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AA.VV.

Antologia del Premio

internazionale per l'aforisma

"Torino in sintesi"

n. 12

ISBN-13: 978-88-7536-267-6

2010

pp. 110

cm 15x21

€ 13,00

 

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Giunti alla seconda prova del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, è d’obbligo per la Presidente tirare le somme di un’esperienza che si è rivelata assai indicativa, e non solo rispetto all’andamento della prima edizione del concorso dal quale si è usciti, quest’anno, con un miglioramento soprattutto qualitativo riconosciuto all’unanimità dai componenti della Giuria.
Poiché un’analisi accurata e capillare viene fatta qui di seguito da Sandro Montalto, mi pare opportuno spendere qualche parola per sottolineare invece i risvolti generici del “Torino in Sintesi”; quelli, per intenderci, che si possono avvertire solo riflettendo sull’effetto d’insieme che il concorso ha prodotto dal suo esordio ad oggi.
Premesso che nel 2010 chi ha iscritto le sue opere al “TiS”, in qualità di autore o di editore, ha mostrato di saper prendere meglio la mira rispetto al carattere stesso del Premio (forse constatando sulla base della precedente esperienza che il “Torino in Sintesi” vuole essere, ed è seriamente, un omaggio all’aforisma ed un rilancio del genere nella sua forma più classica ed esigente), è stato d’obbligo notare che l’Italia della massimazione non solo esiste, ma cammina alla ricerca di una sempre più varia e sofisticata modalità espressiva.
È una constatazione incoraggiante, e spinge a ritenere che in un futuro probabilmente molto prossimo il genere letterario di cui siamo promotori, se continuerà ad essere adeguatamente coltivato e riconosciuto, potrà rientrare a pari dignità nel panorama della produzione europea e non solo; laddove, cioè, della massimazione si è mantenuto vivo il culto senza che mai sia stata erroneamente relegata ad appendice minore della grande letteratura.
Constatare, poi, che attorno al nostro Premio, e in buona parte sulla sua scia, si sono moltiplicate le occasioni di dibattito e d’incontro tra cultori italiani e stranieri del genere anche attraverso mezzi di vasta divulgazione come Internet con i suoi tanti blog specialistici, sconfessa in modo definitivo il luogo comune secondo cui le nuove generazioni dell’aforisma poco sanno e poco sono interessate a sapere.

C’è dell’altro: non soltanto tra i concorrenti al Premio, ma anche nell’ambiente letterario limitrofo, in quello editoriale, tra le Istituzioni locali e nazionali, si nota un interesse crescente per l’aforisma in generale e, più in particolare, per la sfida che il “Torino in Sintesi” lancia ai cultori del genere per stimolarne una felice produttività.
Oltre che molto appassionante, quindi, diventa quasi doveroso da parte dei fondatori e degli organizzatori del Premio proseguire nell’opera di valorizzazione dell’aforisma contemporaneo. Attraverso il lavoro, s’intende, che è loro più consono: insistendo, cioè, nella “caccia” ai più valenti massimatori d’oggi con il caparbio scopo di stanarli, sostenerli ed agevolare la divulgazione delle loro opere. è questo, in sostanza, il positivo risultato “collaterale” che il nostro giovane concorso già mostra di avere raggiunto, almeno in buona parte.
Non per presunzione ma per amorevole dedizione alla forma breve, quella “buona parte” ancora non ci basta. Il “Torino in Sintesi” proseguirà dunque per la sua strada ponendosi come meta un’edizione del 2012 che, grazie all’adesione degli aforisti più tenaci ed entusiasti, promette di rafforzarsi ed allargarsi ulteriormente.

                                                                                                        Anna Antolisei

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I testi

 

Introduzione

La seconda edizione del premio internazionale per l’aforisma “Torino in Sintesi”, svolta nell’anno 2010, si chiude con un bilancio persino più positivo di quello relativo all’edizione precedente. L’intento del comitato fondatore, ossia riunire autori di aforismi spesso condannati alla macchia, residenti in Italia e all’estero, e permettere loro di uscire allo scoperto leggendosi a vicenda, conoscendosi ed arricchendosi (anche a questo dovrebbe servire la presente antologia) è stato raggiunto. Anzi, è necessario segnalare come attorno al premio si siano sviluppate negli ultimi due anni iniziative di vario genere: incontri, dibattiti su Internet, pubblicazione di sillogi in volume e su rivista, etc.
Il numero dei partecipanti è stato notevole, se si considera la particolarità del genere, ed ha visto un notevole incremento rispetto all’edizione precedente soprattutto per quanto riguarda la sezione Inediti, il che probabilmente suggerisce come i cultori del genere aforistico siano davvero tanti, ma particolarmente restii a uscire allo scoperto, a mettersi in discussione, o magari a proporre questo lato di una personalità di scrittore già nota. Occorre poi segnalare come i partecipanti quest’anno vengano da quasi tutte le regioni d’Italia, mentre la scorsa edizione ha visto la partecipazione di autori distribuiti soprattutto in poche regioni fondamentalmente del Nord. E anche segnalare come la sezione C, autori stranieri in lingua italiana, veda sempre una partecipazione piuttosto nutrita, quest’anno con la partecipazione, oltre che di autori francesi, americani e svizzeri, di ben quattro autori bulgari.

