i libri

Giovanni Soriano

Maldetti

Pensieri in soluzione acida

n. 9

ISBN 88-7536-116-9

2007

pp. 72

cm 15x21

€ 11,00

 

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L'autore

Giovanni Soriano è nato nel 1969 a Vibo Valentia, dove svolge l’attività di psicologo e di psicoterapeuta.

Tra 1994 e il 2000 ha scritto gli aforismi e i pensieri che ora confluiscono in questo libro.

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I testi

 

Malelingue e malpensanti
 

Le riflessioni di Giovanni Soriano nascono non dalla sedimentazione di impressioni e sollecitazioni, non dal precisarsi di punti di vista e scorci concettuali, non dall’argomentazione di confutazioni. Nascono invece da violenti rigurgiti, dal rigetto di emozioni preconfezionate e preconcetti chirurgicamente e violentemente immessi nel microcosmo della persona, dalla reazione allergica a idee subliminali, crimini invisibili, inoculazioni ideologiche.

Soriano ama pungere (pizzicare, accoltellare, mordere) e poi fuggire verso nuove vittime (altrui) da salvare stimolandone il senso critico. Si presenta qui con queste annotazioni esibendo un felice ruolo di malalingua, di persona che dice ciò che gli altri pensano, o meglio ancora svela come gli altri pensano, per argomentazione o per assurdo. Affronta il mondo e lo restituisce masticato restando fedele alle istanze di una lingua prosastica che sa farsi prosaica se il palato spesso delle menti (da espugnare e non da considerare con snobismo intellettuale) lo richiede. Ciò che conta è la scossa, l’importante è che chi lo ascolta riceva uno stimolo, ribadiamo, e poi abbia pure in odio l’autore e l’acidità dei suoi pensieri, purché abbia avuto anche solo per un momento l’impulso di chiedere a se stesso, e di qualsiasi cosa si stia in quel momento occupando: “e se non fosse davvero così?”.

Tra i temi principali di questa raccolta troviamo la denuncia dell’autoinganno. Sono opportunamente messi alla berlina il sentirsi felici (quanto diverso e più impotente rispetto all’essere felici!), l’oblio di sé ottenuto tramite la soppressione della curiosità come della dignità, e tutto lo spettro di ciò che l’uomo fa per apparire stupido sfruttando la propria intelligenza.

Non a caso una delle sezioni probabilmente migliori, tematicamente e scritturalmente, è Ultime ombre, che affronta i resistenti inganni della religione e della fede (due fenomeni che vanno comunque distinti: «A quanto pare, un paio di millenni fa dio decise di convertirsi al cristianesimo»). Posto e riconosciuto che «Il timore e l’ignoranza hanno generato la religione, il bisogno e la sofferenza la tengono in vita», con tutto l’apparato retorico che necessariamente la sostiene («Le religioni hanno sempre una domanda alle loro risposte»), Soriano si lancia in strali anche violenti ma mai gratuiti o vacuamente offensivi: ogni anatema è vicino a una precisa riflessione che lo giustifica. L’arma è il buon senso, che curiosamente è ritenuto inefficace da chi basa la sua fede sui concetti quali il “mistero insondabile”: «Ci vuole davvero una gran fede per nascondersi grossi dubbi». La degna condanna per la religione, secondo Soriano, fatta salva si badi bene una certa consustaziale pulsione verso l’assoluto che l’uomo non potrà mai estinguere del tutto ma che dovrà imparare a incanalare meglio, la «pura e semplice indifferenza».

In discussione, e ci tengo siccome il sottoscritto è anch’egli autore di diverse riflessioni su questo argomento, non è la pulsione all’assoluto di cui parlavamo prima, bensì la componente di abbandono insita nella fede e soprattutto il concetto stesso di religione. A tale proposito, ci permettiamo addirittura di obiettare a quanto dice l’autore quando scrive «Ancora qualche millennio soltanto, e le religioni di oggi saranno le superstizioni di domani»: in realtà della religione è rimasta già oggi quasi solo la componente superstiziosa, ovviamente offensiva nei riguardi della divinità stessa. Non vogliamo ora aprire grandi questioni o fare i saccenti, ma guardiamo sempre con diffidenza coloro i quali badano ad avere un ramoscello di ulivo benedetto in ogni stanza della casa (altrimenti dio non trova ricezione??) ma se la domenica piove fanno tranquillamente a meno di andare a messa, oppure quelli che fanno piamente la comunione ma considerano la transustanziazione una storiella ormai fuori moda, oppure ancora quelli che pregano i santi (ognuno ha il santo di fiducia) ignorando il concetto di intercessione e cadendo in un politeismo di fatto. Ma passiamo oltre.

Soriano è a volte sapido a volte sentenzioso, in certi tratti sfiora il cattedratico, e ciò accade perché ha chiaramente l’aria di chi dice cose che scandalizzano i cretini ma appaiono direi ovvie alle persone di buon senso. A questo modo di pensare nemico delle convenzioni passivamente accettate si avvicinano tutte le sezioni del libro, qualunque sia l’argomento. L’autore non vuole fare proseliti ma invita tutti a riflettere un poco di più, quali che siano le personali posizioni.

Questi pensieri maledetti, tali quanto si può esserlo ora che il nemico (cioè il male vestito da bene) si è fatto indistinto e mimetico, hanno una virtù che continua a parerci preziosa: l’immediatezza. Una virtù che non significa necessariamente trascuratezza della forma bensì palpabile fedeltà ai moti interiori: vi sono scrittori che devono esprimersi caoticamente e magari secondo i moduli del parlato, e altri la cui furia si deve manifestare attraverso affilate architetture oppure tramite un ginepraio barocco di preziosismi. Vi è pur sempre un tono, però, che testimonia circa l’autenticità. Detto questo, ognuno di questi autori potrà poi essere amato oppure odiato, senza mezzi termini così come senza mezzi termini e quindi senza opportunismi questi autori, giustamente, avranno osservato il mondo.

 

Sandro Montalto

 

* * *

 

Un limite invalicabile alla conoscenza di sé è quello di non potersi mai vedere con altri occhi che non siano i propri, il non poter mai essere, cioè, altri da sé stessi.

 

In nessuna cosa siamo così tolleranti come in ciò verso cui siamo indifferenti.

 

È da vigliacchi sfogare la propria insoddisfazione sugli altri facendo loro del bene.

 

Ognuno ha delle convinzioni cui affibbiare, nel caso, delle ragioni.

 

Senza amore si è profondamente soli, e quando si è così soli non si può apprezzare la solitudine.

 

Il sesso non è poi così importante, quando lo si è appena fatto.

 

Per ovviare al fatto di non saper badare neppure a sé stessi, è facile ci si risolva con il voler badare a un figlio.

 

Se le belle donne sono spesso considerate senz’anima, probabilmente è perché in quelle brutte nessuno si affanna così tanto a cercarla.

 

Ciò che rende alcuni uomini così fedeli alla propria donna è un’assoluta incapacità di trovarne un’altra.

 

Non c’è nulla per cui valga la pena vivere, tutt'al più qualcosa che, ormai nati, vale la pena vivere.

 

La vita se ne fotte dei giudizi degli umani!

 

Affermano alcuni che la vita è breve. Evidentemente non hanno mai fatto la fila allo sportello di un ufficio pubblico.

 

La vanità è come l’idiozia: non ha limiti.

 

La storia della filosofia è piena di soluzioni brillanti a problemi inesistenti.

 

L’ignoranza che si tramanda di generazione in generazione fa parte della cultura di un popolo.

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