i libri

R. Caddeo, M. Cammarata,

F. De Napoli, P. Donato,

M. Ercolani, L. Frisa,

G. Gazzolo, D. Monreale,

G. Poluzzi, L. Ugolini,

F. Vacchetta, G. Zuccarino

Nuove declinazioni

n. 3

ISBN 88-7536-029-4

2005

pp. 64

cm 15x21

€ 10,00

 

L'autore

I testi

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L'autore

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Rinaldo Caddeo è nato nel 1952 a Milano, dove insegna. Ha pubblicato tre raccolte di poesie (Le fionde del gioco e del vuoto, Narciso, Calendario di sabbia), una raccolta di racconti (La lingua del camaleonte) e una di aforismi (Etimologie del caos).

Michelangelo Cammarata è nato a Gela nel 1941 e risiede a Palermo. Ha pubblicato quattro raccolte di poesia (Un’eco di pensiero, 1964; L’oasi propizia, 1965; L’uomo, con ironia, 1969; I germogli di Ground Zero, 2003). ed una di aforismi (Fiele di zagara, 2006).

 

Francesco De Napoli è nato a Potenza nel 1954 e vive a Cassino (FR). Ha pubblicato le raccolte di poesia: Noùmeno e realtà (1979), Fernfahrplan (1980), La dinamica degli eventi (1983), L’attesa (1987), Il pane di Siviglia (1989), Urna d’amore (1992), Dialogo serale (1993), Poesie per Urbino (1996), Nel tempo. A Ženja (1998), Carte da gioco (1999), La casa del porto (2002), La dimensione del noùmeno (2003). Libri di epigrammi: Contagi (1990), Giogo/forza (2000). Opere di narrativa: Banalità (1994), Animatore d’ombre (1996). Tra le pubblicazioni di saggistica: Del mito, del simbolo e d’altro. Cesare Pavese e il suo tempo (2000), Graffiti poetici dall’universo giovanile sommerso (2000).

Piero Donato, genovese nato nel 1960, è presidente e socio fondatore di Artenuova. Nel 1993 ha pubblicato la raccolta di poesie Impulsi e forma e nel 1997 la silloge Utopia di fine Novecento. Sue opere compaiono in varie antologie e sono ricordate nella Storia della Letteratura Italiana - Il secondo Novecento (1998).


Marco Ercolani è nato a Genova nel 1954, dove vive e lavora come psichiatra. Ha pubblicato diversi libri, tra cui: Col favore delle tenebre (1987), Il ritardo della caduta (1991), Vite dettate (1994), Lezioni di eresia (1996), Il mese dopo l’ultimo (1999), Carte false (1999), Il demone accanto (2002), Taala (2004) e Fuoricanto (2000), raccolta di saggi critici su alcuni poeti contemporanei. Ha curato il volume collettivo Tra follia e salute: l’arte come evento (2002). In coppia con Lucetta Frisa ha scritto L’atelier e altri racconti (1987) e Nodi del cuore (Greco & Greco, 2000).

Lucetta Frisa è nata a Genova dove risiede. È poeta, traduttrice, studiosa di letteratura giovanile e lettrice a voce alta. Tra i suoi più recenti libri di poesia: La follia dei morti (1993), Notte alta (1997) Gioia piccola (1999), L’altra (2001), Disarmare la tristezza (2003) e Siamo appena figure (2003). Ha curato una scelta di versi di Emily Dickinson, Lasciatemi l’estasi (1992) e di Henri Michaux Sulla via dei segni (1998). Suoi testi in Niebo, Origini, Riga, Resine, Il gallo silvestre, Pagine, La clessidra, Nuova Prosa, Si scrive, Poesia, Ciminiera, Capoverso. Con i suoi racconti per ragazzi collabora al quotidiano Avvenire e con i suoi saggi a LG. Argomenti.

Giorgio Gazzolo, genovese, ha pubblicato cinque libri di versi; ha vinto due premi internazionali (Tokyo e Berkeley) per la poesia haiku. Collabora a giornali e riviste. Presente in numerosi siti internet e in antologie italiane e straniere. Citato nella antologia Genova in versi. Organizza incontri letterari e letture di poesia.

