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Giunti alla seconda prova del
Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, è
d’obbligo per la Presidente tirare le somme di un’esperienza
che si è rivelata assai indicativa, e non solo rispetto
all’andamento della prima edizione del concorso dal quale si
è usciti, quest’anno, con un miglioramento soprattutto
qualitativo riconosciuto all’unanimità dai componenti della
Giuria.
Poiché un’analisi accurata e capillare viene fatta qui di
seguito da Sandro Montalto, mi pare opportuno spendere
qualche parola per sottolineare invece i risvolti generici
del “Torino in Sintesi”; quelli, per intenderci, che si
possono avvertire solo riflettendo sull’effetto d’insieme
che il concorso ha prodotto dal suo esordio ad oggi.
Premesso che nel 2010 chi ha iscritto le sue opere al “TiS”,
in qualità di autore o di editore, ha mostrato di saper
prendere meglio la mira rispetto al carattere stesso del
Premio (forse constatando sulla base della precedente
esperienza che il “Torino in Sintesi” vuole essere, ed è
seriamente, un omaggio all’aforisma ed un rilancio del
genere nella sua forma più classica ed esigente), è stato
d’obbligo notare che l’Italia della massimazione non solo
esiste, ma cammina alla ricerca di una sempre più varia e
sofisticata modalità espressiva.
È una constatazione incoraggiante, e spinge a ritenere che
in un futuro probabilmente molto prossimo il genere
letterario di cui siamo promotori, se continuerà ad essere
adeguatamente coltivato e riconosciuto, potrà rientrare a
pari dignità nel panorama della produzione europea e non
solo; laddove, cioè, della massimazione si è mantenuto vivo
il culto senza che mai sia stata erroneamente relegata ad
appendice minore della grande letteratura.
Constatare, poi, che attorno al nostro Premio, e in buona
parte sulla sua scia, si sono moltiplicate le occasioni di
dibattito e d’incontro tra cultori italiani e stranieri del
genere anche attraverso mezzi di vasta divulgazione come
Internet con i suoi tanti blog specialistici,
sconfessa in modo definitivo il luogo comune secondo cui le
nuove generazioni dell’aforisma poco sanno e poco sono
interessate a sapere.
C’è dell’altro: non soltanto tra i concorrenti al Premio, ma
anche nell’ambiente letterario limitrofo, in quello
editoriale, tra le Istituzioni locali e nazionali, si nota
un interesse crescente per l’aforisma in generale e, più in
particolare, per la sfida che il “Torino in Sintesi” lancia
ai cultori del genere per stimolarne una felice
produttività.
Oltre che molto appassionante, quindi, diventa quasi
doveroso da parte dei fondatori e degli organizzatori del
Premio proseguire nell’opera di valorizzazione dell’aforisma
contemporaneo. Attraverso il lavoro, s’intende, che è loro
più consono: insistendo, cioè, nella “caccia” ai più valenti
massimatori d’oggi con il caparbio scopo di stanarli,
sostenerli ed agevolare la divulgazione delle loro opere. è
questo, in sostanza, il positivo risultato “collaterale” che
il nostro giovane concorso già mostra di avere raggiunto,
almeno in buona parte.
Non per presunzione ma per amorevole dedizione alla forma
breve, quella “buona parte” ancora non ci basta. Il
“Torino in Sintesi” proseguirà dunque per la sua strada
ponendosi come meta un’edizione del 2012 che, grazie
all’adesione degli aforisti più tenaci ed entusiasti,
promette di rafforzarsi ed allargarsi ulteriormente.
Anna Antolisei
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Introduzione
La
seconda edizione del premio internazionale per l’aforisma
“Torino in Sintesi”, svolta nell’anno 2010, si chiude con un
bilancio persino più positivo di quello relativo
all’edizione precedente. L’intento del comitato fondatore,
ossia riunire autori di aforismi spesso condannati alla
macchia, residenti in Italia e all’estero, e permettere loro
di uscire allo scoperto leggendosi a vicenda, conoscendosi
ed arricchendosi (anche a questo dovrebbe servire la
presente antologia) è stato raggiunto. Anzi, è necessario
segnalare come attorno al premio si siano sviluppate negli
ultimi due anni iniziative di vario genere: incontri,
dibattiti su Internet, pubblicazione di sillogi in volume e
su rivista, etc.
Il numero dei partecipanti è stato notevole, se si considera
la particolarità del genere, ed ha visto un notevole
incremento rispetto all’edizione precedente soprattutto per
quanto riguarda la sezione Inediti, il che probabilmente
suggerisce come i cultori del genere aforistico siano
davvero tanti, ma particolarmente restii a uscire allo
scoperto, a mettersi in discussione, o magari a proporre
questo lato di una personalità di scrittore già nota.
