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Alessandra Paganardi, nata a Milano nel 1963, vive
ed insegna a Milano. Raccolte di poesia edite: Poesie,
Facchin editore, 2002; Ospite che verrai, Joker,
Novi Ligure 2005; Tempo reale, Joker, Novi Ligure
2008. Plaquette edite: Binario provvisorio, Circolo
Culturale Seregn de la Memoria, Seregno (Milano) 2006; Potevamo
dire l'assenza, Crimeni, Olgiate Comasco 2005; Espansioni,
Il club degli autori, 1998. Ha ottenuto riconoscimenti in concorsi di
poesia e narrativa, fra cui “San Domenichino Città
di Massa” 2007, “Dialogo” 2003,
“Agostino Venanzio Reali” 2006, “Poeti
dell’Adda”, 1997, “Gozzano”
2007, nonché menzioni e segnalazioni di merito al premio
“Il Camaleonte - Città di Chieri”, 2007
, al premio “Poesia di strada”, Macerata, 2007 e al
“Lorenzo Montano”, Verona 2006. Ha pubblicato la
raccolta di saggi critici Lo sguardo dello stupore: lettura
di cinque poeti contemporanei, Viennepierre edizioni, 2005.
Ha al suo attivo la pubblicazione di singoli testi poetici ed
interventi critici su riviste, tra cui La clessidra,
Il monte analogo, Alla
bottega, Odissea, Leggendaria,
Gradiva, L’immaginazione,
Costruzioni psicoanalitiche. Le
sue opere poetiche e saggistiche sono state recensite su diversi
giornali nazionali. Saggi critici sono inoltre presenti in AA.VV., Atti
della Giornata di Studio su Giampiero Neri a cura di Victoria
Surliuga, LietoColle, 2006, e in AA.VV. Sotto la superficie:
letture di poeti italiani contemporanei, a cura di Gabriela
Fantato, Bocca editore, 2004.
È redattrice della rivista di poesia, arte e filosofia La
Mosca di Milano.0
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Nella disposizione all’accoglienza del
mondo che caratterizza la poesia di Paganardi trovo alcune consonanze
col pensiero di Maria Zambrano, soprattutto nella sua ipotesi che la
poesia sia «pratica erotica del mondo» e che il
poeta sappia «patire il mondo nella carne», in
quanto è esposto alla vita, in un contatto
‘carnale’ con essa. Solo da ciò, per la
filosofa, scaturisce la parola poetica che è
«conoscenza amorosa del mondo» e l’Ospite
che verrai accetta, a mio avviso, questa sfida nel dirci la
concretezza del mondo, avendolo accolto, e nel saper mantenere sempre
vivo un tèlos conoscitivo che attraversa
i testi. La poesia di Alessandra vuole farsi adesione al ritmo del
reale, tendendo a riavvicinare poesia e sapienza antica: senza
retorica. Per questo convince.
(dalla Prefazione di Gabriela
Fantato)
* * *
Estate metropolitana
Quando in fondo alla stanza
le stringhe delle scarpe
intrecciano i saluti, il ramo lento
del platano si intrufola nel vetro
per abbracciarmi fino al terzo piano
e il porto degli sguardi si fa amaro,
giostra volante il volto
lanciato sulle spalle
quando l’asfalto impazzisce
sotto i piedi nervosi dei ragazzi
nell’aria che sorregge i palloni
e il sogno è una scaglia che si stacca
dalla lucertola murata nel solco
allora sono stame senza fiore
cruna di un ago che più non si vede
allora sono in te
ti riconosco
città
* * *
Chalet
Non aspettano niente queste case
che sanno ancora di un abete scuro -
non il lembo di luce strappata
troppo in alto per loro,
non il sonno caduto sulle dita.
Essere questi comignoli invisibili
fatti solo di fumo,
generosi del fuoco che una mano
ha acceso nelle stanze.
Essere sguardo che non chiede,
nebbia sul vetro d’inverno
quando lo velano baci e parole.
Da questi tetti appesi alla notte
imparare il resistere di un fiore.
* * *
Ospite
Ospite che verrai
non rubare quel volto,
la polvere del vento
non spostarla lontano -
quando sarò sospesa nel silenzio
e i fiori alla finestra
vivranno d’altro sogno.
Ospite che resterai
siedi ed aspetta -
c’è sempre un canto in festa
quando hai raccolto il grano.
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