Daniela Monreale, poetessa e critico letterario (Palermo, 1963). Vive in provincia di Firenze. Ha pubblicato varie raccolte di poesia, tra cui Secreta Cura (1995), Il limite dell’orizzonte (1999), Lo sguardo delle cose (2001), Quotidiano/Straordinario (2002). Con Fabrizio Bianchi ha pubblicato Corpo a Corpo (2003). È presente in alcuni volumi antologici. Ha prefato e curato libri di poesia e antologie, tra cui i volumi Vie di Versi (2001) e il saggio Helle Busacca, Poesie scelte (2002). Collabora con varie riviste culturali, tra cui Leggere Donna, La Mosca di Milano, La nuova Tribuna Letteraria, Le Voci della luna, L’Almanacco del Ramo d’Oro. È redattrice de Il Foglio letterario.

Lorenzo Morandotti è nato a Milano nel 1966 e vive in provincia di Como. Giornalista professionista, è redattore del quotidiano Il Corriere di Como. Ha pubblicato la raccolta di poesie Respirazione (2001), la raccolta di aforismi Alberi neri (1994) e il volume di saggi Il sogno condiviso (1993). Ha in preparazione un volume sull’opera del pittore austriaco Andreas Campostellato.

Graziella Poluzzi è autrice satirica, ed ha scritto poesie, aforismi, epitaffi, favole, testi di teatro comico e cabaret. Dal 1995 produce la fanzine d’umorismo nero Macabrina con vari autori e vignettisti.

Liliana Ugolini ha pubblicato undici libri di poesia e uno di prosa (con Rosaria Lo Russo e Maria Pia Moschini) ai quali hanno partecipato vari artisti con immagini pittoriche, fotografiche ed elaborazioni al computer. Da L’ultima madre e gli aquiloni (1998), Marionetteemiti (1999), Pellegrinaggio con eco (2001), Imperdonate (2002), Spettacolo e Palcoscenico (2003), sono stati tratti spettacoli teatrali omonimi, già ripetutamente andati in scena.

Flavio Vacchetta è nato a Bene Vagienna, dove vive, nel 1951. Dipendente di un istituto creditizio, è presidente del Gruppo Astrofili Benesi. Ha pubblicato due sillogi autoprodotte (Nel segno della bilancia e Sorgenti) e i volumi Silente meridiana e Universo vagabondo. Collabora con testate locali.

Giuseppe Zuccarino, nato nel 1955, è critico e traduttore. Ha pubblicato quattro raccolte di saggi (La scrittura impossibile, 1995; L’immagine e l’enigma, 1998; Critica e commento, 2000; Percorsi anomali, 2002), e una di frammenti (Inesistenze, 1996). È curatore di due volumi collettivi (Palinsesto. I modi del discorso letterario e filosofico, 1990; Le trame parallele. Letteratura e arti visive, 1996). Ha tradotto, fra l’altro, libri di Mallarmé, Fénéon, Bataille, Klossowski, Caillois e Barthes.

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I testi

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Prefazione

 

«Gli scrittori di aforismi», scrive Gino Ruozzi, «sono in primo luogo scrittori di meditazione, offrono l’opportunità di scandagliare gli umori oscillanti del nostro tempo»1. Ciò continua ad essere in una certa accezione vero: se oggi non ci sono forti tensioni contro cui schierarsi (un tempo c’era ad esempio il Fascismo, che vide aderire od opporsi scrittori nella cui opera tale passaggio è significato una marca letteraria) - oppure ci sono ma si è diffuso un contagio per colpa del quale il re è nudo, tutti lo vedono ma si sono abituati - resta il fatto che gli scrittori di aforismi si sono sempre confrontati con la storia, ossia con i segni del proprio tempo. L’aforista è sempre un moralista nel senso più alto del termine, e sia egli conservatore o rivoluzionario, apocalittico o integrato, nella sua opera le coordinate principali dell’errare nel proprio tempo si trovano tutte: nei suoi argomenti come nel suo linguaggio, nelle sue ironie e disperazioni come nelle sue speranze. La constatazione (le «constatazioni disarmate» di Flaiano), come anche Ruozzi nota, ha preso il posto dell’utopia e l’asserzione tanto cara ai maestri del passato un po’ ci manca, ma resta proprio dell’aforista (nel suo intimo, e forse solo ai vertici della sua produzione) il carattere dell’esiliato che Prezzolini ha ben incarnato, condizione che forse può ancora permettergli di far favillare qua e là pensieri fecondi, indipendenti ma meditati, violenti ma necessari. Una solitudine che si deve alleare con l’assiduità, come Ugo Bernasconi dichiarò e Canetti ben esemplificò.

