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AA.VV.

 

Geografie minime

A cura di Sandro Montalto

 

Nuova serie - n. 20

ISBN-13: 978887536368-0

2015

pp. 232

cm 15x21

€ 17,00

 

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Gli autori

Mirko Badiale

Silvana Baroni

Felice Bonalumi

Piero Buscioni

Rinaldo Caddeo

Carlo Carlotto

Rodolfo Cerè

Aldina De Stefano

Donato Di Poce

Piero Donato

Giorgio Gramolini

Maria Luisa Lamanna

Maurizio Manco

Gabriele Martufi

Marco Oliverio

Raffaele Olivieri

Graziella Poluzzi

Adelmo Ravaglia

Pietro Salmoiraghi

Silvia Sardini

Marcella Tarozzi Goldsmith

Tito Truglia

Fulvio Venanzini


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I testi

 

La collana Athanor è lieta di presentare una nuova pubblicazione che propone altre voci, altri modi di pensare e scrivere l’aforisma. Siamo convinti che in questi tempi di comunicazione rapida ma non per questo più efficace, di scarsa disponibilità alla decantazione e alla riflessione, di fretta e disattenzione, l’aforisma possa essere la chiave per sfruttare gli elementi positivi dei nuovi ritmi facendo al contempo passare messaggi sostanziali, ricchi, capaci di proiettare lo sguardo verso profondità che solitamente non si sospettano, o si eludono.
Anche per questo motivo le nostre antologie da una parte si basano ovviamente su una selezione a monte, opinabile quanto necessaria, ma dall’altra intendono soprattutto presentare autori tra loro molto diversi nel tono, nei contenuti e nella forma. Le antologie, come le riviste, crediamo debbano rendere conto dell’esistente, mettere il lettore in condizione di ampliare la propria visione e di entrare in contatto con la produzione di chi coltiva l’aforisma non corteggiando le mode ma seguendo la spontaneità, la sincerità e la forma del proprio pensiero. Autori che coltivano l’aforisma con fedeltà, caparbietà e apertura mentale, consapevoli che non si tratta di una espressione estemporanea, di una parentesi, ma di un lungo allenamento, di una paziente educazione alla brevità in tutta la sua vastità di un laboratorio permanente. Infine, le antologie continuano a sembrarci un modo efficace anche per far sì che gli autori si leggano a vicenda.
Il lettore troverà nel libro aforismi in prosa e in versi, dedicati all’assoluto o alle piccole gioie e miserie quotidiane, tremendamente seri o spiritosi, rassegnati o battaglieri. E, spesso, molte di queste cose a un tempo, in virtù di quella contraddizione che l’uomo saggio impara ad accettare nella sua fecondità, e che l’aforisma per vocazione esprime così bene. D’altra parte, «l’aforisma è il tentativo di risolvere dialetticamente il conflitto tra esperienza e riflessione» (Alessandro Morandotti). Vorremmo citare una bella riflessione di Ferruccio Masini recentemente antologizzata da Gino Ruozzi: «l’aforisma deve essere sfaccettato o almeno bifronte. Con un volto impone severamente il silenzio, con l’altro invita a far baldoria. Deve sfuggire alla cattura: non può essere in alcun modo irretito nell’unilateralità del concetto. È insofferente all’explanatio more geometrico, è insofferente e basta. Conserva gelosamente il suo margine d’ombra: è lì che nasconde la sua verità. […] La spudoratezza dell’aforisma è solo apparente anche se disarmante: nell’inoltrarsi nell’immediato il suo passo è ingannevole». L’aforisma sembra un infinito commento a un “testo implicito”, e – come molti commenti a testi sacri, ad esempio – sembra rimanere valido anche quando ne contraddice un altro altrettanto valido (l’esempio supremo è la dialettica talmudica, per la quale “le parole degli uni e le parole degli altri sono parole del Dio vivente”, e dunque tutte sono viventi).
Ne deriva anche che talvolta ci sono aforismi che potrebbero essere rovesciati e manterrebbero lo stesso grado di credibilità. Si tratta d’altra parte di una modalità efficace e non nuova, studiata in illustri autori come Wilde (i cui aforismi, però, almeno per metà parrebbero non rovesciabili). Karl Kraus scrisse una volta: «un professore di letteratura opinò che i miei aforismi sarebbero soltanto il rovesciamento meccanico di certi modi di dire. È senz’altro esatto. Solo che non ha colto il pensiero che regge la meccanica: e cioè che nel rovesciamento meccanico dei modi di dire vengono fuori più cose che nella loro ripetizione meccanica. Questo è il segreto del giorno, e bisogna averne fatto l’esperienza». Se e come la scrittura di aforismi rovesciabili comporti problemi etici sarebbe interessante argomento di discussione, ma non è questa la sede.

 

                                                                   dalla Prefazione di Sandro Montalto
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