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Prefazione
«Gli scrittori di aforismi»,
scrive Gino Ruozzi, «sono in primo luogo scrittori di
meditazione, offrono l’opportunità di scandagliare
gli umori oscillanti del nostro tempo»1.
Ciò continua ad essere in una certa accezione vero: se oggi
non ci sono forti tensioni contro cui schierarsi (un tempo
c’era ad esempio il Fascismo, che vide aderire od opporsi
scrittori nella cui opera tale passaggio è significato una
marca letteraria) - oppure ci sono ma si è diffuso un
contagio per colpa del quale il re è nudo, tutti lo vedono
ma si sono abituati - resta il fatto che gli scrittori di aforismi si
sono sempre confrontati con la storia, ossia con i segni del proprio
tempo. L’aforista è sempre un moralista nel senso
più alto del termine, e sia egli conservatore o
rivoluzionario, apocalittico o integrato, nella sua opera le coordinate
principali dell’errare nel proprio tempo si trovano tutte:
nei suoi argomenti come nel suo linguaggio, nelle sue ironie e
disperazioni come nelle sue speranze. La constatazione (le
«constatazioni disarmate» di Flaiano), come anche
Ruozzi nota, ha preso il posto dell’utopia e
l’asserzione tanto cara ai maestri del passato un
po’ ci manca, ma resta proprio dell’aforista (nel
suo intimo, e forse solo ai vertici della sua produzione) il carattere
dell’esiliato che Prezzolini ha ben incarnato, condizione che
forse può ancora permettergli di far favillare qua e
là pensieri fecondi, indipendenti ma meditati, violenti ma
necessari. Una solitudine che si deve alleare con
l’assiduità, come Ugo Bernasconi
dichiarò e Canetti ben esemplificò.
L’aforisma nella sua accezione
più comune è una breve massima o riflessione,
generalmente esposta in forma efficace e memorabile, che riguarda i
temi massimi della vita e della morte, dell’arte, della
religione, dell’etica… Ma scendendo un poco nel
concreto si vede che, se oggi gli aforismi riflettono la confusione
magmatica dell’esistente, da sempre anche negli aforismi
già pensati dai loro autori come parti di una silloge2
si nascondono il quotidiano, lo scherzo, la piccola vigliaccheria o
l’odio; e questo al di là della questione dei
valori fluttuanti: è che l’aforisma riflette al
meglio l’essere necessariamente errabondo di una mente
attenta e vivace, la curiositas, se vogliamo anche
una certa consustanziale nervosa inconcludenza che tale forma permette
di elevare ad arte. C’è nell’anima
dell’aforista qualcosa di contraddittorio ed ineliminabile
che rende fecondo lo spirito (ne accennò Papini nel suo Un
uomo finito, sfaccettatissimo era Giornale di bordo
di Soffici) ed enigmatica la figura. Magari un semplice cambio di
consonante può portarci a una risata schietta che poi si fa
dianoetica, ed ecco la moderna declinazione dell’utile
dulci. E questo avviene nonostante i tentativi, talvolta
efficaci, di tornare ad organizzare aforismi per generare una poetica o
una silloge monotematica: si pensi a Ceronetti alle prese con la
malattia e il corpo, a Viviani con la psiche, a Fortini e Bellocchio
con la politica, a Quinzio con la religione...
Ci sarebbe poi tutto un discorso da fare sui
poeti-aforisti, specie di recente acquisizione (non recentissima) che
sta dando frutti considerevoli e sta forse riuscendo a infondere
nell’aforisma la controllata passione che pervade (o dovrebbe
pervadere) la poesia permettendo al genere di svecchiarsi ed uscire
dalle secche della boutade, della pistolettata
polemica, della vanità pessimistica, o del disonesto rifiuto
dell’empirismo3. Quasi tutti gli
autori qui antologizzati sono anche poeti, e tutti insieme permettono
di osservare un vastissimo campionario di atteggiamenti, temi, modi e
maniere. Dagli aforismi “psicoanalitici” e poietici
di Ercolani al dialogo con la parola altrui e le diverse
modalità di espressione artistica operato da Zuccarino,
dalle ironie tipicamente italiane di Cammarata e Vacchetta agli intarsi
di Frisa, dall’osservazione disincantata del mondo di Ugolini
ai tic dell’insofferenza di Gazzolo, dagli epigrammi di De
Napoli e Poluzzi alla svagata e al tempo stesso acida registrazione di
Caddeo e Morandotti, alla vivace ortodossia di Donato e Monreale.
