i libri

Marino Tarizzo

 

Aforismi bradi

n. 27

ISBN-13: 978887536438-0

2019

pp. 66

cm 15x21

€ 12,00

 

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L'autore

Marino Tarizzo è nato nello stesso giorno di Amnesty International, nell’anno della rivoluzione dell’isola che non c’è. Ora lo scorrere della clessidra fa sì che non gli sarebbe spiaciuto spuntare lo stesso giorno ed anno di Emergency. Nato dalle parti del torto, in provincia di Torino, vieppiù diffida di chi ha ragione. Per quanto di indole assolutamente pacifica, a differenza di Amnesty, ancora non ha vinto il Nobel. Tra le medicine alternative radice-psico-free, adotta a mo’ di cure, niente affatto palliative, il disegno e la scrittura. È umorista, vignettista satirico, cicloescursionista, scrittore e chi più ne ha la smetta.
Pubblicazioni: Lieve stato piretico, Terzo Millennio, 1998 (poesie); Suoni di antichi utensili, Taurus, 2001 (poesie); Humor con cervello, Ed. 2002 (vignette); La crasi delle liliacee, Ibiskos, 2003 (racconti); Uno sguardo obliquo dal bosco, Firenze Libri 2008 (racconti); Aforismi, Graphe, 2008; Sulle vie del sale, Blu di Prussia, 2012 (poesie); Tirar troppo la corda, Aletti, 2018 (racconti). Nel 2013 ha curato Un po’ di memoria, racconto postumo del deportato in Germania Vittorio Tarizzo.

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I testi

 

«Suonarono alla porta e neppure guardò chi fosse. Non si fece entrare». In questa silloge di aforismi, mai nervosa eppure perentoria, asciutta e disincantata, Marino Tarizzo non manifesta una diffidenza nei confronti di sé ma piuttosto un orrore nei confronti dell’Uomo, soprattutto se inteso come massa brulicante e indistinta, cieca, ottusa. Guarda con sospetto a chiunque in quanto parte di un tutto che lo delude e lo irrita, e quindi sta in guardia anche rispetto ai propri comportamenti inconsapevoli, ma “non si fa entrare” in quanto essere umano in senso generico, diciamo... a scanso di equivoci!
Del proprio sé ha anzi grande cura: come dice un aforisma seguente «sapeva di volersi essere ospite» e lo affila osservando e giudicando senza timori la realtà che lo circonda, smontando luoghi comuni (può capitare di toccare il fondo, iniziare a scavare «giacimenti inesauribili di letame» ma... neanche un fiore!), accettando evidenze (“vita” e “felicità” sono rette parallele? la conclusione geometrica è ovvia), gettando sul tavolo le proprie intolleranze. Tarizzo non diffida della storia, che potrebbe essere maestra e alla cui violenta corrente non si sfugge, ma osserva che ci si può pur sempre rintanare nella «conoscenza»; la quale, tuttavia, non è che una «sperduta spelonca».
I disegni dell’autore, che arricchiscono questa raccolta aforistica in bilico «sul crinale tra i dolori dentro e gli orrori fuori», sono il gemello perfetto dello scritto: asciutti eppure suadenti, divertenti e capaci di attivare una riflessione agrodolce, veloci eppure duraturi.

                                                                                                    Sandro Montalto

 

 

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Giunto a quella certa età si poteva dichiarare soddisfatto: aveva raggiunto la bassezza morale che si era prefisso.

Se arte e letteratura sono fecondate dallo star male dell’autore allora almeno “Il Campiello” mi spettava di diritto.
 

Conosci te stesso. A sua parziale discolpa è che anche lui non poteva immaginare.

 

Un’inserzione commerciale telefonica è come un apostrofo viola tra le parole ti fotto.

 

La costruzione di un muro è la via più breve per chiudere la finestra sul proprio domani.

 

L’unione sindacale degli armadi denuncia come i propri assistiti non possano assicurare, data l’abnorme quantità, la corretta conservazione degli scheletri.

 

Fortunatamente, grazie ai progressi della chirurgia liberista, è finalmente a disposizione di ciascuno l’autoespianto di ogni tipo di coscienza civile.

 

Solo un Dio sadico può averci regalato un istinto morale lasciandoci liberi di non rispettarlo.

 

La solitudine della scrittura si placa nella compagnia della lettura.

 

Ontologicamente il futuro non è. Basta il presente a fregarci. Passando.

 

Non serve raggiungere i 451 Fahrenheit e sprecare combustibile. Tanto già non sanno più leggere.

 

Se parti con la tua solitudine avrai biglietto di terza classe.

 

La tradizione sabauda vive nella sua vecchia capitale. Avanti s’annoia!

 

Pare che la struttura topografica delle città influenzi il carattere dei cittadini. La pianta dell’antica Augusta Julia Taurinorum è a base quadrata.

 

Torino è una città compiutamente multiculturale. Tende infatti a diffidare senza preclusione alcuna di ogni forma di cultura.
 

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