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i libri

Piergiorgio Siena

Il Colosso di Brughello

Dieci racconti quasi fantastici

2004

ISBN 88-7536-016-2

pp. 80

cm 15x21

€ 9,50

 

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L'autore

Nato a Milano nel 1938, Piergiorgio Siena è laureato in Economia, Dirigente d’Azienda e quindi Consulente Software.
Appassionato di Letteratura, di Storia antica, di Fisica.
Suoi racconti sono stati pubblicati su varie riviste letterarie.
Nei racconti ama mettere in evidenza le contraddizioni e i paradossi della vita moderna nonché il gioco sottile tra apparenza e realtà. È un grande estimatore di Escher e di Magritte il cui spirito ironico e paradossale cerca di riversare nei suoi scritti.

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I testi

Il comune denominatore dei dieci racconti che costituiscono la raccolta Il Colosso di Brughello di Piergiorgio Siena è l’essere anzitutto legati all’immaginaria località del nord Italia citata nel titolo, località pressappoco identificabile con un capoluogo di provincia lombardo di media grandezza; ciò vale anche per quei racconti che hanno una diversa ambientazione, come Paese d’Appennino o La vendetta, ma che sempre da Brughello prendono le mosse. Dalla narrazione emerge così un microcosmo di personaggi quanto mai reali, vittime di ossessioni, fobie, meschinità e manie di grandezza, verrebbe da dire genuinamente provinciali, o genuinamente italiche; e in effetti a un primo livello di lettura i dieci racconti mirano a una rappresentazione, condita di moderata ironia e frequente gusto del paradosso, dei dubbi, delle ambiguità e delle contraddizioni della società contemporanea.

 

(Dalla Prefazione di Gianni Caccia)

 

* * *

 

Il Colosso di Brughello


Da parecchie notti il sindaco di Brughello non chiudeva occhio. Si girava e rigirava nel letto, parlava tra sé, rideva e bestemmiava senza logica e se la moglie gli chiedeva, stanca di quel comportamento insopportabile, cosa avesse, rispondeva nervosamente che erano pensieri suoi e non la riguardavano, che lo lasciasse in pace, e la sollecitava a riaddormentarsi, visto che lei poteva.
La donna tuttavia non si sentiva tranquilla: non sapeva se attribuire gli sproloqui del marito a problemi di salute oppure a lotte politiche nelle quali poteva essere coinvolto, anche se in realtà lei un’idea l’aveva.
«Ti stanno facendo la guerra, eh; te l’avevo detto io che buttandoti in politica avresti finito di star bene. È certo quell’anima nera del Gherardi che ti fa disperare, non è vero? Dimmi la verità. Sai cosa faccio?», aggiungeva senza nemmeno sentire la risposta, «la prima volta che vedo la moglie, con quella puzza sotto il naso che ha, gliene dico quattro».
«Ma va là, che il Gherardi non c’entra per niente», disse finalmente il sindaco quando si accorse che le intemperanze della moglie potevano portare a contrasti ancora maggiori all’interno della sua coalizione politica. «È solo un’idea che mi è venuta ma non so se e come realizzarla. Ecco tutto».
Tuttavia la moglie insistette con la sua idea. «Come al solito tu non capisci niente, tu sei troppo buono e ti fai mettere sotto da tutti, ecco qual è il tuo problema, e più di tutti da quell’omuncolo che è il Gherardi. Puoi dire quello che vuoi, ma io so bene quali sono i tuoi problemi. Ti conosco, caro mio, e meglio di te. Sono certa che la colpa è del Gherardi, ma tu non mi ascolti mai», proseguì imperterrita la donna. «Un subdolo, un intrallazzatore, ecco cos’è. Come può il partito accettare gente del genere non lo capirò mai».
In realtà la politica questa volta non c’entrava per nulla. Gli è che al sindaco era venuta un’idea favolosa. Una di quelle idee che possono essere ricordate nel tempo e dare la gloria ad un uomo e a una città, ma allo stesso tempo temeva che gli avversari potessero metterlo in ridicolo e sconfiggerlo alle elezioni. Per cui non sapeva che fare.
Andò avanti così per parecchio tempo, finché un giorno si decise.
Presa carta e penna cominciò a stendere, con quell’italiano incerto della gente lombarda, lo schema di una proposta da farsi in Consiglio Comunale.
Dopo un po’ di fronzoli iniziali entrava deciso in argomento e proponeva di realizzare “… nel luogo della discarica e col materiale stesso là rinvenuto, un grande monumento capace, nonostante il luogo e la materia utilizzata, di dare lustro alla città”. Nientemeno.
Seguivano poi altre considerazioni e concludeva con un auspicio, cioè “...che in questa nostra società discutibilmente ma forzatamente consumistica, i rifiuti cessino di rappresentare un problema e di essere motivo di feroci discussioni politiche ed ambientali per trasformarsi invece in un sorprendente strumento a sevizio dell’arte, in una fonte rigogliosa di bellezza a testimonianza delle capacità e del genio umano”. Ed ancora: “…auspichiamo che al di là delle lotte politiche la nostra città possa porsi all’avanguardia in questa nuova iniziativa che verrà certo ricordata nei libri d’arte e di storia”.
La lesse, la rilesse, toccò e ritoccò i punti più significativi e poi, con decisione, una sera che c’era il Consiglio, la tirò fuori e, di fronte all’aula riunita, la lesse.
I consiglieri ascoltarono in silenzio e alla fine ci furono sorrisi ironici ma anche qualche battimano. Il sindaco era persona dall’autorità riconosciuta e in questi casi non sempre si ha il coraggio di dire ciò che si pensa; la verità vien fuori dopo, nelle discussioni appartate e sottovoce. Lui lo sapeva bene e quindi non si faceva troppe illusioni. Tutto sarebbe stato riportato alla lotta politica. Sia gli schieramenti avversari sia le fazioni della sua stessa maggioranza, avrebbero dato battaglia.
Al termine della seduta, tuttavia, in molti si fecero intorno al sindaco per elogiarlo e tra questi lo stesso Gherardi che, contrariamente a molti timori, disse subito che l’idea gli piaceva e che la trovava meritevole di essere approfondita.
Il Gherardi, che in passato aveva osteggiato il sindaco, era una pedina importante. In colloqui successivi chiese al sindaco il suo appoggio su altre questioni che lo interessavano in cambio del sostegno all’idea del monumento e raccomandò anche un suo protetto, un artista di grande talento che, garantì, avrebbe fatto sicuramente un ottimo lavoro.
Fu così che a Brughello fu avviato l’iter per la costruzione di un monumento da realizzare nella locale discarica utilizzando i rifiuti, i materiali di scarto ed i rottami.

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