Occorre poi segnalare come i partecipanti quest’anno vengano
da quasi tutte le regioni d’Italia, mentre la scorsa
edizione ha visto la partecipazione di autori distribuiti
soprattutto in poche regioni fondamentalmente del Nord. E
anche segnalare come la sezione C, autori stranieri in
lingua italiana, veda sempre una partecipazione piuttosto
nutrita, quest’anno con la partecipazione, oltre che di
autori francesi, americani e svizzeri, di ben quattro autori
bulgari.
Le considerazioni di carattere generale che potremmo fare
sono le stesse espresse nell’introduzione all’antologia
della scorsa edizione, alla quale rimandiamo. In sintesi, le
considerazioni sono circa la presenza non di poco conto ma
molto poco evidenziata di autori che pubblicano sillogi di
aforismi (con tutte le difficoltà che conosciamo), la
necessità di una reale attività sinergica tra autori,
critici ed editori, la necessità di confronti e dibattiti
sull’aforisma. In ciò che viene scritto si nota chiaramente
la voglia di appropriarsi di questa forma di espressione
minata a volte da scarse letture e scarsa riflessione
formale, ma più spesso da uno scrivere in solitudine, senza
confronto, che non può che far male alla crescita
intellettuale di ognuno di noi. In ogni caso, l’aforisma per
i nostri autori non è quasi mai un esperimento o un episodio
marginale nella crescita scrittoria, bensì una reale
esigenza, il luogo chiaramente identificato nel quale è
possibile concretizzare la riflessione grazie alla
costrizione fruttuosa della forma concisa.
Come accaduto nella precedente edizione, le sillogi hanno
evidenziato non pochi autori di qualità, i cui lavori hanno
le predette caratteristiche di necessità e tenuta. A livello
contenutistico e stilistico si registra una varietà
incredibile, come la storia stessa dell’aforisma insegna.
Atei e credenti, iconoclasti e pensatori candidi, nichilisti
e serafici, i nostri autori hanno di volta in volta scelto
le più tipiche e più efficaci tipologie di scrittura breve:
dalla massima fulminante sul modello dei moralisti francesi
alla riflessione in stile Canetti, dallo sfregio alla Kraus
alla definizione spesso maliziosa stile Bierce, dalla
disperazione che corteggia Cioran alla annotazione da
breviario o all’ovvietà, non si sa quanto voluta. Certo le
sezioni per la silloge inedita hanno visto anche la
partecipazione di autori palesemente inconsapevoli del
genere, e di autori così consapevoli da aver scelto la via
del plagio: ma d’altra parte, lo ricordavamo la volta
scorsa, come diceva Oscar Wilde il mediocre imita, mentre il
genio ruba.
La grande maggioranza dei lavori presentati, comunque,
testimonia un interesse per l’aforisma non solo diffuso ma
consapevole della tecnica e della storia, ancora una volta
eletto a sede di riflessioni fondanti: basti osservare la
frequenza non solo di aforismi sull’aforisma, come è
tradizione, ma anche di sillogi a tema. Evidentemente sono
molti gli autori ad aver compreso come la forma breve,
qualsiasi declinazione si voglia dare a questa espressione
opportunamente vaga anche se non certo onnicomprensiva, per
sua natura stimola il pensiero e smaschera le imposture.
Anche quest’anno, infine, vogliamo segnalare l’efficacia e
la proprietà dei titoli di molte sillogi, altro segno della
coerenza dei lavori e della loro non estemporaneità, con
punte questa volta di efficace surrealtà, mentre mancano
quasi del tutto, e lodiamo questa cosa, titoli patetici o
altisonanti. A differenza della precedente antologia, nella
quale i titoli non venivano citati, questa volta ci pare che
essi siano davvero parte integrante dei lavori, e dunque li
abbiamo riportati.
Rispetto alla scorsa edizione, però, la Presidente e il
resto della giuria vorrebbero anche esprimere un forte
disappunto per la presenza decisamente troppo frequente
nelle sillogi (anche alcune di quelle selezionate), non solo
di comprensibili refusi, ma soprattutto di autentici errori
di ortografia e sintassi, per non parlare di un uso del
tutto arbitrario, e a tratti surreale, della punteggiatura.
Essendo, mi scuso per la formulazione spicciola, la forma
assolutamente fondamentale nella letteratura aforistica, non
essendo cioè a nostro avviso accettabili deragliamenti dalla
forma comune come accade in poesia, riteniamo che alcuni
autori dovrebbero riflettere molto di più su quanto vanno
scrivendo, recuperando una formazione scolastica perduta nel
tempo.
Da segnalare, poi, anche se la giuria è consapevole di
quanto di opinabile vi è in questo, come l’insistenza sulla
prima persona, sulla soggettività della visione, sia
esagerata nelle sillogi presentate: pare ai giurati che
l’aforisma debba parte della sua efficacia, e parte della
sua memorabilità, alla sua pretesa verità (direi formale e
non dogmatica), al suo tono perentorio. In altre parole, lo
scrittore di aforismi dovrebbe aver a lungo osservato e
riflettuto per poi distillare in un aforisma compatto e
memorabile il risultato di tanta attività, che teoricamente
altri potrebbero citare e fare proprio, il quale dunque non
può essere tinto di “forse”, di “a mio parere”, di “io
credo”. Anche perché il passo dal soggettivismo al
solipsismo, o all’egocentrismo, è davvero breve. Nel gioco
del fare aforismi c’è lo scontrare le proprie incrollabili
certezze, anche se bonariamente, come quando si gioca alla
guerra: si lotta con ferocia, ci si spara, ma poi si va con
l’avversario a fare un altro gioco.