Le considerazioni di carattere generale che potremmo fare sono le stesse espresse nell’introduzione all’antologia della scorsa edizione, alla quale rimandiamo. In sintesi, le considerazioni sono circa la presenza non di poco conto ma molto poco evidenziata di autori che pubblicano sillogi di aforismi (con tutte le difficoltà che conosciamo), la necessità di una reale attività sinergica tra autori, critici ed editori, la necessità di confronti e dibattiti sull’aforisma. In ciò che viene scritto si nota chiaramente la voglia di appropriarsi di questa forma di espressione minata a volte da scarse letture e scarsa riflessione formale, ma più spesso da uno scrivere in solitudine, senza confronto, che non può che far male alla crescita intellettuale di ognuno di noi. In ogni caso, l’aforisma per i nostri autori non è quasi mai un esperimento o un episodio marginale nella crescita scrittoria, bensì una reale esigenza, il luogo chiaramente identificato nel quale è possibile concretizzare la riflessione grazie alla costrizione fruttuosa della forma concisa.

Come accaduto nella precedente edizione, le sillogi hanno evidenziato non pochi autori di qualità, i cui lavori hanno le predette caratteristiche di necessità e tenuta. A livello contenutistico e stilistico si registra una varietà incredibile, come la storia stessa dell’aforisma insegna. Atei e credenti, iconoclasti e pensatori candidi, nichilisti e serafici, i nostri autori hanno di volta in volta scelto le più tipiche e più efficaci tipologie di scrittura breve: dalla massima fulminante sul modello dei moralisti francesi alla riflessione in stile Canetti, dallo sfregio alla Kraus alla definizione spesso maliziosa stile Bierce, dalla disperazione che corteggia Cioran alla annotazione da breviario o all’ovvietà, non si sa quanto voluta. Certo le sezioni per la silloge inedita hanno visto anche la partecipazione di autori palesemente inconsapevoli del genere, e di autori così consapevoli da aver scelto la via del plagio: ma d’altra parte, lo ricordavamo la volta scorsa, come diceva Oscar Wilde il mediocre imita, mentre il genio ruba.

La grande maggioranza dei lavori presentati, comunque, testimonia un interesse per l’aforisma non solo diffuso ma consapevole della tecnica e della storia, ancora una volta eletto a sede di riflessioni fondanti: basti osservare la frequenza non solo di aforismi sull’aforisma, come è tradizione, ma anche di sillogi a tema. Evidentemente sono molti gli autori ad aver compreso come la forma breve, qualsiasi declinazione si voglia dare a questa espressione opportunamente vaga anche se non certo onnicomprensiva, per sua natura stimola il pensiero e smaschera le imposture. Anche quest’anno, infine, vogliamo segnalare l’efficacia e la proprietà dei titoli di molte sillogi, altro segno della coerenza dei lavori e della loro non estemporaneità, con punte questa volta di efficace surrealtà, mentre mancano quasi del tutto, e lodiamo questa cosa, titoli patetici o altisonanti. A differenza della precedente antologia, nella quale i titoli non venivano citati, questa volta ci pare che essi siano davvero parte integrante dei lavori, e dunque li abbiamo riportati.

Rispetto alla scorsa edizione, però, la Presidente e il resto della giuria vorrebbero anche esprimere un forte disappunto per la presenza decisamente troppo frequente nelle sillogi (anche alcune di quelle selezionate), non solo di comprensibili refusi, ma soprattutto di autentici errori di ortografia e sintassi, per non parlare di un uso del tutto arbitrario, e a tratti surreale, della punteggiatura. Essendo, mi scuso per la formulazione spicciola, la forma assolutamente fondamentale nella letteratura aforistica, non essendo cioè a nostro avviso accettabili deragliamenti dalla forma comune come accade in poesia, riteniamo che alcuni autori dovrebbero riflettere molto di più su quanto vanno scrivendo, recuperando una formazione scolastica perduta nel tempo.
Da segnalare, poi, anche se la giuria è consapevole di quanto di opinabile vi è in questo, come l’insistenza sulla prima persona, sulla soggettività della visione, sia esagerata nelle sillogi presentate: pare ai giurati che l’aforisma debba parte della sua efficacia, e parte della sua memorabilità, alla sua pretesa verità (direi formale e non dogmatica), al suo tono perentorio. In altre parole, lo scrittore di aforismi dovrebbe aver a lungo osservato e riflettuto per poi distillare in un aforisma compatto e memorabile il risultato di tanta attività, che teoricamente altri potrebbero citare e fare proprio, il quale dunque non può essere tinto di “forse”, di “a mio parere”, di “io credo”. Anche perché il passo dal soggettivismo al solipsismo, o all’egocentrismo, è davvero breve. Nel gioco del fare aforismi c’è lo scontrare le proprie incrollabili certezze, anche se bonariamente, come quando si gioca alla guerra: si lotta con ferocia, ci si spara, ma poi si va con l’avversario a fare un altro gioco.

