i libri

Marcella Tarozzi Goldsmith

 

Intrecci aforistici

 

n. 31

ISBN-13: 978887536448-9

2020

pp. 106

cm 15x21

€ 15,00

 

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L'autore

Marcella Tarozzi Goldsmith è nata in Emilia nel 1943. Dopo gli studi di Filosofia all’Università di Bologna (laurea nel 1968) si è trasferita a New York per un Master a Hunter College e infine ha ottenuto un Ph.D. in Filosofia dalla Georgetown University di Washington D.C. Ha pubblicato The Future of Art—An Aesthetics of the New and the Sublime presso la SUNY Press nel 1999, e Nietzsche’s Understanding of a Good Life nel 2012, oltre a diversi articoli in rete (citiamo in particolare “The Picturesque Element in American Pop Art or The Media in Disguise”). Partecipa attivamente a convegni di estetica e di filosofia. Ha pubblicato aforismi vincendo il Primo “Torino in Sintesi” con il libro D’un tratto (Edizioni Joker, Novi Ligure 2006). Altri volumi di aforismi: Il silenzio e la parola (Pendragon, Bologna 2001), Invece di un trattato (Genesi, Torino 2011), Appunti e disappunti (AirAli, 2017). Altri suoi aforismi sono stati pubblicati in inglese nella raccolta The New Italian Aphorists nel 2013 e in italiano nell’antologia Aforismi al femminile (puntoacapo, Pasturana 2017). Ha esposto i suoi acquerelli insieme ai suoi aforismi a un convegno in Germania (Hannover, 2014). Abita e lavora a New York.

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I testi

Con questa nuova silloge Marcella Tarozzi Goldsmith conferma la vena aforistica che, nel lontano 2008, le era valso il successo nella prima edizione del più importante premio riservato in Italia a questo genere letterario, il “Torino in Sintesi”. Il repertorio di motti e sentenze qui raccolti, vergati in uno stile limpido e prestigioso, e concentrati in una-due righe fuggevoli, folgoranti, enigmatiche («Il nulla è insospettabile, anche se recidivo»), sprigiona senso gradualmente, nel tempo, e il lettore che torni a interrogarvisi, magari a distanza di giorni, scoprirà sempre nuove sfumature, significati nascosti, correlazioni impreviste.
Il gusto per l’astrazione, la sottigliezza delle idee, la misteriosa insondabilità non escludono, peraltro, qualche felice, sporadica, liberatoria stoccata, che coglie nel segno («Questi filosofi: creano mondi che non escludono la presenza del loro stesso pensiero»). Né viene mai meno, in questi Intrecci aforistici disseminati di intuizioni vertiginose, latenti disagi, incombenti malumori, la consapevolezza dell’eterno divenire, questo fenomeno inesorabile e contradditorio, il cui incoerente percorso segue leggi imperscrutabili all’umanità e rischia a ogni passo di sopraffarla («Appena si può ci si disfa del proprio vecchio Io, ma il nuovo non aspetta noi»; «Si nasce in un mondo già usato, per non dire già logoro»), e da cui deriva, su un piano più alto, una visione fortemente disillusa, quasi disperante della Storia («La libertà soccombe alle sue stesse pretese»). Un testo che offre inesauribili spunti di riflessione, il cui sviluppo è affidato − come nella migliore tradizione gnomica − all’accortezza del lettore, chiamato a districarsi nella perenne evanescenza della realtà.

                                                                                                     Amedeo Ansaldi

* * *

 

 

Il sonno ci costringe a sognare, non a rivivere.

Al possibile va riconosciuto almeno questo: è duttile e non ha ancora niente di malsano.

 

Con poca spesa non si esce dall’anonimato.

 

Guardarsi negli occhi: di sfuggita, preferibilmente.

 

Una comparsa la felicità, i protagonisti sono altrove.

 

Da più parti si loda la verità. Mai da chi si occupa esclusivamente di sé.

 

I difetti di una persona incalzano lentamente, e anche se esigui raggiungono i destinatari.

 

Chi vive di abitudini crede di farla franca.

 

La Storia si autogiustifica, poi, a volte, ci ripensa.

 

L’amore parla, l’intelligenza ribatte o declina.

 

Chi va controcorrente si unisce alla solitudine.

 

Il riso accetta l’intelligenza, ma spesso viene a patti con la volgarità.

 

Corruttibile la psiche: deve tener conto del resto del corpo umano.

 

Le metafore dovrebbero sapere perché non vengano usate una volta per tutte.

 

Indispettiti dal corso del mondo, riponiamo la nostra speranza (almeno una) nelle dimenticanze del potere.

 

Ci si risolve a vivere coi mezzi di cui dispone un cervello macchinoso.
 

Libertà di coscienza: ma la coscienza dove situarla?
 

Il denaro stabilisce il quando e il quanto, ma non il perché.

 

Scrivendo si impara a pensare, una faccenda senza rimedio.
 

Non assomiglia a nessuno Dio, gli dèi almeno si capivano tra di loro.
 

Caldeggiamo la pace perché è affar nostro.

 

In vino veritas, già, ma di che qualità è il vino? E da dove proviene?

 

I gatti non hanno dubbi: la loro bellezza combacia con la loro opinione di sé.

 

Neanche chi ha inventato la felicità sapeva dove andarla a trovare.
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