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Gianni Pizzolari è nato
a Milano, dove risiede. Laureato in Lettere moderne, svolge
l'attività di giornalista pubblicista.
Suoi testi sono apparsi in varie riviste e pubblicazioni, tra cui
«La Mosca di Milano», «Milano in versi» (Vienne-pierre Edizioni),
«In punta di penna» (Bradipolibri).
Nel 2006 è stata pubblicata, dalle Edizioni Joker, la raccolta La
neve non è bianca, poesie centrate sul tema di un giovane che
aderisce alla lotta partigiana.
Nel 2008 ha partecipato, a Venezia, alla seconda edizione della
Biennale poesia.
Cura, su un mensile a diffusione nazionale, la rubrica La parola
del poeta, nella quale presenta testi di grandi autori, italiani
e internazionali.
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All’origine della lirica
occidentale ci sono i frammenti poetici dell’amore di Saffo, molti
secoli dopo, in Linguadoca, trobadors e trobairitz
diedero inizio alla lirica in volgare, cantando l’amor cortese:
Isotta, Ginevra, poi Beatrice e Laura sono figure femminili fondanti
la nostra cultura, creature che abitano l’immaginario amoroso di
ciascuno di noi, diventando anche topos letterari, rivisitati
e rivissuti in vari modi dai poeti. Nonostante questo grande passato
letterario, la poesia del Secondo Novecento europeo ha messo sovente
a latere l’amore: tema rischioso, in sospeso ormai tra il diaristico
e l’elegiaco.
Se si è scritto d’amore lo si è fatto o con tono retorico o in
modalità parodistiche,
invece, Chiuso amore di Gianni Pizzolari si arrischia in quel
territorio pericoloso che è l’amore, affrontando i dubbi e le gioie,
i tormenti e i silenzi che vive chi ama. L’aggettivo chiuso
del titolo allude sia alla fine dell’amore di cui si legge, sia al
fatto che l’amore si costituisca come “luogo chiuso”, estraneo al
tempo e ai significati del mondo esterno, per questo il libro di
Pizzolari ci immerge in patimenti e tremori, assenze e sguardi che
rimandano alla tradizione della lirica stilnovista e, in
particolare, alla poesia di Cavalcanti, con l’estrema
interiorizzazione del sentimento amoroso e la rarefazione di luoghi
e tempi.
Gabriela Fantato
* * *
Alla stazione sconosciuto
il tuo nome
l’andamento il corpo
sottile il groviglio
di idee confuse
cerbiatti
gli occhi in ansia
tuoi lampi di quiete
se grandiniamo.
* * *
- Solo questo -
non esita la voce
di rimando
aria ferma solo
questo deviare
scartare e annullare
guarda la fredda
gioventù
a spicchi.
* * *
Assenza assedia ci fa
persi
quasi furioso incontro
in pensieri trafitti
fuga gas mobile
vertigine che in aria
si riforma. Chiedere
confusi delle scuse
per quello scarto di secondi
quel deviare in strade chiuse.
* * *
E oltre la calamita
distante a piccole luci
appena sveglia
in corsa obbligata
le fiabe non finite
le piccole amicizie
ipotesi primizie
di un altrove
ma pronta già a farsi fuori.
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