i libri

Daniele Gigli

 

Fuoco unanime

ISBN-13 978887536395-6

2016

pp. 82

cm 15x21

€ 14,00

 

L'autore

I testi

Recensioni

Riconoscimenti

Dello stesso autore

 

Acquista on line su:

9

9

9

L'autore

Daniele Gigli (Torino 1978) lavora come archivista documentalista e consulente di comunicazione. Studioso di T.S. Eliot, collabora con «Il sussidiario», «Biblioteca di via Senato» e «Studi cattolici».
0

I testi

È un fuoco fisico e metafisico, presenza ustoria e perenne, anagogica luce, vero axis mundis, il «fuoco preso e reso», nel circolo tra «cielo e terra, cielo sulla terra e sotto terra», quello cantato da Gigli in Fuoco unanime: è sia la scintilla che nel microcosmo accende il senso stesso dell’umano, in nuce nella scimmia di Lascaux magnificamente rievocata (p. 55), sia la luce che sostiene l’essenza sacra degli «uomini/ di tutti i secoli, negli anni e nelle latitudini» (p. 27).
Gigli ci dice nitidamente che è una fiamma «unanime» ed è «del desiderio»: è cioè la quintessenza stessa della natura umana, de-siderata, cioè privata del cielo, data alla terra. La trasposizione narrativa di questa doppia natura, pilastro – per semplificare – di tutto il pensiero mistico, si avvale di famiglie lemmatiche parallele e contrapposte, anche sul piano simbolico: da una parte «fuoco» e «luce» (declinata in plurime aggettivazioni e accostamenti, e «vampa», «ardore», «lampo»), dall’altra «pietre» (e «rocce», «sassi», «ossidiana», «cemento») ed «ossa», (e «corpo», «carne», «sangue», «sperma»), fino a un estremamente significativo «pietra-luce» (p.22), che con la potenza di un sigillo, sentenzia dei sofferti scenari della realtà di materia-spirito dell’Uomo.
Di poesia stiamo trattando e non di un’opera di filosofia o teologia e, quindi, nel Fuoco unanime di Gigli si può esperire tutta la suggestione e il fascino delle molteplici ondulazioni di senso derivanti dall’incontro tra la parola scritta e l’occhio del lettore. Non pare tuttavia estraneo allo spirito di Fuoco unanime quanto scriveva Teilhard de Chardin: «Non vi sono concretamente la Materia e lo Spirito, ma esiste solamente una Materia che diventa Spirito», «Lo Spirito non è contrapposto alla materia, ma ne è la scaturigine, essendo tutto, sia spirito che materia, energia». Né estraneo, per tornare alla poesia, pare l’Eliot del IX Coro di The Rock i cui versi finali, sono altrove così tradotti da Gigli: «Perché l’uomo è corpo e spirito congiunti/ e deve per questo servire in corpo e spirito. Non rinnegate il corpo».
Quindi: non «pietra» e «luce», ma «pietra-luce», una geniale sintesi che solo la poesia, quando è ispirata, consente e concede.

                                                                                          Alfredo Rienzi
 

* * *


Salmo

Chini sui campi con le nuche al cielo
chi nell’oggi chi in un tempo eterno.

Sparsi chi nell’oggi
– al vaglio del dovere e dell’avere,
del ripiego e del convincimento –
chi a edificare travi di cristallo, cattedrali di superbia.

Guardami – io che non spero e spero,
che non credo e credo –
guardami sfrenare nell’orgoglio.

La colpa, il dolo, l’abiezione: tutto si dissolve nel tuo volto.
Guardami, Signore, e accogli questo canto di ascensione.


 

* * *

 

Quesito

Come poi la colonna possa reggere la volta
è una questione rinserrata nella morsa
degli studi di struttura. Era tutto
– in effetti – un groviglio di forze e contrappesi, lo sforzo
a non permettere il collasso,
l’esercizio della stasi, una tenuta,
il tuo apparire.

 

 

* * *

 

Fuoco unanime

1

L’urlo delle cornacchie squarcia l’aria.
Sul piano d’orizzonte, tra i palazzi,
all’ora in cui s’attardano i pensieri e sfumano parole nei racconti di giornata
– diafane e imprensili, non catturanti –
piega la poca luce verso sera.

Convergono
dal prima all’ora, ciascuno dal suo carcere,
nell’ora d’aria che riscatta il tempo,
nel tempo che consuma, tesi ad afferrarlo, a farne brama.
Tracce di fango umido sotto le suole, si fermano alla soglia
immemori, ciascuno fisso al proprio punto,
attesi al corpo della polvere, votati alla schermaglia, al fremito
            dei gomiti sul tavolo.

 

 

* * *

 

 

Guarda Signora quanto male,
quanta tentazione – quanta carne
e quante ossa si accatastano, s’aggrappano
ai pensieri
              – labili i pensieri, fatui
e dolci –
            ai pensieri che si avvinghiano
confusi come nebbia dopo cena,
quando il biancore infetto dei lampioni
mischia il colore all’umido.

Giorno che scorcia il giorno nella luce tenue,
dove aggrava l’aria infetta del crepuscolo e si scortica
spellato il circo delle nocche.
                                       Qui e ora, qui
in dimidio vitae – dove passa
e getta un peso d’ombra e luce
chissà mai che gloria, quale mondo.

 

0

Recensioni

11 dicembre 2016  leggi qui

0

12 dicembre 2016  leggi qui

Riconoscimenti
Vincitore del XXII Premio Camposampiero di poesia religiosa
Dello stesso autore
 
0