i libri

Rosy Cremona

Bambini al buio

2005

ISBN 88-7536-055-3

pp. 96

cm 12x20

€ 12,00

 

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L'autore

Rosy Cremona è psicopedagogista e psicomotricista, ha una ventennale esperienza nel campo minorile, con particolare attenzione all’area del disagio.
Si è occupata anche della disabilità, di abilitazione e riabilitazione, privilegiando l’ambito relazionale; è formatrice di personale assistenziale per minori, disabili ed anziani.
Attualmente lavora presso il Consorzio Intercomunale del Novese dei Servizi alla Persona in qualità di coordinatore supervisore del Servizio Educativa Territoriale.
È curatrice del sito internet
www.genitoriquasiperfetti.it

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I testi

Bambini al buio è una raccolta di storie vere, narrate attraverso suggestioni emotive e metafore che parlano all’emozione del lettore e lo orientano verso la presenza di sofferenze tramandate, subdole e celate. Sono storie di dolore, di rinascita e di coraggio, di ordinaria distrazione e di assenze umane.
Al di là di ogni dissertazione pedagogico-filosofica, l’autrice si limita a portare la luce su frammenti di vita vissuta da protagonisti reali che, pur senza consapevolezza ancora, interrompono la sordità emozionale di intere generazioni. Il “risveglio” dei “ bambini al buio” verso nuovi scenari non è ancora coscienza di sé ma intuizione di una nuova vita che muove i primi passi, supera l’immobilismo ed offre nuove speranze ai propri figli.

 

* * *

 

Prefazione

L’Eden di cui si parla in questo libro è qualcosa di pre-umano; si riferisce a quello sfondo simbolico denso di vita non differenziata. Si porebbe ipotizzare il “sacro” che pre-annuncia l’umanità.
Ecco gli angeli, figure i cui scopi e destini tante culture mitologiche hanno cercato di indagare e definire; qui appaiono quelle forme pre-umane che sono destinate a declinarsi in manifestazioni dell’essere storicamente e culturalmente definite.
Il tema centrale dell’amore non può prescindere da quello sfondo perchè l’esperienza umana, di cui l’amore è forse la parte più vicina, le cui radici pescano più direttamente in quello spazio, ne è ineluttabilmente sostanziata.
Le storie raccontate sono la narrazione suggestiva di quelle declinazioni, toccante perchè i suoi echi ci svelano quelle reminescenze angeliche presenti in ciascuno di noi.
Un’ulteriore annotazione riguarda la possibilità del cambiamento, la produzione di una modificazione che sembra attingere la propria energia trasgressiva da quelle forze che eccedono l’esperienza umana, che si agitano in quello sfondo e nell’accezione del testo ricostruttive e ristrutturanti.

                                                                                                   Giorgio Montobbio

 

* * *

 

Prigionieri del passato

Antonella nacque in uno strano nido e dopo di lei altri angeli occuparono quella casa così ostile agli angeli.
Una madre succube e passiva aveva scelto per loro un padre-padrone malato di un passato senza speranza e con lui, per “copioni” noti, popolò la propria casa di anime destinate alla sofferenza.
Antonella non sopportava gli occhi duri di suo padre, la mancanza di tenerezza e, soprattutto, non capiva quell’ira incontrollabile che si abbatteva su lei e sui suoi fratelli per futili motivi. I segni di quella violenza rimanevano sul suo corpo per molto tempo, ma ancora di più si imprimevano, indelebili, nell’anima.
Sentimenti contrastanti rendevano la sua vita insopportabile, odio e sensi di colpa il suo cibo quotidiano.
Quale logica assurda aveva generato quella donna taciturna e ubbidiente, quale cattiveria umana impediva a suo padre emozioni e sentimenti?
Antonella guardava i suoi fratelli, impauriti e schiacciati dagli eventi, cercando modi e strategie per nasconderli alla furia di quell’uomo senza ragione. La madre subiva, incapace di difendere se stessa ed i propri figli, cercava giustificazioni a comportamenti insostenibili.
Alle soglie dell’adolescenza Antonella scappò di casa e conobbe la strada con tutte le sue miserie, uomini e donne allo sbando fecero da cornice al suo dolore.
Quella madre, piegata da norme antiche, non abbandonò l’uomo al quale aveva giurato fedeltà e dedizione “nel bene e nel male”; i suoi cuccioli, bersagli della follia, non l’aiutarono ad abbandonare schemi e retaggi antichi.
Antonella odiava il mondo ed odiava se stessa, odiava quel padre, frutto di violenze lontane, odiava quella madre immobile e amava quei fratelli, compagni di sventura; nel silenzio di molte notti giurò a se stessa che li avrebbe salvati.
Il suo corpo non tollerò più ferite, la sua rabbia si alimentò a dismisura e quel futuro, avvolto nella nebbia, cancellò ogni traccia di vita; lei, piccola adolescente al buio, si nutrì di ombre per quel tempo che le sembrò interminabile.
I suoi ritorni a casa, imposti e forzati, duravano il tempo di un respiro;urla e violenze accoglievano il suo rientro.
Nella notte e nella disperazione incontrò un uomo; insieme cercarono il coraggio di uscire dalla notte, disgustati dal disprezzo di se stessi. Fu una lenta risalita e, tra cedimenti e coraggio, ricostruirono i loro brandelli di anima.
Antonella tornò dai suoi fratelli, con nuove energie; rinunciò a quel padre ormai marginale e senza forza, perdonò, in parte, quella madre fragile che non comprese mai fino in fondo. Con quel compagno della notte, costruì il suo nido e chiamò il suo angelo, consapevole del suo compito.
La sua vita non fu mai colorata; il grigio del passato avrebbe fatto da sfondo alla sua esistenza, ma promise al suo cucciolo di guardarlo con occhi attenti.
Al suo piccolo dedicò la sua rinascita sapendo bene che, ai cuccioli, non si chiede una guarigione che è solo frutto del proprio coraggio.

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