L’aforisma nella sua accezione più comune è una breve massima o riflessione, generalmente esposta in forma efficace e memorabile, che riguarda i temi massimi della vita e della morte, dell’arte, della religione, dell’etica… Ma scendendo un poco nel concreto si vede che, se oggi gli aforismi riflettono la confusione magmatica dell’esistente, da sempre anche negli aforismi già pensati dai loro autori come parti di una silloge2  si nascondono il quotidiano, lo scherzo, la piccola vigliaccheria o l’odio; e questo al di là della questione dei valori fluttuanti: è che l’aforisma riflette al meglio l’essere necessariamente errabondo di una mente attenta e vivace, la curiositas, se vogliamo anche una certa consustanziale nervosa inconcludenza che tale forma permette di elevare ad arte. C’è nell’anima dell’aforista qualcosa di contraddittorio ed ineliminabile che rende fecondo lo spirito (ne accennò Papini nel suo Un uomo finito, sfaccettatissimo era Giornale di bordo di Soffici) ed enigmatica la figura. Magari un semplice cambio di consonante può portarci a una risata schietta che poi si fa dianoetica, ed ecco la moderna declinazione dell’utile dulci. E questo avviene nonostante i tentativi, talvolta efficaci, di tornare ad organizzare aforismi per generare una poetica o una silloge monotematica: si pensi a Ceronetti alle prese con la malattia e il corpo, a Viviani con la psiche, a Fortini e Bellocchio con la politica, a Quinzio con la religione...

Ci sarebbe poi tutto un discorso da fare sui poeti-aforisti, specie di recente acquisizione (non recentissima) che sta dando frutti considerevoli e sta forse riuscendo a infondere nell’aforisma la controllata passione che pervade (o dovrebbe pervadere) la poesia permettendo al genere di svecchiarsi ed uscire dalle secche della boutade, della pistolettata polemica, della vanità pessimistica, o del disonesto rifiuto dell’empirismo3. Quasi tutti gli autori qui antologizzati sono anche poeti, e tutti insieme permettono di osservare un vastissimo campionario di atteggiamenti, temi, modi e maniere. Dagli aforismi “psicoanalitici” e poietici di Ercolani al dialogo con la parola altrui e le diverse modalità di espressione artistica operato da Zuccarino, dalle ironie tipicamente italiane di Cammarata e Vacchetta agli intarsi di Frisa, dall’osservazione disincantata del mondo di Ugolini ai tic dell’insofferenza di Gazzolo, dagli epigrammi di De Napoli e Poluzzi alla svagata e al tempo stesso acida registrazione di Caddeo e Morandotti, alla vivace ortodossia di Donato e Monreale.

L’aforisma è una scheggia impazzita, ma se è stata ben forgiata sa scegliere un percorso e mantenerlo con caparbietà, all’insegna di quella contraddizione che ancora sa vivificare le nostre menti.

 

Sandro Montalto

 

Note

 

1  L’esperienza ferita, in: AA.VV. (a cura di Gino Ruozzi), Scrittori italiani di aforismi - Il Novecento, Mondadori, Milano 1996, p. XVII.

2  Si vedano, tra gli altri: Maria Teresa Biason, L’aforistica francese a partire da La Rochefoucauld, in: AA.VV. (a cura di Gino Ruozzi), Teoria e storia dell’aforisma, Bruno Mondadori, Milano 2004; Adriano Marchetti, Scritture brevi e discontinue, Book, Castelmaggiore 2003.

