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Gianluca Gandalini

Silenzi

2003

pp. 64

cm 12x21

€ 9,00

 

L'autore

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L'autore

Gianluca Gandalini è nato ad Albenga nel 1979 e risiede a Savona, dove ha conseguito la maturità classica. Nel 2002 si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Genova. Nel 2000 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica presso la Editrice Nuovi Autori.

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I testi

 

Prefazione

Le liriche di Gandalini si dibattono fra due opposti poli di attrazione: da una parte sta l’adesione a moduli dettati dalla poesia più celebre e consacrata, soprattutto quella ottocentesca e italiana, che porta con sé un’irrimediabile (ma non per questo censurabile!) carico di aulicità; dall’altra sta l’inesausto tentativo di far aderire i propri versi alle sagome del quotidiano. Si tratta di una battaglia perpetua, un nodo irrisolto che però garantisce alcune scintille di personale e feconda ricerca, permette la distensione di una riflessione in versi certo tradizionali ma non per questo meno dotati di potenziale incisività.
Versi come “il cielo sereno si muta in capriccio / di brezze che rompono e spazzano”, a conferire al paesaggio un continuo e vitale rivolgimento, o “Lunghe fila oggi ascendono al monte / straboccando la via di suoni sgangherati, / ciabattano svelte le vecchie rinsecchite, / dall’aria mite infagottata in scialli”, a suggerire simbiosi fra il paesaggio e i suoi personaggi, rivelano un dinamismo prezioso. Così come preziosa è la ritmica più propriamente musicale, e con essa il meccanismo delle assonanze e delle rime, che costruiscono testi in cui gli schemi si aggrumano e si distendono in un moto di risacca.
La siepe-muro “possente e duro” di Gandalini non limita lo sguardo verso l’infinito, ma esorta a sostituire la percezione con l’udito che rivelerà un umanissimo alternarsi di “Estate, fruscii; ed Inverni e freddo”; allo stesso modo, altrove, fine e inizio sono difficili da rintracciare, e senza soluzione di continuità la fine già è confusa “con un nuovo inizio”. Un’uguale oscillazione, perpetua e senza attriti, si ha nella poesia stessa, la quale “da mente al cor” si spande, “dall’Essenza all’uomo / e da esso a Ella” (Poesia, in Primavera).
Una lettura attenta rivela non poche adesioni alla poesia, come detto, ottocentesca, ma anche dantesca. Senza tentare una sterile catalogazione evidenzieremo solamente Cinguettare in cui si mescolano accenti dei leopardiani Il passero solitario e A Silvia (così come avviene in Il fico oltre il balcone); le “rossastre stoppie” e i “corvi / in nere congreghe” che non possono non rimandare al Carducci del celeberrimo San Martino; la dantesca chiusa di Amore (Estate). La poesia Dolore, poi, è una personale rilettura di La quiete dopo la tempesta, (potrebbe intitolarsi “Il dolore dopo il silenzio”), celebre poesia leopardiana dalla quale proviene anche quell’“augelin” che in Cinguettare confonde la luce con il buio, il canto dell’alba con la mesta campana della sera, ossia quella creatura che non sa accettare la miscibilità del tutto.
Non mancano infine piccoli giochi, corto-circuiti: uno per tutti il verso “Passeggiar sul vitreo arenile” nel quale possiamo leggere il ricordo della fabbricazione del vetro, la quale si ha appunto a partire dal trattamento della sabbia.
Il “nuvolo mare” che assomma in sé l’ondeggiare violento e l’avvolgersi frattale delle nubi, il binomio “s’attarda” - “s’appresta”, altalenante ritmica in Cielo, che fa coincidere gli opposti, la “scia di schiuma / che muore al limitare” la quale muore ma esorta sul limitare nuovi inizi… al centro della sensibilità di Gandalini sta la percezione delle stagioni quali simbolo del fisiologico alternarsi e rimpiazzarsi dei sentimenti e delle sensazioni, il transito dell'uomo attraverso stagioni impregnate di alterni umori che in ogni momento da fisiche e fisiologiche sanno farsi metafore, emblemi, quasi metafisiche rappresentazioni, stagioni nelle quali le parole contengono concentrate le riflessioni sull'esistenza e la sua irrinunciabile pluralità di meditazioni. L'idea di poesia che Gandalini ci offre è una decifrazione del reale che sappia immediatamente tramutarsi in riflessione astratta, sulla base di una struttura tradizionale che quasi appaia trasparente e lasci immediatamente percepire al lettore l'unità di una spiccata urgenza comunicativa.
Ma non è da dimenticare la nota forse principale della concezione pittorica dell'autore, ossia l'esaltazione della sinergia delle gocce che formano il mare, quel mare quotidiano, ligure, fisico, la cui dolcezza del naufragare, ora così propria e così poco metafisica, l”autore dona a chi sa condividerne la cullante solitudine.

 

Sandro Montalto

 

* * *

 

Cinguettare


Tu che arduo volo spicchi
augelin solitario, alla pianura
nell’umido mattinal fresc’aere
volgi lo sguardo finch’esso dura.

Oltre i romori di questo giorno
festoso spargi il musical tuo grido,
nella purpurea e svanita lampa
scorgi del sole il mortal sospiro.

Giunta non fu la tenebra più alta
alchè svanita antica fiamma desta
augelin confondi all’alba
il denso squillo della campana mesta.

 

* * *

 

Cielo


Ascolta,
oggi l’estate rimbomba nell’aria
e il cielo sereno si muta in capriccio
di brezze che rompono e spazzano.

Il nuvolo mare si volge
e d’improvviso intuona nenie più forti
inondando feroce di pioggia quel che s’attarda;
ma per poco sparge nel vento il suo grido,
invano trascina sulla terra l’abisso.

La sua ira si infrange coi nembi,
gioioso s’appresta a capolino il sole
diffuso da un dono di mille colori.

 

* * *

 

Liguria


Terra mia, terra di Liguria,
lido dal mare pescoso,
umile smeraldo splendente,
forte d’antica gloria ascoso.

Sotto la dura zolla
a piè di frondosi ulivi
celi una folla d’ombre
padre e vita dei tagliati clivi.

Di quattro lumi adorna in viso
e cinta da possente corona
di cigolii spessi e lunghi picchi
il tuo corpo oggi risuona.

A meridione rocciosa piaggia
e quieti porti al navigante mostri
ma quando il tuono alto rimbomba
il flutto schianti sui pensieri nostri.

Di mille e mille anni antica
hai nel cor superba imperatrice
culla dell’uom mortal
che primo sfidò la distesa traditrice.

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Recensioni

  1 maggio 2005 [Raffaele Piazza]  leggi

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