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i libri

Emma Pretti

A caccia in Paradiso

2005

ISBN 88-7536-060-X

pp. 60

cm 12x21

€ 9,50

 

L’autore

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L’autore

Emma Pretti è nata nel 1957 in provincia di Vercelli, dove risiede. Collabora a numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni e recensioni. Suoi testi sono presenti nell’antologia Giovani poeti nati dopo il ’50, diretta da Edoardo Sanguineti e curata da Adriano Spatola.
Il suo primo libro di poesia, Assurde presenze perfette (Giardini Editori), è del 1995. In seguito ha pubblicato Battaglie nane (Istituti Editoriali e Poligrafici di Pisa), la raccolta di poemi Viaggio da Ovest a Est (Istituti Editoriali e Poligrafici di Pisa) e nel 2002 Economia del bosco (Caramanica Editore).

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I testi

 

Prefazione

Una delle virtù più importanti in poesia è l’economia, o meglio la giusta misura, esercitata nella forma e sposata armoniosamente alla ricchezza sintattica. La povertà di contenuti che si esprime nella povertà di linguaggio (la quale a sua volta la genera), il versicolo colato dal fraintendimento della matrice ungarettiana e dell’esperienza simbolista (di cui abbiamo ereditato l’esteriorità e le vaghe pretese ma non la sollecitazione a un’interrogazione del mondo ontologico), la generale sfiducia nel ruolo della poesia la quale si limita perciò a registrare malamente il mondo o a porre domande senza però più credere di poter esprimere l’umano: tutto questo partorisce l’avvilente panorama della poesia che abbiamo sotto gli occhi.
Pochi poeti credono ancora nella poesia (pochi poeti, allora, “esistono” oggi), sanno divincolarsi da stupide regole e ricette, infantili idee modaiole, malati impulsi aggregativi, mandarinali cooptazioni e tenaci prostituzioni. Ancor meno poeti sanno esprimere se stessi e il mondo (il binomio è assolutamente indispensabile al fiorire di una vera esperienza poetica) anche sfidando i sottintesi di alcuni critici o “esperti” solo apparentemente aperti e consapevoli di quale esperienza fondante la poesia possa essere, persone pronte ad accogliere tutti ma poi sussurrare che sì, però, la natura ha fatto il suo tempo, la storia non insegna nulla, la sperimentazione è morta (come se la poesia fosse altro)…
Emma Pretti ci consegna ora un libro attento ai segnali del mondo che la circonda e soprattutto della natura, la sposta spesso a simbolo senza privarla del suo valore concreto bensì affiancandola ad esso e potenziando così l’espressione (non si dimentichi a tale proposito il precedente e prezioso libro Economia del bosco). È attenta ai segnali che il proprio corpo e la propria mente lanciano, li rispetta mentre li indaga e non manca spesso di ricordare di essere persona tra le persone, goccia unica ma pur sempre nel mare, facendosi così portavoce di un essere (verbo) umano, dimostrandosi un autentico poeta.
L’autrice fin dal titolo rifiuta la condizione beata e appagata (preconfezionata, ma perfettamente funzionale) del paradiso imbracciando il fucile e andando a caccia di falsi idoli e nefaste illusioni. Le prime due poesie del libro, poi, dicono già moltissimo: c’è l’«antico bisogno» che considera la storia sociale e umana, l’attenzione alle necessità; c’è il senso della misura che non si affida a semplicistici concetti di semplicità ma affianca subito precisazioni ed escavazioni («in un semplice bacio di fervore / quanto basta a costruire / il piccolo sogno di noi stessi»; «Quando sarà ora di andare / me ne andrò»); c’è lo sguardo a tutto tondo della terra che coopera «in follia col vento» e la coperta che non consola «sopra e sotto»; c’è la natura che si impone e rifiuta ogni concezione pittorica e idilliaca facendosi dinamica e disillusa («cede / prigionie alla neve»). Insomma Emma Pretti fonde precisione linguistica e misura ottenendo nient’altro che una necessaria fedeltà alla percezione del mondo (postulando un mondo inconoscibile in maniera perfetta), in una parola una poesia splendidamente pragmatica, ossia fedele alle varie valenze della poiesi, e dunque onesta.
E ancora si potrebbe parlare del continuo agire in simbiosi delle forze linguistiche e fisiche, del microcosmo e del macrocosmo («Conosce l’alfabeto soffiato / sopra la garza mattinale»; «Questo posto accanto alla finestra / vale quanto un fondale marino»; «controlla la promessa / senza svegliare il tempo»), della versificazione che sembra ora adeguarsi al respiro ora agevolare uno scorrere a precipizio, dell’uso di un referente, una seconda persona piuttosto vaga ma proprio in forza di questo non inconsistente bensì malleabile, fondante un dialogo aperto e vasto… E poi si potrebbe accennare alla difesa della propria indipendenza poetica (si veda Lezioni e prodigi), a una certa attenzione alla psicologia saggiamente sottolineata dal rifiuto di una voce poetica onnisciente («e si ritrasse. / Per paura o afflizione»), o del valore - anch’esso oggi latitante - dell’energia e della determinazione (si veda Inarrestabile)… ma andremmo troppo lontano, lasciamo che i lettori e i recensori scovino da soli gli altri aspetti della raccolta. Restano l’amore, l’amicizia, l’empatia, il tempo ed alcune altre cose: una buona poesia non è mai facile da esaurire.

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Sandro Montalto
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Inarrestabile


Un punto d’evanescenza apre la tua corsa,
in perfetto silenzio monta di guardia
a un’attesa di per sé avventurosa,
sprofondato fino alle ginocchia
ne conserva il mistero -

non potevi che arrivare con la tempesta,
le sue trombe sonore
le sue maschere d’argento,
i nastri che non vogliono chiome
e pioggia, pioggia per colonizzare
grondaie, rivoli, docce sui prati
ristagni e specchi, moltiplicando
in viali e semafori
le luci affamate pulsanti
che abbandonano il tuo cammino.

 

* * *

 

Veglia


È corso giù dai treni
poi tra le mie braccia, il vento,
irragionevole, strisciato in gola di sirene
scomposto lungo povere strade
che la campagna abbuia.
Colore di sabbia e deserto,
misteriose vocali dei profeti
segnano lontananze uniformi
di greggi, ruote, polveri e spari.
Aggrappato a me ha cantato e riso
è venuto a sconfondere i destini
per dirmi: migliore tempo è la corsa
che la corsa consuma.

 

* * *

 

A caccia in Paradiso


Le porte che aprono al Paradiso
sono le tue spalle,
interminabili battute di caccia
vi risuonano,
corse frementi, imprendibili furori
un cuore di giungla dove
precipitano le stelle ormai
stanche di restare immobili.

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Recensioni

  3 settembre 2006 [Sebastiano Aglieco]  leggi

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