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i libri

Stefano Vitale

Le stagioni dell'istante

2005

ISBN 88-7536-046-4

pp. 80

cm 12x21

€ 10,50

 

L'autore

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L'autore

Stefano Vitale (1958), vive e lavora a Torino. Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan, Francia, nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa), Semplici Esseri (Manni Editore, Lecce). Per le Edizione Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) che ha dato vita ad uno spettacolo di poesia e musica presentato in diverse manifestazioni. Ha vinto il Premio di Poesia “Raffaele Burchi” nel 2005. Ha partecipato a diversi Festival di poesia e letture pubbliche, tra cui ricordiamo “Torinopoesia” (marzo 2007) ed il “Festival dell’Editoria della poesia” (Pozzolo, giugno 2007). Sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie.

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I testi

 

Prefazione

Dove gioca la propria interrogazione poetica la scrittura di Stefano Vitale e quali sono i territori tematici ed espressivi nei quali si svolge la sua scommessa? Ovvero, secondo quali modalità viene portata sulla pagina la tragica commedia del vivere? Non c’è dubbio che Vitale riponga molta fiducia nella parola poetica: lo attestano l’intensità emotiva, l’urgenza che permea ogni verso e il rifiuto di una troppo facile modalità narrativa - confermato dall’uso parsimonioso del Tu, che può diventare pretesto ed alibi. Uno “scrivere come dire” e quindi “raccontare” non si addicono a questa poesia di cose, problemi e stati d’animo espressi in modo impietoso, quindi con l’autorevolezza della sincerità e al di là di una pretesa affabulatoria che suonerebbe falsamente pacificatrice. Qui, il paesaggio e le cose del mondo (della città o della natura) fanno da sfondo empatico alle vicende dell’Io che vi si rispecchia ma in cui, simmetricamente, è specchiato: questo vicendevole definirsi di Io e Mondo ci sembra modernissimo e lontano dal facile minimalismo autobiografico di tanti esordienti. Sul mondo, l’Io apre la sua finestra, come il merlo della poesia premiale: «sul prato / un merlo / apre la sua finestra.» (p. 11); già nella seconda poesia, però, la finestra diventa un più inquietante spazio limite (ponte, porta) da cui affacciarsi sul mondo - uno spazio che, secondo Simmel, separa e collega al contempo: «Non ci sono balconi / su queste piazze / su queste vie / solo finestre su queste prigioni» (p. 12).
L’esigenza di essere nel mondo è bene rappresentata da un testo ricco di fermenti come Il mondo tutto attaccato (p. 18): qui è il telefono a svolgere la funzione di spazio-limite che annulla la distanza pure nel baratro che esiste tra due esseri, e fa sì che questo contatto virtuale e fragile sia anche «tenere il mondo / ancora tutto attaccato», cioè coerente e coeso, in collegamento con l’Io che vuole viverlo e interpretarlo: la difficile ontologia si fa così, per levità del tocco poetico, aggraziato e problematico stare al mondo, o meglio stare “nel” mondo in modo cauto ma coraggioso: un «calmo rispecchiarsi del sé in sé» (L’arte della fuga, p. 56).
Le forze stilistiche di Vitale creano una scrittura parca ma non esile, misurata ed essenziale ma generosa nell’aprire significati, che potrebbe evolversi con profitto proprio esaltandone la asciuttezza. All’interno della tensione tematica si scontrano poi gli arcitemi della stasi e del movimento, dell’Essere e del Divenire: un Essere che acquisisce caratteri essenziali da Ungaretti (ma si noti che l’Io assume l’atteggiamento di chi guarda, osserva): «Si sta per terra, qui / seduti a guardare» (Stare, p. 26). Sarà lo Stare delle città ad emergere come paradigmatico; Vitale lo coglie con tratti definitori in una delle sezioni più alte del libro. In Venezia, città vitale e mortale al contempo, il poeta coglie appunto un’antinomia che conduce al centro della sua scrittura: «Non comprendo se / la tua arte / sia vivere di morte / apparente o morire di vita / illusoria» (p. 31). In questi versi è l’enjambement a caricare l’aggettivo di valore e a indicare in Vitale un poeta già attento al dato fonosimbolico e architettonico della sua scrittura. Ma, se l’Esserci delle città è per così dire naturale e dato, quello umano è una conquista, un andar oltre al semplice vivere: «Esserci / è già andar oltre / e può bastare per ora / raccogliere vetrini colorati / sulla spiaggia dei sassi.» (Senza riflesso, p. 44). Tale idea del vivere come acquisizione di coscienza è connaturata a una visione tragica e a un’esigenza etica: è a partire da questa considerazione che emergono echi e consonanze sbarbariane (si veda Il dolore, p. 43), rafforzate almeno da questo accenno obliquo che sembra far affiorare l’appello all’anima stanca: «Anima insonne / rasenti i muri / della tua notte» (p. 65).
Quello di Stefano Vitale è insomma un esordio maturo, caratterizzato da una voce poetica ricca, personale e già consapevole di tutti i molteplici aspetti del fare poesia più avvertito e profondo: un’idea di poesia alta e forte, da cui attendiamo prove di assoluto valore.

 

Mauro Ferrari

 

* * *

 

Il mondo tutto attaccato...


Ti telefono la mattina
dall’autostrada
solo per dirti
“ciao, come stai, qui tutto bene,
c’è un po’ di nebbia, ma si va”...
sentire la tua voce
è tenere il mondo
ancora tutto attaccato
      almeno...
al filo invisibile
delle nuvole viola
d’un mattino d’inverno.

 

* * *

 

Stare


Altre volte, in una via
rumori e fili tesi
trattengono il passo
e si deve restare.

È un orizzonte crespo,
pieno di cose
note ed altre mai viste
che ci basta sfiorare.

Tutto vicino
accatastato e stretto
come nel giardino
da rimettere in ordine.

Si sta per terra, qui
seduti a guardare
la formica una briciola di pane
trascinare nella
fessura del gradino.
 

* * *

 

Il rovescio della luce


Il rovescio della luce?
    troppo poco...
    non vedi? è
    un’altra luce...
forma distorta
impronta di chiarore
non ancora risolta, attesa
balbettante
nel sottoscala del tempo
dove intagliare
silenzi come sogni
non ancora sgravati
asfalto velenoso e spietato
eppure già mille volte
    attraversato... distratti
la notte ci avvolge e
ci sovrasta
    urlo soffocato
che ci portiamo dietro
ovunque si vada, dentro
finché non ci scivoleremo
dentro, per sempre...
attratti...

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Recensioni

  a. II, n. 5, gennaio-marzo 2006  leggi

  28 maggio 2006 [Alfredo Rienzi]  leggi

Riconoscimenti
Dello stesso autore
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