3  Ben altro e più discutibile caso è quello delle massime riversate in versi: celebre è il caso della versione in versi italiani di autore sconosciuto Raccolta di massime filosofiche del Duca Della Rochefoucauld nel loro originale, tradotte litteralmente e parafrasate in poesia italiana (presso Ranieri Prosperi, Pisa 1818). E diverso è anche il caso di versi che cercano di ereditare la tensione dell’aforisma o viceversa, come è il caso di Feuillets d’Hypnos di René Char.  Circa la dicotomia empirismo/manierismo si veda: Roberto Bertoldo, Aforismi analitici e aforismi sintetici, Hebenon, anno IX terza serie, n 3, novembre 2004, pp. 40-43.

 

 

 

 

Rinaldo Caddeo

Nuove etimologie del caos

 

La posizione eretta ha infilato il cielo in testa all’uomo.

 

Pedalare: volare raso-terra.

 

Lo spargimento di sangue maggiore avviene dentro di noi.

 

La morte corrompe senza denaro.

 

In me è un altro, io ci sono dopo di me.

 

 

 

Michelangelo Cammarata

En passant

 

Il lifting consente a un individuo di vivere al di sopra dei propri mezzi.

                                                          

Una superstizione è una fede non griffata.

                                                          

La verità è inversamente proporzionale alla convinzione con cui la si proclama.

                                                          

La normalità consiste nel comportarsi come gli altri pretendono che ci si comporti e nel pretendere che gli altri si comportino come pare a noi.

                                                          

Un refuso, con un po’ di fortuna, può incoronare un poeta.

 

 

 

Francesco De Napoli

Espianti

 

IL LIBRO DELL’EDONISTA

La più grande Opera nella storia dell’uomo, concordano laici e credenti. Il Dio di Abramo si svela come pura potenza, si realizza fiero e spietato nell’incessante creare e distruggere: «Io sono ciò che sono». Il nichilismo fai-da-te è servito.

 

L’INVERNO DELL’ARTE

Nelle periodiche stagnazioni del capitale, impettiti faccendieri - di regola in tutt’altre faccende affaccendati - scoprono i pregi dell’arte. Si spacciano per operatori culturali, organizzano mostre e convegni, riproducono e smerciano icone, distribuiscono onorificenze decantate dai critici più quotati. Ma gli artisti veri emigrano o cadono in letargo.

 

 

 

Piero Donato

Sulla pace

 

La vita è uno stupendo viaggio attraverso regioni inaccessibili senza la volontà di rinnovamento.

 

Non esisterebbe vita senza quell’ancestrale consapevolezza che ci spinge oltre l’indifferenza.

 

Il sentimento è la forza motrice dell’Universo; il pensiero ne mostra i limiti.

 

La novità è ciò che cerchiamo nel compimento dell’azione; essa è una breve rappresentazione della vita.

 

 

 

Marco Ercolani

Per la mano sinistra

 

Arrivo alla metafora come un annegato rivede la superficie del mare.

 

Io scrivo aforismi sulla cecità. Il cieco grida di non vedermi.

 

Al paradosso della psicosi si oppone quello della scrittura - all’indifferenza della pietra le rifrazioni dello specchio.

 

Il turbamento non si oppone alla chiarezza. È la chiarezza.

 

Lo smembramento della lingua non è un’avventura essenziale. Essenziale è quella cavità, nel petto, che produce risonanza tra le parole.

 

 

 

Lucetta Frisa

Bagliori di una stella morta

 

È dal buio che scrivo. Le parole, ad una ad una escono alla luce, prendono un corpo, sfavillano. Se le cancello, rientrano nel buio: chi è il fantasma, loro o io?

 

Se un corpo nasce tra spazio e tempo, tra luce e ombra, ed è la vista a conoscerlo, ciò che è stato prima e sarà dopo è ombra, vuoto. Il vuoto è tutto quello che non è forma, che non lo è ancora o non lo è più: qui e ora.

