i libri

Menotti Lerro

Augusto Orrel

Memorie d'orrore e poesia

2007

ISBN 978-88-7536-126-6

pp. 98

cm 13x20,5

€ 11,00

 

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L'autore

Menotti Lerro si è laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Salerno. La prima raccolta di poesie risale all'anno 2003 Ceppi Incerti pubblicata dal caffè letterario fiorentino (Giubbe Rosse). Nel marzo del 2005 viene dato alle stampe Passi di Libertà Silenziose, raccolta di poesie e prose edita da Plectica. Nel 2005 si iscrive all'albo nazionale dei giornalisti pubblicisti e al contempo inizia a lavorare nella redazione Narrativa Italiana e Straniera della casa editrice Mondadori. Al gennaio 2006 risale la raccolta di testi letterari in versi dal titolo Senza Cielo (Guida editore). Nel 2007 vengono pubblicati i testi: Augusto Orrel: memorie d’orrore e poesia (Joker); Tra-vestito e l’anima; I Battiti della notte; È per questo che non ti scrivo; Storia di un cilentano in giro per il mondo (con lo pseudonimo Serse Monetti); Aforismi; Storie (con lo pseudonimo Augusto Orrel); Sento che ne è valsa la pena; Essays on the body (quattro saggi in lingua inglese sul tema del corpo); The body between autobiography and autobiographical novels (testo in lingua inglese in cui vengono analizzati quattro casi letterari che mostrano i diversi modi di scrivere un’autobiografia di scrittori con quattro diverse identità di gender). Nel 2007 ha curato l’antologia I poeti senza cielo, dove vengono racchiuse poesie di poeti rinomati e di giovanissimi sconosciuti. Ha curato per il centro promozionale per il Cilento la biografia di alcuni poeti contemporanei ed inoltre nel 2003 ha curato la biografia didattica dello storico Augusto Placanica. Sue poesie e racconti fanno parte di diverse antologie ed in particolare fa parte dei poeti che hanno dato corpo all’innovativo progetto delle “500 poesie istantanee tramite internet” racchiuse nel volume Le solitudini di Aradollo. Nel giugno del 2006 - dopo aver studiato già nel 2003-2004 nella città di Oxford (Oxford Brookes University) gli viene attribuita, dall’Università degli Studi di Salerno, una borsa di studio post-laurea per un corso di perfezionamento all’estero (che gli viene rinnovata nel 2007). Nell’ottobre del 2006 inizia il Master of Art interdisciplinare ‘The Body and Representation’ concluso nel settembre 2007. Nel marzo del 2007 ottiene l’offerta di ammissione al Ph.D. in Italian Studies presso l’università di Reading (UK) e al momento sta portando avanti la sua tesi basata sul binomio poesia/autobiografia.

Della sua poesia si sono occupati, tra gli altri, i seguenti critici: Giorgio Bàrberi Squarotti, Roberto Carifi, Erminia Passannanti, Gianmario Lucini, Alberto Mirabella, Maurizio Cucchi.

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I testi

Sorta di contemporaneo Werther, Augusto Orrel è la figura romanticamente struggente, nondimeno reale e palpitante, di un giovane uomo del sud, tormentato dal processo di crescita, il quale, per pudore, onestà e senso dell’autolimite, accetta di fare raccontare le sue vicissitudini da un amico, depositario delle sue più intime confessioni.
Ne seguiamo la storia dall’infanzia all’età adulta, periodo complesso sotto ogni punto di vista - familiare ed esistenziale, economico e psicologico, sentimentale e sessuale - durante il quale, tuttavia, Augusto cerca di rispondere al proprio impulso creativo e acquisire autonomia da quelle forze che ne vorrebbero limitare l’espressione. Vive e cresce fino alla giovinezza in una Paese, l’Italia, che vede penosamente diviso tra culto opprimente e prescrittivo dei valori tradizionali e nazionali ed il culto disumanizzato di un tecnologismo postcapitalistico, svuotato di contenuti e di memoria storica.
La presa di coscienza che Augusto Orrel raggiunge sul piano psicologico, oltre che politico, culturale ed artistico, ha luogo all’estero, e si attua grazie alla costante mediazione della poesia, il genere elettivo, che Augusto condivide con una delle sue sorelle, a cui è fortemente legato a causa dei gravi traumi subiti da entrambi nell’infanzia. È il padre, uomo che nell’apice della sua malattia arriva ad essere anche violento, afflitto da gravi turbe psichiatriche, la causa prima del disagio esistenziale dei due giovani, e soprattutto della loro rispettata, umile madre. Il conflitto edipico salda, ma infine libera straordinarie energie creative ed introspettive, sia in Augusto, sia in sua sorella, non senza obbligarli a percorrere i tunnel dell’angoscia giovanile più radicale.
Nelle fasi cruciali e, dunque conclusive, della storia di quest’odierno anti-eroe, l’Inghilterra non è mai presentata come una terra onirica di false speranze e conquiste, ma la nazione moderna, viva e problematica che, pur dalla prospettiva febbrile di una necessaria emancipazione, consente ad Augusto di pervenire all’accettazione di se stesso, delle sue origini e del suo passato.