L’aforisma è una scheggia
impazzita, ma se è stata ben forgiata sa scegliere un
percorso e mantenerlo con caparbietà, all’insegna
di quella contraddizione che ancora sa vivificare le nostre menti.
Sandro Montalto
Note
1 L’esperienza
ferita, in: AA.VV. (a cura di Gino Ruozzi),
Scrittori italiani di aforismi - Il Novecento,
Mondadori, Milano 1996, p. XVII.
2 Si vedano, tra gli altri:
Maria Teresa Biason, L’aforistica francese a
partire da La Rochefoucauld, in: AA.VV. (a cura di Gino
Ruozzi), Teoria e storia dell’aforisma,
Bruno Mondadori, Milano 2004; Adriano Marchetti, Scritture
brevi e discontinue, Book, Castelmaggiore 2003.
3 Ben altro e
più discutibile caso è quello delle massime
riversate in versi: celebre è il caso della versione in
versi italiani di autore sconosciuto Raccolta di
massime filosofiche del Duca Della Rochefoucauld nel loro originale,
tradotte litteralmente e parafrasate in poesia italiana
(presso Ranieri Prosperi, Pisa 1818). E diverso è anche il
caso di versi che cercano di ereditare la tensione
dell’aforisma o viceversa, come è il caso di Feuillets
d’Hypnos di René Char. Circa
la dicotomia empirismo/manierismo si veda: Roberto Bertoldo, Aforismi
analitici e aforismi sintetici, Hebenon, anno IX terza serie,
n 3, novembre 2004, pp. 40-43.
Rinaldo Caddeo
Nuove etimologie del caos
La posizione eretta ha infilato il cielo in testa
all’uomo.
Pedalare: volare raso-terra.
Lo spargimento di sangue maggiore avviene dentro di
noi.
La morte corrompe senza denaro.
In me è un altro, io ci sono dopo di me.
Michelangelo Cammarata
En passant
Il lifting consente a un individuo di vivere al di
sopra dei propri mezzi.
Una superstizione è una fede non
griffata.
La verità è inversamente
proporzionale alla convinzione con cui la si proclama.
La normalità consiste nel comportarsi
come gli altri pretendono che ci si comporti e nel pretendere che gli
altri si comportino come pare a noi.
Un refuso, con un po’ di fortuna,
può incoronare un poeta.
Francesco De Napoli
Espianti
IL LIBRO DELL’EDONISTA
La più grande Opera nella storia
dell’uomo, concordano laici e credenti. Il Dio di Abramo si
svela come pura potenza, si realizza fiero e spietato
nell’incessante creare e distruggere: «Io sono
ciò che sono». Il nichilismo fai-da-te
è servito.
L’INVERNO DELL’ARTE
Nelle periodiche stagnazioni del capitale,
impettiti faccendieri - di regola in tutt’altre faccende
affaccendati - scoprono i pregi dell’arte. Si spacciano per
operatori culturali, organizzano mostre e convegni, riproducono e
smerciano icone, distribuiscono onorificenze decantate dai critici
più quotati. Ma gli artisti veri emigrano o cadono in
letargo.
Piero Donato
Sulla pace
La vita è uno stupendo viaggio
attraverso regioni inaccessibili senza la volontà di
rinnovamento.
Non esisterebbe vita senza
quell’ancestrale consapevolezza che ci spinge oltre
l’indifferenza.
Il sentimento è la forza motrice
dell’Universo; il pensiero ne mostra i limiti.
La novità è ciò
che cerchiamo nel compimento dell’azione; essa è
una breve rappresentazione della vita.
Marco Ercolani
Per la mano sinistra
Arrivo alla metafora come un annegato rivede la
superficie del mare.
Io scrivo aforismi sulla cecità. Il
cieco grida di non vedermi.
Al paradosso della psicosi si oppone quello della
scrittura - all’indifferenza della pietra le rifrazioni dello
specchio.
Il turbamento non si oppone alla chiarezza.
È la chiarezza.
Lo smembramento della lingua non è
un’avventura essenziale. Essenziale è quella
cavità, nel petto, che produce risonanza tra le parole.
