i libri

Anna Laura Longo

 

Nuove rapide

scosse retiniche

2009

ISBN-13: 978-88-7536-211-9

pp. 54

cm 12x21

€ 9,00

 

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L'autore

Anna Laura Longo, nata ad Avezzano nel 1973, vive a Roma. Ha una formazione umanistico-musicale. Pianista concertista e performer porta avanti un personale lavoro di esplorazione sulla scrittura in versi, confluito nel volume Plasma – Sottomultipli del Tema “Ricordo” (ed. Fermenti, 2004) e proseguito attraverso la stesura di sue “azioni poetiche e strumentali”, che si arricchiscono tipicamente di impianti visivi, inserzioni di gesti e composizioni di oggetti tra cui: In un singolo punto nodoso (2004), Elementi grafici – con due linee passanti (2005) Color carne per deposizione rossa (2006), Ribattute sillabe neganti (2007), Questo è il mese dei radiosi incarnati del suolo (2008). Presente in festival e rassegne nazionali e su riviste e magazine di arte e cultura contemporanea, realizza allestimenti verbo-visivi con incursioni nel mondo del libro-oggetto. È autrice di testi di teatro musicale e partiture di segni. Concepisce la sua arte come forma di “attraversamento” e indagine plurima e composita.
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I testi

 

La poesia di Anna Laura Longo si muove da sempre, con rara eleganza e ancor più rara pregnanza, nei territori limitrofi alla sperimentazione verbovisiva: basterebbe ricordare la raccolta Pla-sma nella quale agivano sinergicamente versi di singolare forza espressiva e interventi grafici non solo nel testo ma proprio sulla pagina, quali cuciture e oggetti incollati.
In questa nuova raccolta, più attenta all’aspetto poetico della parola, ancora una volta consonante con un certo esprit de géométrie pascaliano, l’autrice si nutre di stimoli diversi che si fanno percezione multipla (ma non schizofrenica come avviene nella quasi totalità delle avanguardie) del mondo: è una poesia che degusta le parole ma getta sulla carta sguardi, sensazioni tattili, spazi e tempi, suoni, colori.
Anna Laura, quindi, depura lo sguardo da ogni retaggio falsificante e dice come l’occhio osserva e si muove non in maniera fluida ma a scatti (il titolo del volume allude ai movimenti saccadici), e questi scatti ricordano i salti quantici degli elettroni («scatto di conturbazione»), i quali a loro volta ci rimandano all’atomo e ai concetti di vibrazione («accentrare – con funzione di nucleo»; «vibra / e resta assetata»). Non parliamo però di versi didascalici, bensì di una poesia – finalmente – consapevole dello stato delle cose, della complessità del reale, della simultaneità, della discontinuità.
Ma tra rette, vettori, intersecazioni e tangenze la poesia non perde mai le redini, e sfocia in splendidi versi nutriti di sinestesia («nell’abbassare il volto ho indossato fiumi») richiamando sempre la possibilità di soluzioni altre.

                                                                                               Sandro Montalto
 

 

* * *

 

Nuove rapide scosse retiniche

 

Allenare la voce
su un recipiente per l’acqua

era come alzare
presso la paglia
una sonda di liquirizia:

potenziale intoccato
dal reflusso smagliante
della luce ambientale.

Un lontano comando
mi teneva addensata
/ riposizionata sull’anca /

con la torcia intensiva
che il riquadro arrotonda.

 

 

* * *

 

Sobrie le gambe
in quell’odore di vicinanza,
di aggregazione schiusa
ora che sto cantando.

Non digitare il mare
se assimilarlo mi acceca
ma è doveroso forse
e la mia bocca è ausiliaria.

Oggi la fronte prendi
senza correggere.
Sono bruciati i solchi
anzi quasi è doloso andare

e una fatidica ombra
si è avvicinata:

conterà su un seguace,
perderà la bellezza
della sua furba colorazione
– da mitigare –

Poi si cominci a incedere
con donazione.

 

 

* * *

 

 

Ho trascorso un giorno al tuo fianco,
modellata e accesa nella curva della luce al neon,
spalancando il volto in un avido squarcio profondo.
Ancor prima del solco del visibile fremito d’ali
sono terra e vivo nitore,
argentato golfo di emendamenti.

 

 

* * *

 


Sulle punte delle ciglia truccate
ruminavano sani trascendimenti,
reprimende statiche e incaute
con il labbro teso a ghermire
la porzione gialla di frutta,
che giaceva a terra ignorata,
in sagace forma silente.
Lunghi lembi di scialli
si convogliano in magri
restringimenti,
dove il seno viene esaltato,
radunato in valida scossa.

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