i libri

 

Giovanna Bartoletti Lombardo

 

Amore oltreoceano

Storia di (stra)ordinarie emigrazioni

 

2016

ISBN-13: 978887536400-7

pp. 84

cm 15x21

€ 15,00

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Giovanna Bartoletti Lombardo, pensionata, vive a Novi Ligure (Alessandria).

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Una giovane donna lotta: per la sua dignità, per la sua realizzazione lavorativa, per il suo amore.
Dalla Sicilia agricola degli anni Cinquanta fino alle fabbriche del Piemonte, poi in Venezuela dopo un desiderato matrimonio per procura, e ancora nel Piemonte del boom economico degli anni Sessanta. Emigrazioni che segnano la sua vita, passaggi che vive con il cipiglio di chi vede nel lavoro un mezzo di riscatto e di autoaffermazione.
Un’autobiografia che potrebbe essere una delle tante di quel periodo e che proprio per questo è ordinaria e straordinaria allo stesso tempo: perché oggi si dimentica troppo spesso quello che è stato il nostro passato e che, per altri, è ancora il presente..
 

 

* * *

 

[...]

Rientrata a casa, era ormai quasi giunto il momento della mia partenza per il Venezuela. Nel frattempo appresi la data e il nome della nave con la quale sarei partita, La “Surriento”, che era soprannominata “la nave delle spose” perché portava in Australia e Sudamerica molte giovani italiane sposatesi per procura; la data era fissata per il 23 febbraio 1962. A quel punto mi licenziai dal lavoro con grande gioia, ma con stupore da parte del mio datore di lavoro che, augurandomi buona fortuna, mi consegnò una lettera di raccomandazione per una ditta farmaceutica di Caracas che apparteneva ad un suo amico, qualora avessi deciso di andare a lavorare. E non solo, mi disse che se un giorno fossi ritornata in Italia per ristabilirmi in città, sarei potuta tornare a lavorare nella mia vecchia fabbrica, dove avrei sempre trovato il mio posto di lavoro.
Con grande stupore di tutti per la ferma decisione nella mia scelta, arrivò il giorno della partenza. Mia madre era felice e al tempo stesso preoccupata per l’incertezza su quello cui sarei andata incontro. Tuttavia ebbe poi un commento positivo da parte di un suo nipote che abitava a Valencia, in Venezuela, sull’ormai mio marito – si conobbero proprio il giorno nel quale io mi sposai – cosa che tranquillizzò la mia famiglia. Il nipote informò i miei che aveva conosciuto una bella persona sia nell’aspetto fisico che caratteriale, affidabile, di buona famiglia, la quale era in trepidazione per conoscermi. Nonostante ciò, la mamma era triste, perché andavo talmente lontano che aveva una grande paura di non vedermi più.
Il giorno della partenza mi imbarcai a Genova: fui accompagnata da tutti i parenti, lontani e vicini. Fu un’emozione pazzesca. Tutti piansero, io no.
Mi ripromisi di stare allegra e non far trapelare le emozioni che mi attanagliavano il cuore, per non preoccupare ancor di più la mamma, che era quella che stava soffrendo di più.
Prima di imbarcarmi, sentii distintamente mia madre dire a mio padre: «Questa figlia hai fatto di tutto per farla scappare. Con l’altra non te lo permetterò, a qualsiasi costo».
Salita sulla nave, appena questa fece manovra, si sentirono delle sirene: era l’imbrunire. Fu il momento nel quale più sentii il mio cuore battere, e mi resi conto in quel momento che stavo perdendo, non sapendo per quanto, la mia famiglia d’origine.
Fortunatamente, quell’attimo passò quasi subito e quando la nave fu ormai lontana dal porto, iniziarono ad accompagnarci nelle nostre cabine.
Era una nave non molto grossa, con un’unica classe turistica, con cabine da sei persone, confortevoli e piene di comodità. Fu molto facile fare amicizia, dato che stavo facendo la mia prima crociera! Fu magnifica.
Il viaggio procedette tra feste, balli, giochi di gruppo, pieni di divertimento, e la sera si ballava sempre. Io ero la sposina più giovane della nave e la persona adulta – in quanto sposata – più piccola della compagnia.
Mi divertii tanto, e quando un giorno organizzarono il concorso di “Miss Surriento” mi proposero di iscrivermi, perché mi dissero che avevo buone possibilità di vincere. Eppure, nonostante la mia giovane età, fui così matura da rifiutare poiché avrei dovuto sfilare anche in costume da bagno, e le foto sarebbero state esposte sulla nave fino all’arrivo a destinazione. Avendo il timore che mio marito non fosse d’accordo preferii quindi rinunciare.
Durante il viaggio, però, mi accorsi che, tutte le volte che entravo nel salone delle feste l’orchestra suonava sempre la famosa canzone «Sedici anni», interpretata da Nunzio Gallo. Lì per lì non capii, finché un giorno un membro dell’equipaggio mi disse che il fotografo di bordo aveva preso una bella cotta per me! Fu sempre gentile, e mai approfittò dei suoi sentimenti. Eravamo solo amici, insieme ad altri passeggeri, e si limitò a dedicarmi solo quella canzone.
In quei quattordici giorni feci un paio di scali: passai per Napoli e per Tenerife, attraversando Gibilterra e le Canarie.
Finalmente arrivò il tanto sospirato giorno dell’arrivo: era l’8 marzo.

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