 

Qualunque segno, o parola, moltiplica il vuoto nello specchio. Se do un corpo allo specchio, i segni e le parole sono riflessi; se do un corpo a parole e segni, è lo specchio il fantasma: due illusioni che mi impongono una scelta.

 

 

 

Giorgio Gazzolo

L’oceano nel bicchiere

 

C’è chi vede il prossimo come una serie di destinatari (di sermoni, lettere, pubblicità, minacce e così via).

 

Certi hanno la mente disabitata.

 

Capita qualche volta di pensare il futuro come Terra Promessa.

 

Il modo di dire “voltiamo pagina” dipende dal fatto che il più delle volte non si può cambiare libro.

 

Una cosa che rimpiango è di non esser stato autodidatta. Quando ho cominciato era già tardi.

 

 

 

Daniela Monreale

Esprit de finesse

 

Il buco nero della ragione, dove cadono tutte le scommesse.

 

È fonte di seduzione ciò che non conosciamo.

 

Le parole vanno decantate, le emozioni esaltate.

 

Il momento del risveglio dà la misura psicologica di una persona, il suo stato d’animo.

 

Il linguaggio degli innamorati è un linguaggio estremo, ribelle, assoluto. La sua parola è “sempre”.

 

 

 

Lorenzo Morandotti

Seconda persona

 

Se si vive, è perché tutto venga reso sensibilmente impossibile. È questo sottile difetto di ordine a porcelo infine, nella sua precisa insistenza, ordinato.

 

Per un impegno sempre rinnovato usano le tazze pulite con cura dallo strofinaccio. Tutti compresi dallo stesso rigor mortis.

 

Promesso nella tradizione etica, un modello ha fama sino in cielo. Nella vita quotidiana le contraddizioni lo equilibrano in sonno profondo, spesso il concetto si capovolge.

 

 

 

Graziella Poluzzi

Fosforescenze

 

La soddisfazione di vivere in un paese in cui ci si può lamentare di starci male, liberamente. E non è poco.

 

La collettività esalta spesso il peggiore del gruppo e lo eleva a proprio capo.

 

Ormai quando uno sconosciuto ti rivolge gentilmente la parola, pensi solo che abbia qualcosa da venderti.

 

Consumismo sfrenato e rigore morale non combinano. Forse per questo abbiamo degli usi e costumi molto tolleranti.

 

 

 

Liliana Ugolini

Lo spettacolo in scena

 

Il grassetto titola. Rimanda al già detto.

 

La trasformazione parte da possibilità già esistenti.

 

Il pericolo è l’essere interpretati da pochi e l’errore è credersi, da quei pochi, rappresentati.

 

Ridere a parole, immagini, fatti del giorno e trovarsi, guardandosi, impastati.

 

Il processo di pace intanto passa dalle guerre.

 

 

 

Flavio Vacchetta

Anaforismi

 

Gli uomini hanno più paura della verità che della morte.

 

Subdola realtà tra il benessere sfrenato e la povertà più disarmante.

 

Mi consuma acremente un’angoscia passata, frutto della notte il suono di un sonno.

 

L’occhio della rupe disperso nei cieli: l’occhio di Dio.

 

Al sole spine di ferro, lievi e gentili.

 

 

 

Giuseppe Zuccarino

Marginalia

 

L’esigenza frammentaria è legata anche al fastidio che suscita, in arte, tutto ciò che mostri di voler aspirare alle grandi dimensioni. La grandezza materiale, infatti, ha cessato da tempo di apparire quale dimostrazione di potenza immaginativa, e fa sorgere piuttosto, almeno in prima istanza, il sospetto di una radicale carenza di gusto. Lo notava Edgar Allan Poe, secondo il quale però questo tipo di sensibilità era già ravvisabile nel mondo ellenico: «In Grecia, il vincitore di tre Olimpiadi poteva esigere una statua a grandezza naturale, mentre chi vinceva un’unica volta aveva diritto soltanto a un colosso».

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6 novembre 2005 [Raffaele Piazza]  leggi

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