Infine, un altro aspetto sul quale si è discusso e si
discuterà è l’impaginazione degli aforismi: più di un
autore, infatti, ha scritto i suoi aforismi impaginandoli
con a-capo, quasi fossero versi di una poesia. Posto che non
vogliamo liquidare qui in poche righe un aspetto tanto
importante, vorremmo esprimere il nostro parere negativo nei
confronti di questa usanza che non solo non rende i testi
più piacevoli alla lettura come pretenderebbero i loro
autori, ma soprattutto parla di una confusione di generi
piuttosto allarmante. Così come, salvo casi patologici, non
si scrive un sonetto in prosa siccome ciò che fa il sonetto
è proprio la forma e non il contenuto, allo stesso modo gli
aforismi sono prose, e come prose vanno scritte, pena una
naturale diffidenza nei confronti della reale aderenza tra
l’autore e il genere che propone. Si è deciso di non
escludere a priori i concorrenti che hanno fatto questa
scelta, ed infatti alcuni di essi si sono classificati, ma
speriamo che questo modo di fare scompaia.
In conclusione, segnaliamo che sono stati eliminati, come
sempre succede, alcuni concorrenti che in mancato ossequio
al regolamento hanno riportato il proprio nome sulle sillogi
inedite, oppure non hanno rispettato il numero minimo di
aforismi da presentare, o ancora hanno inviato i loro lavori
con un ritardo eccessivo rispetto alla scadenza. Da
stigmatizzare i pochi concorrenti che, con gesto che sarebbe
offensivo se non fosse ridicolo, hanno partecipato inviando
alcune poesie.
La giuria, che è stata scelta dalla Presidente privilegiando
non solo la competenza ma anche la diversità di provenienza
culturale e orientamento (con tutto ciò che di stimolante ne
consegue), in sede di votazione si è dimostrata in realtà
piuttosto compatta: tutti i giurati, che ovviamente hanno
lavorato indipendentemente e senza conoscere gli autori
delle sillogi inedite, hanno ristretto le loro rose di
finalisti quasi agli stessi nomi, e la graduatoria, che si è
formata tramite la somma dei voti, vede non a caso i
vincitori vicinissimi per punteggio ai finalisti, e in
qualche caso anche ad alcuni né premiati né menzionati. Dopo
una attenta discussione, si è deciso (perché non impedito
dal regolamento) di mantenere l’ex-aequo della sezione B.
Dalle graduatorie emerge come alcuni giurati abbiano
privilegiato la continuità e altri i guizzi, alcuni il tono
e altri la forma, ma ognuna delle sillogi premiate o
segnalate ha tuttavia ottenuto uno o più voti da parte di
ogni giurato, e a nostro avviso significa che la qualità
intrinseca di alcuni lavori ha colpito la giuria al di là
degli incancellabili gusti personali.
La seconda edizione del premio internazionale per l’aforisma
“Torino in Sintesi” si chiude con un bilancio senz’altro
positivo. Come detto il numero dei partecipanti è stato
notevole, e stanno fiorendo iniziative di notevole
interesse, una delle quali è l’incontro sull’aforisma che si
svolgerà in concomitanza con la cerimonia di premiazione di
questa edizione, coordinata dal prof. Gino Ruozzi
(Università di Bologna), non solo esperto di ben nota
competenza ma anche appassionato cultore.
Arrivederci alla prossima edizione.
Sandro Montalto
* * *
INDICE
Prefazione
Introduzione
Sezione A – Libro edito
Mauro Parrini, A mani
alzate
Silvana Baroni, Laccati di cristallina neppure i fossili
sono più quelli di una volta
Fabrizio Caramagna, Contagocce. 69 aforismi
Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà - I
Sezione B – Silloge di
Aforismi inedita di autori residenti in Italia
Amedeo Ansaldi, Manuale di
scetticismo
Alessandro Tozzi, Appunti di viaggio
Lorenzo Morandotti, Crani e topi
Alessandra Paganardi, Breviario di vita e scrittura
Diletta Verderosa, Libera interpretazione
Sezione C – Silloge di
Aforismi edita o inedita, in lingua italiana, di autori
residenti all’estero
Mario Postizzi,
Hommelettes
Silvio Leoni, Arché
Bruno Magrini, L’insaziabile riflusso
Gabriel Musitelli, Parole in fuga
Ivaylo Boykov Dimanov, Riflessioni accanto alla
ghigliottina
Aforismi degli altri autori
concorrenti
Sezione B
Sezione C
Ospiti
Relazione
conclusiva
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