Infine, un altro aspetto sul quale si è discusso e si discuterà è l’impaginazione degli aforismi: più di un autore, infatti, ha scritto i suoi aforismi impaginandoli con a-capo, quasi fossero versi di una poesia. Posto che non vogliamo liquidare qui in poche righe un aspetto tanto importante, vorremmo esprimere il nostro parere negativo nei confronti di questa usanza che non solo non rende i testi più piacevoli alla lettura come pretenderebbero i loro autori, ma soprattutto parla di una confusione di generi piuttosto allarmante. Così come, salvo casi patologici, non si scrive un sonetto in prosa siccome ciò che fa il sonetto è proprio la forma e non il contenuto, allo stesso modo gli aforismi sono prose, e come prose vanno scritte, pena una naturale diffidenza nei confronti della reale aderenza tra l’autore e il genere che propone. Si è deciso di non escludere a priori i concorrenti che hanno fatto questa scelta, ed infatti alcuni di essi si sono classificati, ma speriamo che questo modo di fare scompaia.
In conclusione, segnaliamo che sono stati eliminati, come sempre succede, alcuni concorrenti che in mancato ossequio al regolamento hanno riportato il proprio nome sulle sillogi inedite, oppure non hanno rispettato il numero minimo di aforismi da presentare, o ancora hanno inviato i loro lavori con un ritardo eccessivo rispetto alla scadenza. Da stigmatizzare i pochi concorrenti che, con gesto che sarebbe offensivo se non fosse ridicolo, hanno partecipato inviando alcune poesie.

La giuria, che è stata scelta dalla Presidente privilegiando non solo la competenza ma anche la diversità di provenienza culturale e orientamento (con tutto ciò che di stimolante ne consegue), in sede di votazione si è dimostrata in realtà piuttosto compatta: tutti i giurati, che ovviamente hanno lavorato indipendentemente e senza conoscere gli autori delle sillogi inedite, hanno ristretto le loro rose di finalisti quasi agli stessi nomi, e la graduatoria, che si è formata tramite la somma dei voti, vede non a caso i vincitori vicinissimi per punteggio ai finalisti, e in qualche caso anche ad alcuni né premiati né menzionati. Dopo una attenta discussione, si è deciso (perché non impedito dal regolamento) di mantenere l’ex-aequo della sezione B. Dalle graduatorie emerge come alcuni giurati abbiano privilegiato la continuità e altri i guizzi, alcuni il tono e altri la forma, ma ognuna delle sillogi premiate o segnalate ha tuttavia ottenuto uno o più voti da parte di ogni giurato, e a nostro avviso significa che la qualità intrinseca di alcuni lavori ha colpito la giuria al di là degli incancellabili gusti personali.
La seconda edizione del premio internazionale per l’aforisma “Torino in Sintesi” si chiude con un bilancio senz’altro positivo. Come detto il numero dei partecipanti è stato notevole, e stanno fiorendo iniziative di notevole interesse, una delle quali è l’incontro sull’aforisma che si svolgerà in concomitanza con la cerimonia di premiazione di questa edizione, coordinata dal prof. Gino Ruozzi (Università di Bologna), non solo esperto di ben nota competenza ma anche appassionato cultore.

Arrivederci alla prossima edizione.

Sandro Montalto

 

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INDICE

 

Prefazione

Introduzione

 

Sezione A – Libro edito
Mauro Parrini, A mani alzate
Silvana Baroni, Laccati di cristallina neppure i fossili sono più quelli di una volta
Fabrizio Caramagna, Contagocce. 69 aforismi
Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà - I

Sezione B – Silloge di Aforismi inedita di autori residenti in Italia
Amedeo Ansaldi, Manuale di scetticismo
Alessandro Tozzi, Appunti di viaggio
Lorenzo Morandotti, Crani e topi
Alessandra Paganardi, Breviario di vita e scrittura
Diletta Verderosa, Libera interpretazione

Sezione C – Silloge di Aforismi edita o inedita, in lingua italiana, di autori residenti all’estero
Mario Postizzi, Hommelettes
Silvio Leoni, Arché
Bruno Magrini, L’insaziabile riflusso
Gabriel Musitelli, Parole in fuga
Ivaylo Boykov Dimanov, Riflessioni accanto alla ghigliottina


Aforismi degli altri autori concorrenti
Sezione B
Sezione C
Ospiti

 

Relazione conclusiva

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