 

Erminia Passannanti

 

* * *

 

Quella mattina si erano incontrati all’università ed entrambi non avevano lezione. Facendo appello a tutto il suo coraggio, Pietro, con il suo solito inglese, disse:
– Vuoi venire al centro?
– Sì, perché no! – aveva risposto lei.
– Mi piacerebbe conoscere un pochino Oxford e girare per le strade guardando le case e i vecchi palazzi.
– Ok, andiamo.
Sull’autobus che portava al centro, la mano di Catherine sfiorava quella di Pietro che si sentiva il cuore come quando era atterrato all’aeroporto ed avrebbe voluto fermare il tempo, tanta era la pace provata.
– Vieni, andiamo in quella chiesa.
– Che strana, senza le statue dei santi...
– Ma guarda qui, in quest’angolo, si appendono le preghiere...
– Scriviamo le nostre!
Pietro la sua la pensò a lungo ed infine scrisse che non avrebbe voluto mai perdere la luce trovata negli occhi di Catherine: un’intensità mai incontrata prima.
Catherine scrisse le sue preghiere in russo così che, quantunque Pietro avesse sbirciato il foglietto, non aveva potuto capirci niente: ma la lunghezza della preghiera era quasi uguale alla sua e quindi egli immaginò che anche Catherine avesse espresso il medesimo desiderio e questo lo rese molto felice.
Rincasarono solo a sera, stremati dalle loro corse per le strade mano nella mano, ma felici di stare così bene l’uno con l’altra.
Pietro allora passò la notte senza dormire, fissando il soffitto, pensando che forse un bacino, ormai, avrebbe potuto darglielo, dato che erano tre settimane che stavano insieme ore ed ore. Ma come fare? Cosa dirle e come?
Tutto sarebbe stato facile a Piaggine con quelle quattro oche che basta strapazzarle un po’ e subito ti si buttano al collo, ma Catherine era come un fiore sbocciato tra la neve e a Pietro le parole gli tremavano anche quando se le ripeteva nella mente innumerevoli volte e sempre in modo diverso, non trovando mai quelle giuste.
Una sera stavano vedendo un film e lei si era addormentata sulla sua spalla. Pietro la guardò a lungo e gli sudavano le mani pensando che, forse, era quella l’occasione buona per avvicinarsi, senza nemmeno dover parlare. Si avvicinò lentamente e persino le labbra cominciarono a tremargli lievemente, ma proprio quando si trovò sul punto di baciarla esitò e non ne ebbe la forza.
Catherine allora aprì gli occhi e senza dir nulla lo baciò come mai Pietro era stato baciato prima e come mai credette che nessuno avrebbe potuto baciarlo più.
Dopo qualche attimo, si sentirono in imbarazzo e Pietro avrebbe voluto dire qualcosa di romantico affinché lei non dimenticasse più quegli attimi. Nella mente però gli balenavano solo sciocchezze, o meglio, tutto gli sembrava fuori luogo e inopportuno, ed infine esclamò: – Domani andiamo a visitare il castello, ok? Ti parlerò della sua storia che sono certo ti piacerà.
– Non vedo l’ora! – rispose Catherine.
Quella notte dormirono nella stanza di Catherine e fecero l’amore fino all’alba in un modo incredibilmente passionale e dolce come solo i romanzi a volte riescono a raccontare. Poi crollarono sfiniti e dormirono nudi e abbracciati. Si cercavano nel sonno e si svegliavano in continuazione per baciarsi e farsi carezze.
Si amavano. Era passato un mese da quando lei gli aveva sorriso e loro erano innamorati come se si conoscessero da una vita. Studiavano insieme, apprendevano insieme, si disperavano insieme e il vento freddo di novembre che sollevava foglie morte sembrava nei loro cuori musica dedicata loro dal tempo. La notte sembrava arrivare in fretta, affinché potessero abbracciarsi nel letto e il sole arrivare al mattino per fare loro aprire gli occhi, facendo sì che potessero specchiarsi di nuovo l’un dentro l’altra.
Un pomeriggio decisero di visitare Londra e in un grande negozio d’abbigliamento non riuscirono a trattenere la loro passione e si rinchiusero in un camerino, dove si provano i vestiti, facendo l’amore con tanto ardore che qualcuno bussò alla porta. Nel provare a rivestirsi velocemente, Pietro cadde al suolo sbattendo la testa vicino alla porta e, dopo un secondo di spavento, Catherine scoppiò in una fragorosa risata, così coinvolgente che Pietro non poté che restarne coinvolto. Si abbracciarono e rotolarono al suolo del camerino pensando che il mondo era solo loro e che niente e nessuno avrebbe potuto impedire loro di amarsi.

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