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Nota introduttiva
Le efemere di Sartorelli sono insetti definitivi come una bestiolina o
un piccolo fiore costretto ed essiccato tra le pagine di un libro, ma
ancora accarezzano l’aria con le loro ali reticolate e tutto
informano della loro transitorietà ed unicità a
un tempo. Fragili, mute, denunciano la prolissità
dell’esistenza e la vacuità
dell’agitarsi sgraziato. Sono aforismi apocrifi che vivono lo
spazio di un margine di pagina, traggono linfa dalla loro adesione od
opposizione a una pagina fiancheggiata ed invisibile.
L’operazione di Sartorelli ha qualcosa di straordinariamente
surrealista, e di storicamente fondato: innanzitutto potremmo ricordare
Cent cinquante deux poverbes mis au
goût du jour di Paul Éluard e Benjamin
Péret in cui i due autori parodiavano forme gnomiche e frasi
celebri con notevole arguzia; in secondo luogo potremmo riesumare il
wellerism, genere reso popolare da Dickens nel suo Il
Circolo Pickwick e consistente nell’abitudine del
brillante servitore Weller di raccontare una miriade di aneddoti e
citazioni seguite da un’attribuzione fantasiosa (genere
divenuto così popolare che esiste oggi, pubblicato a Oxford,
un Dictionary of Wellerisms).
Concreti ed astratti, benevoli e violenti, questi brandelli di cometa
sanno ricordare a chi legge come l’identità sia
meschina e superflua di fronte all’eternità delle
idee.
Sandro Montalto
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No alla pena di morte. E alla pena
di vivere?
Mario Fattori, filosofo, 1875-1924
Non festeggio il neonato. Sono sicuro che un giorno morirà.
Carlo Pontelungo,
“Riflessioni”, Oscure Edizioni, 1977
L’angelo custode di
Stalin morì in tenera età.
Motto popolare sovietico
Se nasceranno, moriranno.
Tiburzio, poeta latino, III secolo d.C.
Sono così bugiardo che
non mi credo.
Frank Robinson, comico
Il temerario dice
“t’amo”. Il folle aggiunge “per
sempre”.
Da “Raccolta di detti e motti
arabi”, Medio Oriente Edizioni, Roma, 1980
Perché quella formica
ride di me?
Giovanni Nicolò, poeta e
filosofo, 1900-1977, “Poesie”, II Poeta Edizioni,
Roma, 1954
La mia vita è un deserto. Datemi almeno un miraggio.
Giorgio, disoccupato palermitano - lettera a
“La Sicilia”
Chi si ricorda di Antonio Baroni?
Su un muro di via Puccini, Napoli
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