home 

chi siamo 

novità 

collane 

catalogo 

la clessidra 

cortocircuito 

dicono di noi 

librerie fiduciarie 

appuntamenti 

collaborare 

contattaci 

links 

ISRAT 

 
i libri

Neil Novello

Rosa meridiana

2004

ISBN 88-7536-003-0

pp. 48

cm 12x21

€ 9,00

 

L'autore

I testi

Recensioni

Riconoscimenti

Dello stesso autore

 

Acquista on line su:

9

9

9

L'autore

Neil Novello vive a Bologna. Per sua cura sono usciti i volumi Al trionfo dell’esserci. Teoria e prassi nell’ultimo cinema di Pier Paolo Pasolini (Manent, Firenze 1999), Pier Paolo Pasolini. Generi e figure (Mediateca Marche, Ancona 2001), Eversori e martiri. Attraverso Artaud, Conrad, Genet, Nizan (Pendragon, Bologna 2002), L’aurora immortale. Le arti e il cinema (Gedit, Bologna 2004), La sfida della letteratura. Scrittori e poteri nell’Italia del Novecento (Carocci, Roma 2004). Rosa meridiana (2004) è il suo primo libro di poesia.

0

I testi

0

Postfazione

Verso, fiore, madre. Così è scandito Rosa meridiana, gesto d’esordio poetico per Neil Novello. Ventisette testi a segno di un dolore, di una preghiera, dell’inesauribile presenza di chi se ne è andato. La lingua, qui quella dialettale, opprime, incide una soglia tra i presenti e gli assenti. Sulla soglia sono convocate le voci, quella di «un nudo figlio» quella della «madre». E se la madre è «meridiana», la poesia è il «meridiano».
Immediato viene il nome di Celan, sin dal titolo. Per la concentrazione, il paesaggio, la ‘sintassi’: sotto il segno della ferita, della «crepa», di un «patto» inestinguibile, rimesso in gioco proprio dalla morte, dal morire.
In quale luogo abita la voce poetica? Da dove parlano questi versi? Di chi sono? Si potrebbe rispondere proprio con Celan: «di colui il quale non dimentica che sta parlando sotto l’angolo d’incidenza della sua propria esistenza, della sua condizione creaturale»; di colui che «esposto nel senso più inquietante della parola, s’accosta con la propria esistenza alla lingua, ferito di realtà e realtà cercando».

0

*

0

C’è la neve, il sangue, il fuoco. Assai poco simboli, quanto piuttosto incarnazioni della lingua, reinvenzioni di una presenza perduta.
Ci sono fiori, petali, pietre. Sono il tempo fatto carne e memoria bianca che vuole scriversi nella carne del tempo.
C’è la luce e il fondo della luce, ovvero una «svolta», un «battito» e un «cieco al ritorno».
C’è la Rosa madre e la madre poesia, e chi parla è un senzaluce che ritorna alla madre. Edipo è cieco, la luce è il verso, il verso il filo del tempo, il battito ferito del cuore.

0

*

0

La madre è «meridiana», è luce che s’alza nel buio; la poesia è «meridiano», attra-versamento verticale dentro la «mezzanotte». Chi parla è «solo - tra petalo e mondo».

0

*

0

C’è il tu e il noi: «tuni sbota nta notti / e Tuni […] // I nua nu mmommu e tuni». L’assetto pronominale è una scena di muti preganti - «Parlera mutu i tia, o juru e rusariu…» -, e la voce, le voci sono come dislocate in un fuori tempo: quello della lingua. È così il tremore ritmico a tentare di ricostruire una temporalità al detto, una realtà alla nostalgia.

0

*

0
Il dialetto calabrese è il sogno di una lingua madre - che è lingua di poesia. La densità sonora si chiude su se stessa, quasi percussivamente, quasi a proteggere la visione. Si prendano ad esempio versi come «amu rirutu d’addiu aru segretu i l’ura», o come «E l’argientu i l’anni ara gorgia ’nganna, / e anni nua. Ara carna di juarni», o un testo come Sulu e sangu nelle sue omofonie e mutazioni paronomastiche. Si vedrà come la circolarità perfettiva diventa una struttura profonda volta non tanto a compiere l’evento nella tessitura retorica, quanto a ripararlo dall’aleatorietà della lingua. I lievi scarti fonici danno la misura di un’approssimazione sillabica, vocalica verrebbe da dire, alla visione. E tale avvicinamento, lo si percepisce in tutto il libro, è una «feddra funņa aru fiancu».

0

*

0
Rosa meridiana è libro degli antipodi. Materia contro materia; corporeo verso incorporeo («E cadia ’ncianzu supra a Rosa»); realismo e nostalgia; tempo contro tempo; meridiana nella mezzanotte.
Un canzoniere, un rosario di luce. Dal buio.

0

Vitaniello Bonito

0

* * *

0

A juru i matre


A juru i matre. Amu sintutu chiangi
u tiempu. E mmilinà uocchi.

Amu chiantu nua. Amu tannu: suli.

Mo vrusci juri ara raggia, uominu.
E l’ortenzia stenna n’abbientu d’anni.

Uocchiu tu l’argientu. Muti nua
amu rirutu d’addiu aru segretu i l’ura.


A fiore di madre

A fiore di madre. Sentimmo piangere / il tempo. E avvelenarsi occhi. // Piangemmo noi. Abbiamo allora: soli. // Ora bruci fiori alla rabbia, uomo. / E l’ortensia stende una pace di anni. // Occhio tu l’argento. Muti noi / ridemmo d’addio al segreto dell’ora.

 

* * *

 

Sulu e sangu


Sagliammu aru tiempu, Rosa
- cinnira e nenti u sulu -
l’anni ara vampa e cuntraviantu.

U pedu nta streva e petri,
ragatu viersu. Scurnatu
e u munnu vilenu nta salu. Fujiadi

u fiscu i Rosa, na manna i nua.
Ma n’amaru. U pedu nta streva
e u cuzziattu na contra i sangu.

Suli spiriti nua supra u chianu.
L’ecu ara macchia, e ccu l’ura pirduta
libbira u passu e mai vulammu.


Sole e sangue

Salimmo al tempo, Rosa / - cenere e nulla il sole - / gli anni alla fiamma e controvento. // Il piede nella staffa e pietre, / trascinato verso. Offeso / e il mondo veleno in sale. Fuggiva // il fischio di Rosa, una manna di noi. / Ma un amaro. Il piede nella staffa, / e la nuca un grumo di sangue. // Soli spiriti noi sulla pianura. / L’eco alla macchia, e con l’ora perduta / libera il passo e mai volammo.

 

* * *

 

Suannu


U suannu du scurnatu scanna
e ghinchia tu a vucca i salu.

Lassa u ’mpiarnu ’mpiarnu
’mpucammu a campà pirduti.

E ’mpucammu i sianzi.
Juru i stata. E salu ’mmucca.

U tiempu torciadi: a na sponda i jumu
santi. Ma sicca a jumana sicca.

’Nsunnammu na sgogna i paci
ma vulamu sciddri nta jumu i salu.


Sogno

Il sogno dell’offeso scanna / e riempi tu la bocca di sale. // Lascia l’inferno inferno / e bruciammo a vivere perduti. // E bruciammo i sensi. / Fiore d’estate. E sale in bocca. // Il tempo torce: a una sponda di fiume / santi. Ma secca la fiumana secca. // Sognammo un andito di pace / ma voliamo ali in fiume di sale.

0

Recensioni

  n. XXX-XXXI 2004 [Fabio Zinelli]  leggi

Riconoscimenti
Dello stesso autore
0