i libri

Marta Tofi

 

La lingua dei solchi

n. 24

ISBN-13: 978887536449-6

2018

pp. 64

cm 11x16

€ 12,00

 

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L'autore

Marta Tofi, nata negli anni ’90 là dove nasce il Tevere, sedotta ‒ ma mai abbandonata ‒ da tutto ciò che scalcia e raglia, dopo un’insignificante formazione accademica, ne inizia una a base di diari di viaggio e fughe oltre oceano, (ri)scoprendo i propri grovigli emotivi e il potere della scrittura bonsai nel portarli a galla. Amante fedelissima di carciofi, Mazapegul e denti storti. Disposta a tutto tranne che ad allungare il brodo.

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I testi

 

Questa raccolta aforistica di Marta Tofi raccoglie quattro diverse serie di testi dalle quali emerge, letta da diverse angolature, una unica, ben precisa e compatta visione del mondo. Giocando su diversi registri l’autrice ci presenta, talvolta in uno stile serenamente tranchant, la netta contrapposizione tra una società (la nostra) fatta di passioni trattenute, amori freddi e ipocrisie («Non riuscendo ad amare, assaggiamo»; «La pace nel mondo sì, il buongiorno al dirimpettaio no») e un modo di vivere (quello ad esempio dell’amato Brasile) che, pur non esente da follie e tragedie quotidiane, potrebbe insegnarci a badare di più ai sensi e all’incontro tra individui («Perché affannarsi a studiare tante lingue, se ci sono gli occhi?»), a vivere uscendo dall’ottica egocentrica ed eurocentrica, a percorrere, abitare e interagire invece di trasformare tutto in merce.

 

 

* * *

 

La personalità è come una coperta: senza sei condannato al gelo, ma se è troppo lunga è un attimo inciamparci.

Perché affannarsi a studiare tante lingue, quando ci sono gli occhi?

Non si muore di rimpianti, infatti io sono qui a scrivere in questo momento.

Ossimoro: aprire gli occhi, sciacquarseli e dirsi felice.

Chi è senza peccato, sicuramente non è astemio.

L’idea di stabilità mi soffoca. Per fortuna ci pensa il mio paese a salvarmi!

La differenza tra l’innamoramento e una zucchina ripiena? La seconda non ti delude neanche quando arrivi in fondo.

Siamo tutti fuori di testa, mai una volta che ci fosse qualcuno fuori di cuore.

La pace nel mondo sì, il buongiorno al dirimpettaio no.


Basta vivere un mese in Brasile per sentirsi bipolari.

 

I turisti pensano alla spiaggia, i viaggiatori alla strada.

Tutto ciò che la vita mi toglie, me lo riprendo viaggiando.

Ci sono persone che non possono fare a meno di posate e tovaglioli. Poi ci sono i viaggiatori, che mangiano solo con le mani.

L’aforisma è come il cous cous: cuoce in pochi minuti, ma riempie.

Quando si tratta di aforismi, fare indigestione è un dovere morale.

L’aforisma è come un “P.S.” alla fine di una lettera chilometrica: con la sua sigletta da niente ti dice l’unica cosa che volevi sapere.

Il tempo di leggerlo e un aforisma si trasforma in un afrodisma.

L’aforisma oscilla tra lo schiaffo e il rimprovero verbale, ma in ogni caso lascia il segno.

 

L’aforisma è un film visto da un sordomuto.

L’aforisma è il fiammifero in quell’attimo di sfregamento.
 

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