vivere in un mondo sconosciuto.
Pure accolto con tutti i riguardi, coccolato, amato, piange, grida la sua protesta.
Divenuto persona, egli pensa, ragiona, si pone delle domande.
Da vecchio, si chiede: il mio lungo andare alla fine avrà uno sbocco felice nel verde prato della speranza?

 

* * *

 

2
Piccolo povero cristo


Federico era nato nell’anno 1918, a guerra appena finita. Il papà Siro, chiamato alle armi diciannovenne subito dopo la disfatta di Caporetto, cadde sul Montello, d’estate, quando l’esercito austro-ungarico tentava di sfondare le linee italiane del Piave presso il Monte Grappa.
La giovane Lisa, dopo la morte del marito, trascinò la gravidanza finché poté, disperatamente. Pur assistita dal medico e dall’ostetrica del paese, non sopravvisse al parto. Persone anziane del paese ancora oggi ricordano e raccontano la tragica vicenda.
Nonna Linda, col piccino appena nato stretto al seno, interpellava Dio inginocchiata sul pavimento: «Padre Nostro, tu sei nei cieli, io son qui, mi vedi? Se non mi aiuti, come potrò santificare il tuo nome? Salva almeno il bambino, questo piccolo povero cristo».
La donna, invero, venne sorretta da tante brave signore della parrocchia, di giorno e di notte. Il bambino si salvò.
Al piccino il parroco aveva amministrato il battesimo, chiamandolo Federico, poi da tutti nominato Rico.
Lo Stato elargì al signor Dino Contini un vitalizio che garantiva una vita dignitosa agli anziani nonni e al nipotino. Da parte sua, il Comune di Costello aveva messo a disposizione due loculi: uno per la sepoltura della signora Lisa e un altro (destinato a restare vuoto) per ricordare il milite Siro Contini, caduto per la Patria.

Rico, compiuto il sesto anno di vita, iniziò a frequentare la scuola elementare. Ebbe come compagno di banco Bruno Lanutti, suo vicino di casa e amico. La nonna, accogliendo il nipote per il pranzo, ogni giorno gli chiedeva: «Tutto bene, tesoro?». Una volta, Rico rispose con questa domanda: «Nonnina, come nascono i bambini?». La signora Lina, sorpresa, rimase zitta e sbrigativa l’aiutò a liberarsi dalla divisa scolastica e l’accompagnò a tavola. Il nonno aveva udito la domanda, lo guarda severo: «Dai, giovanotto, mangia, ché la minestra si raffredda». Alla nonna la domanda del nipote era rimasta impressa: pensava che fosse del tutto naturale che il nipote volesse sapere certe cose. Toccava alla famiglia trovare il tempo e il modo per spiegargli come vengono al mondo i bambini. Lei, poveretta, si sentiva in colpa perché non aveva saputo rispondere al nipote.
Da tempo, un gerarca del partito fascista aveva notificato ai nonni Contini che il Duce Benito Mussolini assicurava assistenza scolastica al loro nipote, anche dopo il ciclo elementare. Nonno Dino accolse di buon grado l’aiuto, acconsentì al nipote di frequentare in un collegio della città la scuola triennale di Avviamento Commerciale. Diceva: «Non si sa mai».
Rico si dimostrò bravo, appena quindicenne possedeva un prezioso titolo di studio. In collegio, era cresciuto serio e fiero come s’addiceva a un “balilla”, “aspirante avanguardista”.
La gente voleva bene a Rico, sovente delle brave persone lo impegnavano in piccole mansioni, compensandolo generosamente. I nonni, purtroppo, agli occhi di molti apparivano invecchiati anzitempo. Nonno Dino inveiva spesso contro la mala sorte, ancorato alle sue idee di vecchio socialista. Non prestava fede ai preti, non pregava, diceva: «Chi lavora, prega». Affermava di credere nell’esistenza del “Tutto”, Essere Supremo.
Il vecchio uomo amava la sua famiglia e anche il suo asino, che portava con sé in campagna. A sera, al ritorno, Firpo, oltre agli attrezzi di lavoro, tirava a casa sul carro erba fresca per i conigli della nonna e rami secchi per il focolare.
Sorretta dalla fede in Dio Padre che vede e provvede, nonna Linda era lei a tenere ferma la barra del timone.

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