i libri

Mario Vassalle

 

Aghi di pino

Pine needles

n. 11

ISBN-13: 978-88-7536-231-7

2008

pp. 184

cm 15x21

€ 17,50

 

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L'autore

Il Prof. Mario Vassalle è nato a Viareggio ed è medico cardiologo. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1958, fin dal 1959 si è dedicato allo studio sperimentale dell'elettrofisiologia cardiaca presso la State University of New York dove è ora Professor Emeritus. Ha curato 4 libri, ha pubblicato 56 rassegne, 176 lavori originali e 165 comunicazioni a congressi. La sua attività scientifica è ben conosciuta nel campo dell'elettrofisiologia cardiaca. I suoi interessi si estendono anche al campo letterario, dove ha pubblicato cinque libri di poesie, cinque libri di aforismi e uno di saggi filosofici.

La sua biografia è elencata sul sito “Living History” dell'American Physiological Society (e su mysite.verizon.net/rest0nls/mariovassalle22/

- http://www.the-aps.org/livinghistory/vassalle.htm)

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I testi

 

Introduzione
 

Mario Vassalle appartiene a quel genere di aforisti che si aggirano per il mondo tutto osservando, tutto delibando, e tutto filtrando per poi restituire il distillato di riflessioni ed emozioni in brevi frammenti di verità. Ecco, proprio la verità è tra i punti focali di quest’opera: capace di confortare e disperare, svelare e esiliare, regalare attimi di conflitto e riconciliazione, essa per Vassalle è una luce da mantenere accesa anche quando crea momenti difficili. La priorità è entrare a contatto con il nostro nucleo pulsante, fatalmente difficile e contraddittorio, anche se il prezzo è fare i conti con le nostre debolezze, meschinità, povertà. Come talvolta fanno gli aghi di pino la verità punge, ma la vivacità del pensiero rimane l’unica cosa capace di giustificare il nostro percorrere il vasto universo.

Un pensiero, è il caso di precisare, che mai si scolla dall’emozione: Vassalle sa bene che anche le emozioni sono una forma di pensiero, senza dubbio un necessario catalizzatore, e anzi in molti passaggi le difende come caratteristica propria, si direbbe, del pensiero più elevato perché elastico.

Nella maniera di procedere dell’autore, colpisce quel senso di analisi che rivela la sua formazione di uomo di scienza. Si sente che i suoi aforismi scaturiscono da un’intensa e appassionata (e quanto mai diretta) osservazione e riflessione su quell’entità complessa che è la natura umana. Ne nascono delle conclusioni che si rifiutano alla compiacenza e superficialità e soprattutto alle “audacie” di una facile demagogia. Conclusioni a cui è obbligata una mente abituata ad esprimere non quello che sedurrebbe la sua fantasia o inclinazioni, ma quello che i rigori della verità gli comandano di dedurre. Dopo tutto, non si capisce la natura prestandole le nostre pretese. Inoltre, la verità ha il gran merito di essere vera.

Insomma quello che qui leggiamo è un itinerario plurivalente, reticolare, senza falsi concetti di elevato e quotidiano, con la sola ma frequente condanna della volgarità. Un pensiero, quello del nostro autore, ampio, nobile, insofferente alle vacuità oracolari, che ama scavare goccia a goccia la scorza del reale e dispone (si veda l’aforisma 4482) le sue riflessioni come «sprazzi di luce che illuminano la volta oscura della notte della nostra ignoranza», minuscole stelle ciascuna dotata per noi di poca luce, ma capaci insieme di rappresentare costellazioni. A patto di sapere dove rivolgere lo sguardo.

 

                                                                                            Sandro Montalto

 

* * *

 

4008. Che il filtro dell’amore sia straordinario lo dimostra la varietà delle persone che si innamorano reciprocamente.

 

4017. Anche se non si capiscono i grandi misteri dell’esistenza, collettivamente, come esseri umani, siamo certo uno spettacolo straordinario.

 

4039. Quando abbiamo sperperato i nostri sentimenti, il nostro vuoto ironizza sui sentimenti degli altri. Ma è un’ironia amara.

 

4058. La colpa più grave del cinismo è l’incapacità di provare la dolcezza non solo delle speranze, ma persino delle illusioni.

 

4090. La prima e fondamentale legge della storia è la sopravvivenza di un popolo: a questo fine, può sacrificare un numero enorme d’individui. Non si sente neanche il rimorso per tale sacrificio, perché li consideriamo eroi (come, in effetti, sono).

 

4113. Non è attraente che si sappia così poco? Rimane tanto ancora da imparare! E se non lo impareremo mai, c’è pur sempre il fascino del mistero e i voli dell’immaginazione.

 

4145. Solo l’arte può dare a una vicenda squallida le emozioni della poesia. Per farlo, si richiede la sensibilità di un artista, come dimostrato dalla bellezza di certi film.

 

4185. La nostra condotta è potentemente influenzata dai valori che abbiamo e quelli che di proposito coltiviamo. Si rinforzano quelle convinzioni che riteniamo importanti. Per qualcuno, questo significa pregare. Per altri, rafforzare la loro volontà con l’esercizio. Per altri ancora, l’egoismo e la durezza.

 

4237. Se si coltivasse esclusivamente la logica o le emozioni, saremmo meno completi. Ma se uno fosse forzato a scegliere, una vita con sole emozioni sarebbe assai più piacevole e meno arida di una vita con la sola logica.

 

4265. Per aver paura, bisogna averne il tempo.

 

4281. La fisica ha le sue regole fisse e immutabili, e così la chimica, la biologia, la matematica, la genetica, la scienza, la morale, la logica, gli istinti, i sentimenti, ecc. Le trasgressioni di quelle regole provocano disastri.

 

4350. Una società civile si sviluppa e prospera dentro le leggi del codice e della natura e non contro quelle.

 

4378. La maniera più sicura per non essere se stessi è quella di imitare gli altri, anche quando li riteniamo migliori di noi.

 

4423. Una verità crudele può essere spietata e distruttiva. Per questo, la verità dovrebbe avventurarsi nella selva dell’anima umana solo affidandosi alla guida della carità.

 

4443. Il continuo tumulto di sentimenti diversi impedisce il loro ristagno e la conseguente abitudine.

 

4466. Siamo sordi alle cose che non parlano alle nostre inclinazioni. Il difetto può essere nel nostro “udito” e non nel “linguaggio” degli stimoli.

 

4860. Si protesta contro la sorte quando non ci favorevole, e si dimentica di ringraziarla quanto è favorevole.

 

4884. Il conformismo snaturerebbe la creatività se non fosse per il fatto che prospera quando l’originalità non c’è.

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