i libri

Mirella Floris

 

Fiat voluntas

 

2010

ISBN-13: 978-88-7536-263-8

pp. 190

cm 15x21

€ 16,00

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L'autore

Mirella Floris ha attraversato attivamente le dinamiche della società italiana, partecipando, nel ‘68 alle manifestazioni di piazza con il movimento politico “rivoluzionario” e con quello femminista. Si è poi occupata di volontariato laico di vario genere; ora si dedica alla letteratura. È proiettata verso la cultura alternativa, perché considera lo scrittore un “testimone del suo tempo”.

Mirella Floris scrive da sempre, esprimendosi in vari generi, dalla poesia al romanzo, all’articolo giornalistico. Si è cimentata anche nella scrittura sperimentale con racconti in ipertesto (vedi www.mirellafloris.com). È presente in riviste cartacee e on line. Ha pubblicato i volumi di poesia Lampi d’estate (Prospettiva editrice, 2003), Lampi del tempo (Proposte Editoriali, 2003), Strisce di vento (BESA editrice, 2007 - 2a ed. 2008) e i romanzi gialli Venuta dal mare (BESA editrice, 2002) e La terrorista (Effedue-editore).

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I testi

 

Marco è un professore che, trovandosi in un momento difficile, cerca rimedio e consolazione concedendosi una vacanza presso un monastero di montagna nel quale conoscerà tanto la bontà e la semplicità quanto la loro insipienza, tanto la tranquillità quanto la difficoltà di essere in pace. Il romanzo ci propone le lunghe passeggiate e discussioni (le due cose paiono inscindibili) tra il professore, ateo e razionalista, e frate Agostino, simpatico religioso partenopeo evidentemente disposto ad accogliere con estrema serenità, senza critica e autocritica, le contraddizioni del proprio credo.

La lingua è semplice ma la narrazione è stringente e senza concessioni, le ambientazioni vivide, e soprattutto il panorama mentale è ricco e avvincente, specialmente quando si intersecano riflessioni sulla storia d'amore del protagonista che fa da sottofondo, o quando la discussione viene retta da un monsignore astronomo, incarnazione autentica della necessità, e soprattutto della difficoltà, di scegliere. Mirella Floris ci racconta questa storia privilegiando il suo essere una bildung, o meglio un cammino interrotto dagli eventi conclusivi, verso la pace interiore che può nascere solo dalle risposte ai propri grandi interrogativi, obiettivo tanto fondante quanto irraggiungibile.

 

                                                                                                    Sandro Montalto

 

 

* * *

 

[...]

Non si rivedono che il giorno dopo, nel tardo pomeriggio sulla strada del Borgo.

Marco ha deciso di comprare delle scarpe più adatte alla montagna: vuole raggiungere a piedi l’eremo che s’intravede lassù, dietro alla Chiesa, a mezza costa sul fianco del monte. Ce la può fare, ma prima deve riprendersi, allenarsi con qualche passeggiata più facile. L’Eremo lo attira, si distingue bene ai bagliori del tramonto: macchia chiara su roccia scura e il tetto, pennellata di rosso sotto il cielo aranciato.

Frate Agostino lo raggiunge, questa volta cammina nella stessa direzione di Marco, va al Borgo per dire la Messa delle sei.

C’è tempo, annuncia, possono chiacchierare un poco.

– Così, professo’, siete in balia delle onde, dint ‘o mare tempestoso della depressione?

“È un poeta!” pensa Marco.

– Sì, purtroppo! Così mi sento – sospira tristemente lui.

– Bisogna pregare molto, sapete.

– Non sono credente, frate Agostino – dichiara con tono risoluto.

E lo guarda negli occhi.

– Ne siete sicuro? – dubita il frate. – Guardate che alle volte Dio è qui e noi non lo riconosciamo.

– Sarà, ma io non lo vedo. La vostra religione mi sembra una favola e, perdonatemi se vi parlo con franchezza, un poco anche un imbroglio.

– Non preoccupatevi per la franchezza – replica tranquillo il frate. – Piuttosto, perché una favola?

– Oggi la scienza ... – comincia lui.

– Eh la scienza! – lo interrompe frate Agostino. – Mica penserete che la scienza dà le risposte vere?!

– Frate Agostino.... – inizia Marco a spiegare con tono paziente – le risposte non sono definitive: non esiste una verità assoluta. Su questo poggia la scienza; avanza solo ipotesi, poi le verifica e solo dopo le usa, fino alla prossima scoperta. Non afferma niente di definitivo, la scienza.

– Bravo, questo è il punto: la fede, invece, dà la sicurezza, perché tutto viene da Dio – obietta frate Agostino.

– È qui che comincia la vostra favola: vi basate sulla visione del mondo di alcuni millenni fa, affermate come vera e conclusiva l’esistenza del bene e del male, del premio dopo la morte... il paradiso, l’inferno.

– E allora, come vi spiegate i tanti miracoli?

– I miracoli, poi! Suvvia, frate Agostino, un uomo maturo e minimamente dotato non può credere a certe cose – afferma Marco deciso.

Il frate lo ascolta paziente:

– Eh, Professo’, non fu un filosofo quello che disse: “Ci sono più cose tra terra e cielo che nella tua filosofia”?

– Non era un filosofo, era Shakespeare – Marco corregge.

– Che ne sappiamo noi? – continua l’altro senza badargli – Pensate che una mente umana possa capire? Se capisse, sarebbe uguale a Dio! Vedete pure voi che è impossibile, dobbiamo accettare il mistero.

Guarda in alto ora, alle montagne maestose, come se vi leggesse la sua verità.

– E poi i miracoli! – continua infervorato – Uno guarisce da una malattia mortale, la preghiera lo ha salvato, i medici non sanno spiegarlo... come lo chiamate se non miracolo? È un miracolo! E ne capitano più di quanti voi potete immaginare.

Guarda fisso Marco per verificare l’effetto delle proprie parole:

– Perché Dio è grande, professore. Ed è buono con gli uomini, sapete! – conclude sicuro.

Sono giunti alla piazza ormai.

– Ne parleremo ancora, Professo’, arrivederci – chiude il frate. Si avvia alla Chiesa, poi si ferma, torna indietro:

– E poi dovete spiegarmi la questione dell’imbroglio. È un’accusa grave, quella, Professo’. Ne parleremo, ne parleremo...

Marco gli stringe la mano:

– D’accordo, frate Agostino, ne parleremo. Ditemi voi quando siete libero; io, come sapete, sono qui senza far niente.

Il frate ricambia la stretta:

– Ci vediamo a cena, intanto. Poi decideremo.

– Grazie di cuore – risponde Marco in tono mite.

Il frate sorride, gli tocca una spalla con fare cordiale.

Si forma negli occhi il sorriso di frate Agostino: luce interna che improvvisa s’accende, invade il volto, irradia intorno. Marco lo nota ancora una volta e ricambia il saluto col proprio, più avaro, sorriso.
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