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Bambini al buio è
una raccolta di storie vere, narrate attraverso suggestioni emotive e
metafore che parlano all’emozione del lettore e lo orientano
verso la presenza di sofferenze tramandate, subdole e celate. Sono
storie di dolore, di rinascita e di coraggio, di ordinaria distrazione
e di assenze umane.
Al di là di ogni dissertazione pedagogico-filosofica,
l’autrice si limita a portare la luce su frammenti di vita
vissuta da protagonisti reali che, pur senza consapevolezza ancora,
interrompono la sordità emozionale di intere generazioni. Il
“risveglio” dei “ bambini al
buio” verso nuovi scenari non è ancora coscienza
di sé ma intuizione di una nuova vita che muove i primi
passi, supera l’immobilismo ed offre nuove speranze ai propri
figli.
* * *
Prefazione
L’Eden di cui si parla in questo libro è qualcosa
di pre-umano; si riferisce a quello sfondo simbolico denso di vita non
differenziata. Si porebbe ipotizzare il “sacro” che
pre-annuncia l’umanità.
Ecco gli angeli, figure i cui scopi e destini tante culture mitologiche
hanno cercato di indagare e definire; qui appaiono quelle forme
pre-umane che sono destinate a declinarsi in manifestazioni
dell’essere storicamente e culturalmente definite.
Il tema centrale dell’amore non può prescindere da
quello sfondo perchè l’esperienza umana, di cui
l’amore è forse la parte più vicina, le
cui radici pescano più direttamente in quello spazio, ne
è ineluttabilmente sostanziata.
Le storie raccontate sono la narrazione suggestiva di quelle
declinazioni, toccante perchè i suoi echi ci svelano quelle
reminescenze angeliche presenti in ciascuno di noi.
Un’ulteriore annotazione riguarda la possibilità
del cambiamento, la produzione di una modificazione che sembra
attingere la propria energia trasgressiva da quelle forze che eccedono
l’esperienza umana, che si agitano in quello sfondo e
nell’accezione del testo ricostruttive e ristrutturanti.
Giorgio Montobbio
* * *
Prigionieri del passato
Antonella nacque in uno strano nido e dopo di lei altri angeli
occuparono quella casa così ostile agli angeli.
Una madre succube e passiva aveva scelto per loro un padre-padrone
malato di un passato senza speranza e con lui, per
“copioni” noti, popolò la propria casa
di anime destinate alla sofferenza.
Antonella non sopportava gli occhi duri di suo padre, la mancanza di
tenerezza e, soprattutto, non capiva quell’ira
incontrollabile che si abbatteva su lei e sui suoi fratelli per futili
motivi. I segni di quella violenza rimanevano sul suo corpo per molto
tempo, ma ancora di più si imprimevano, indelebili,
nell’anima.
Sentimenti contrastanti rendevano la sua vita insopportabile, odio e
sensi di colpa il suo cibo quotidiano.
Quale logica assurda aveva generato quella donna taciturna e
ubbidiente, quale cattiveria umana impediva a suo padre emozioni e
sentimenti?
Antonella guardava i suoi fratelli, impauriti e schiacciati dagli
eventi, cercando modi e strategie per nasconderli alla furia di
quell’uomo senza ragione. La madre subiva, incapace di
difendere se stessa ed i propri figli, cercava giustificazioni a
comportamenti insostenibili.
Alle soglie dell’adolescenza Antonella scappò di
casa e conobbe la strada con tutte le sue miserie, uomini e donne allo
sbando fecero da cornice al suo dolore.
Quella madre, piegata da norme antiche, non abbandonò
l’uomo al quale aveva giurato fedeltà e dedizione
“nel bene e nel male”; i suoi cuccioli, bersagli
della follia, non l’aiutarono ad abbandonare schemi e retaggi
antichi.
Antonella odiava il mondo ed odiava se stessa, odiava quel padre,
frutto di violenze lontane, odiava quella madre immobile e amava quei
fratelli, compagni di sventura; nel silenzio di molte notti
giurò a se stessa che li avrebbe salvati.
Il suo corpo non tollerò più ferite, la sua
rabbia si alimentò a dismisura e quel futuro, avvolto nella
nebbia, cancellò ogni traccia di vita; lei, piccola
adolescente al buio, si nutrì di ombre per quel tempo che le
sembrò interminabile.
I suoi ritorni a casa, imposti e forzati, duravano il tempo di un
respiro;urla e violenze accoglievano il suo rientro.
Nella notte e nella disperazione incontrò un uomo; insieme
cercarono il coraggio di uscire dalla notte, disgustati dal disprezzo
di se stessi. Fu una lenta risalita e, tra cedimenti e coraggio,
ricostruirono i loro brandelli di anima.
Antonella tornò dai suoi fratelli, con nuove energie;
rinunciò a quel padre ormai marginale e senza forza,
perdonò, in parte, quella madre fragile che non comprese mai
fino in fondo. Con quel compagno della notte, costruì il suo
nido e chiamò il suo angelo, consapevole del suo compito.
La sua vita non fu mai colorata; il grigio del passato avrebbe fatto da
sfondo alla sua esistenza, ma promise al suo cucciolo di guardarlo con
occhi attenti.
Al suo piccolo dedicò la sua rinascita sapendo bene che, ai
cuccioli, non si chiede una guarigione che è solo frutto del
proprio coraggio.
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