Lucetta Frisa
Bagliori di una stella morta
È dal buio che scrivo. Le parole, ad una
ad una escono alla luce, prendono un corpo, sfavillano. Se le cancello,
rientrano nel buio: chi è il fantasma, loro o io?
Se un corpo nasce tra spazio e tempo, tra luce e
ombra, ed è la vista a conoscerlo, ciò che
è stato prima e sarà dopo è ombra,
vuoto. Il vuoto è tutto quello che non è forma,
che non lo è ancora o non lo è più:
qui e ora.
Qualunque segno, o parola, moltiplica il vuoto
nello specchio. Se do un corpo allo specchio, i segni e le parole sono
riflessi; se do un corpo a parole e segni, è lo specchio il
fantasma: due illusioni che mi impongono una scelta.
Giorgio Gazzolo
L’oceano nel bicchiere
C’è chi vede il prossimo come
una serie di destinatari (di sermoni, lettere, pubblicità,
minacce e così via).
Certi hanno la mente disabitata.
Capita qualche volta di pensare il futuro come
Terra Promessa.
Il modo di dire “voltiamo
pagina” dipende dal fatto che il più delle volte
non si può cambiare libro.
Una cosa che rimpiango è di non esser
stato autodidatta. Quando ho cominciato era già tardi.
Daniela Monreale
Esprit de finesse
Il buco nero della ragione, dove cadono tutte le
scommesse.
È fonte di seduzione ciò che
non conosciamo.
Le parole vanno decantate, le emozioni esaltate.
Il momento del risveglio dà la misura
psicologica di una persona, il suo stato d’animo.
Il linguaggio degli innamorati è un
linguaggio estremo, ribelle, assoluto. La sua parola è
“sempre”.
Lorenzo Morandotti
Seconda persona
Se si vive, è perché tutto
venga reso sensibilmente impossibile. È questo sottile
difetto di ordine a porcelo infine, nella sua precisa insistenza,
ordinato.
Per un impegno sempre rinnovato usano le tazze
pulite con cura dallo strofinaccio. Tutti compresi dallo stesso rigor
mortis.
Promesso nella tradizione etica, un modello ha fama
sino in cielo. Nella vita quotidiana le contraddizioni lo equilibrano
in sonno profondo, spesso il concetto si capovolge.
Graziella Poluzzi
Fosforescenze
La soddisfazione di vivere in un paese in cui ci si
può lamentare di starci male, liberamente. E non
è poco.
La collettività esalta spesso il
peggiore del gruppo e lo eleva a proprio capo.
Ormai quando uno sconosciuto ti rivolge gentilmente
la parola, pensi solo che abbia qualcosa da venderti.
Consumismo sfrenato e rigore morale non combinano.
Forse per questo abbiamo degli usi e costumi molto tolleranti.
Liliana Ugolini
Lo spettacolo in scena
Il grassetto titola. Rimanda al già
detto.
La trasformazione parte da possibilità
già esistenti.
Il pericolo è l’essere
interpretati da pochi e l’errore è credersi, da
quei pochi, rappresentati.
Ridere a parole, immagini, fatti del giorno e
trovarsi, guardandosi, impastati.
Il processo di pace intanto passa dalle guerre.
Flavio Vacchetta
Anaforismi
Gli uomini hanno più paura della
verità che della morte.
Subdola realtà tra il benessere sfrenato
e la povertà più disarmante.
Mi consuma acremente un’angoscia passata,
frutto della notte il suono di un sonno.
L’occhio della rupe disperso nei cieli:
l’occhio di Dio.
Al sole spine di ferro, lievi e gentili.
Giuseppe Zuccarino
Marginalia
L’esigenza frammentaria è
legata anche al fastidio che suscita, in arte, tutto ciò che
mostri di voler aspirare alle grandi dimensioni. La grandezza
materiale, infatti, ha cessato da tempo di apparire quale dimostrazione
di potenza immaginativa, e fa sorgere piuttosto, almeno in prima
istanza, il sospetto di una radicale carenza di gusto. Lo notava Edgar
Allan Poe, secondo il quale però questo tipo di
sensibilità era già ravvisabile nel mondo
ellenico: «In Grecia, il vincitore di tre Olimpiadi poteva
esigere una statua a grandezza naturale, mentre chi vinceva
un’unica volta aveva diritto soltanto a un colosso».
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