i libri

Michelangelo Cammarata

Fiele di zagara

n. 5

ISBN 88-7536-012-X

2006

pp. 52

cm 15x21

€ 8,00

 

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L'autore

Michelangelo Cammarata è nato a Gela nel 1941. Ha vissuto molti anni a Milano e Bergamo. Dal 1980 risiede a Palermo.
Negli anni scorsi ha pubblicato: Un’eco di pensiero, Rebellato 1964; L’oasi propizia, Rebellato 1965; L’uomo con ironia, Quartiere 1969; I germogli di Ground Zero, Federico 2003; L’amorosa cicala, Genesi 2005; Fiele di zagara, Joker 2006; La riga vergine, Genesi 2009.
Ha anche collaborato a numerosi giornali e riviste.

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I testi

 

Prefazione

Ostentatamente e fieramente contemporanei, ben focalizzati sul quotidiano, gli aforismi di Cammarata registrano soprattutto una profonda insofferenza che si fa beffe del bon ton e dei canoni castranti della comunicazione per invadere il campo e spargere il proprio fiele. Anzi, per innaffiare col fiele il terreno secco dal quale potranno nascere miracolose zagare dall’inebriante profumo le quali più da vicino, però, si impongono con i loro proiettili-stelo e i loro petali-scudo, e non perdonano.
In questa raccolta di aforismi usi e costumi, trucchi e nobiltà del mondo contemporaneo vengono esposti ad un ludibrio al quale spesso non servono molte parole per esibire la nuda realtà delle cose.
Un libro violento, senza fronzoli, a volte persino crudele. Non fa difetto, però, all’autore, una vena di ironia mascherata da distacco deciso, una sorta di noli me tangere caratteristico di certa ironia italica da noi quasi perduta (pensiamo a Marcello Marchesi) mescolata ad una forte tendenza definitoria, tassonomica, che fa subito pensare a Bierce e al suo Dizionario del Diavolo. Un’ironia a raggio il più possibile ampio, allora, e implacabile, e sempre tesa a smascherare i soprusi, le disonestà, se è vero che «un refuso, con un po’ di fortuna, può incoronare un poeta».
Distruttore di sollievi e ipocrisie, Cammarata ci presenta qui alcune pagine di un taccuino personale più ampio, colmo di espressioni assertive, sentenziose, icastiche: rarissime le domande, quasi nulle le perplessità. Un taccuino fatalmente incompleto, suscettibile di continue aggiunte e di alcune modifiche, pagine che si muovono secondo il polso della situazione, come si usa dire.
Il tutto organizzato su un terreno instabile, franoso, tellurico, da cui in ogni istante possono emergere squarci lirici (necessari, ossia sinceri, e tuttavia più lontani dal nucleo dell’autore ma registrati nel generale intento di monitorare le manifestazioni dell’umano esistere con le sue molteplicità e contraddizioni) o guizzi di senso umanitario ed indignazione civile.
Fino alla fine nulla è sicuro. Boutades e calembours (lo diciamo per compiacere un poco gli esterofili…) si mescolano a definizioni più caustiche intervallandosi con altri aforismi certo più cortigiani, salvo però subito contraddirli: l’autore scrive, certo, «Mai dire la verità. Si rischia che qualche sprovveduto ci creda», ma poi sembra pensare: e chi se ne frega?

 

Sandro Montalto

 

* * *

 

Siamo così amanti della giustizia che preferiamo tenercela tutta per noi.

Le lacrime scorrono quando il sentimento non ha un idraulico a portata di cuore.
 

Una superstizione è una fede non griffata.
 

Niente come la puntualità riesce a svalutare la preziosità del tempo.
 

La satira è quella buccia di banana su cui ogni politico vorrebbe scivolare, ma senza farsi troppo male.

 

Quando due furbi s’incontrano, uno dei due è costretto a cambiare categoria.

 

Innamorarsi contemporaneamente di due donne è possibile se si è sicuri che entrambe hanno uno spiccato senso dell’umorismo.

 

Il cimitero è un posto così fastidiosamente affollato che mi rifiuto di metterci piede.

 

Il sesso sta alla pubblicità come la cozza sta all’insalata di mare.

 

Gli italiani sperano sempre che qualcuno li salvi da se stessi.

 

Nascere denota coraggio. Farlo in una famiglia povera rasenta l’eroismo.

 

La fortuna, quando premia gli altri, ci fa sospettare che la dea bendata abbia barato.

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Recensioni

 luglio 2006 [Gianmerio Lucini]  leggi

 

www.valeriaserofilli.it   leggi

Riconoscimenti
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Michelangelo Cammarata, Chicchi di boria
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