i libri

Simone Pansolin

 

Canti del paroliere

o voci dal Qohelet

 

Prefazione di

Fabio Russo
 

2011

ISBN-13: 978-88-7536-280-5

pp. 66

cm 12x21

€ 11,00

 

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L'autore

Simone Pansolin nasce a Genova nel 1983.
Si avvia giovanissimo agli studi musicali, interessandosi in modo particolare agli strumenti barocchi della famiglia dei liuti. Concertista di musica classica, si volge poi al mondo della letteratura, con specifico riferimento alla poesia. Nel 2009 pubblica la raccolta di poesie Miniature (Sciascia Editore, con un Saggio di F. Russo), caratterizzata da uno stile in apparenza prosastico ma di forte concisione poetica. La ricerca di un esito intenso, vicino al cosiddetto “poème en prose”, diverrà la sua cifra espressiva e di stile.
Insegna attualmente presso le Scuole Statali a indirizzo musicale nella provincia di Genova.
www.simonepansolin.com

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I testi

 

Essere pioggia, notte, vento, sentire le cose o le situazioni intorno, questa la singolare esperienza di un giovane compositore teso a immedesimarsi in una natura filtrata dal pensiero. […] Qui Simone Pansolin in una orditura limpida e suasiva riesce a ricavare effetti di un sottile intellettualismo, che mette alla prova il lettore, lo pungola, lo avvince con la sua segreta filosofia della vita. […] Un’officina della mente pronta a dare voce a quello sfaldarsi e vanificarsi delle cose, che egli riprende dal suo Qohelet, secondo un intendimento di riduzione al poco, al vano. (um Nichts, direbbe Rilke), perché tutto cambia, si trasforma, si ripete entro un ordine cosmologico, e il mondo rimane per lui come era prima, «non resta che / il mondo», al di là di tanto operare.

                                                                    (dalla Prefazione di Fabio Russo)

 

 

* * *


La luce dei lampioni è una limpida arsura: nel seccóre freddo della tramontana il cielo – di calcarea dolcezza – pare una piastra d’acciaio blu.
Qui le muse si sono svestite dei loro silenzi, posso quasi sentirne i segreti antichi, più vecchi del tempo, e di Dio. E pressoché senza dolo, innocciolarne il senso..

 

 

* * *


Un freddo mosaico di grandine si plasma nel vento, che sgomita sul costolato. Nel nuvolìo degli sguardi, fra i gesti ossuti, si svela per un istante un barlume nuovo: una forma: un’idea. Scende così la furia del senno, indomita, forte. Cade perpetua sulla cristalleria della mente.
Ma perché vendicarsi?
La morte è assassina
innocente.

 

* * *

 

Le fauci d’avorio del mare
i rastrelli del vento, i semi
persuasi dal sole a svernare
come i poeti…

Chi ha inflitto il colore alle cose?, chi questo senno apparente? Del rotolare di mille e più stelle non vedo che immobilità, non gioia nel sole, non buio lungo la notte. Il vivere nostro rigorga come un fiume impetuoso.

E quando il ricordo s’inferna
nel tempo, non resta che
il mondo..

 

* * *


Deflagra nel cielo un’aurora di ghiaccio (un sole pluviale si versa sul mondo). Le mura tutte, inchiostrate da flessuose ombre d’albero, paiono sfiorate dai gesti della brezza, fatti di nulla, ma così suadenti… Appena più in basso, il bosco ricama sul suolo pizzetti di luce, ove friniscono a tratti le spighe del grano. E sento il silenzio anelare, e il giorno incipiente sbocciare dal suolo. Mi è così inevitabile esistere!

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